Ai David di Donatello, l’Oscar italiano del cinema, vincono gli invisibili, quelli che non sono saliti sul palco e che hanno manifestato silenti fuori dallo studio 23 di Cinecittà. Pippo Baudo li avrebbe fatti entrare come accadde nel 1984 a Sanremo con i metalmeccanici, altri tempi, altri personaggi, altro rapporto con la dirigenza Rai.
Gli invisibili del cinema sono quelli che inchiodano le cantinelle per montare le scene, che accendono i corpi illuminati, che cuciono i costumi, che tengono pulite le sale per renderle accoglienti agli spettatori e tante altre categorie, il cui contratto collettivo è fermo al 1999, i fondi per il cinema ancora una volta tagliati, portati a 626 milioni con una sforbiciata di ben 70 milioni che comprometterà la realizzazione di tante produzioni, con l’intento di colpire soprattutto il cinema politico-sociale, quello che ha fatto la storia della Settima Arte nel mondo.
Due attori, premiati con il David destinato ai non protagonisti, sono saliti sul palco diventando protagonisti, dando dignità alla serata, probabilmente aggiungendosi ai “cattivi” (primo della lista il bravissimo Elio Germano): Matilda De Angelis per il film Fuori di Mario Martone e Lino Musella per Nonostante di Valerio Mastandrea.
La bolognese De Angelis ha solidarizzato con i lavoratori che hanno promesso sciopero ad oltranza: “Il nostro Paese sta vivendo un impoverimento importante della cultura e mi spiace che si debba umiliare una categoria come quella dei lavoratori e lavoratrici del cinema che sono la mia famiglia. Abbiamo la responsabilità di portare il cinema a essere limpido, politico, sociale”.
Il napoletano Musella, attore, regista e drammaturgo, ha puntando il dito contro chi ha messo il cinema in grande sofferenza, contro gli autocrati che lo considerano una minaccia, contro chi sa solo governare con tagli lineari ai finanziamenti. Dedicando il premio alla Flotilla in viaggio per consegnare aiuti umanitari al popolo di Gaza. Concludendo: “Palestina libera”.
