È nei libri che la guerra si lascia osservare nella sua interezza, oltre la superficie delle narrazioni. Alcune pagine hanno dato voce alla sofferenza delle popolazioni coinvolte in guerre senza fine e mostrato il prezzo altissimo che viene pagato a causa di conflitti che nascono da interessi legati al petrolio, alle materie prime, alle ambizioni di espansione e alla ricerca di ricchezza, insomma alle diverse espressioni della vanità e dell’avidità umana. I libri ci aiutano a capire, a non dimenticare.
Dall’unione della Marcia della Pace PerugiAssisi e del Salone Internazionale del Libro di Torino vogliamo partire per invertire la narrazione che travolge l’Occidente, quella della guerra come inevitabile, quella che consente a qualcuno di specularci sopra e ad altri di morirci sotto. Per questo vogliamo portare dall’Umbria al Piemonte una marcia che nasce dall’azione di San Francesco, per approdare al pensiero di Aldo Capitini e tornare a farsi presenza nelle strade, come pratica di pace e nonviolenza. Un’azione che richiama la cultura di pace a cui l’Umbria lega da decenni la propria identità civile e culturale, e l’idea che diplomazia e diritto internazionale siano strumenti indispensabili per leggere e risolvere le controversie internazionali.
Questo appello è rivolto alle scrittrici e agli scrittori, alle istituzioni, alla società civile, alle forze politiche, religiose, alle associazioni, alle comunità e a ogni cittadina e cittadino del mondo. Un invito che prende forma nel Cantiere della Pace della Regione Umbria, insieme alla Città di Torino e al Salone Internazionale del Libro di Torino che vede l’Umbria come Regione ospite della kermesse. Il ritrovo è fissato presso il Parco del Valentino di Torino per domenica 17 maggio alle 9.00. Una bandiera in una mano e un libro nell’altra, sono questi gli strumenti migliori per allontanare la guerra.
Oggi si contano più di cento conflitti armati attivi, perciò quasi metà della popolazione mondiale vive in Paesi coinvolti in violenze armate o esposti al rischio di escalation. La guerra si presenta come una condizione diffusa, articolata in contesti diversi ma tra loro connessi. Papa Francesco l’ha definita una “terza guerra mondiale a pezzi”, una formula che restituisce la natura frammentata e insieme interdipendente dei conflitti contemporanei. Accanto ai teatri più esposti, come Ucraina, Gaza e Iran, si sviluppano guerre meno raccontate, dal Sudan allo Yemen, dal Myanmar a diverse aree del Sahel.
Bisogna opporsi a una deriva che riporta al centro il riarmo delle nazioni e della stessa Unione Europea. Non è accettabile che il futuro venga misurato sulla crescita degli arsenali, né che si continui ad assistere all’offesa quotidiana delle vite civili. Va rilanciato con chiarezza il ruolo dell’ONU e va riaffermato il valore del diritto internazionale. Per queste ragioni, il 17 maggio la pace chiede voce e presenza. Chi riconosce il valore del diritto internazionale e la necessità di proteggere i civili è chiamato a partecipare.
Per tornare ai libri e ricordare un testo solenne, vale la pena riportare quanto scritto nella Costituzione italiana: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
