Giornalismo sotto attacco in Italia

Abuso d’ufficio: altra bocciatura per Nordio e Meloni

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Il Parlamento europeo ha approvato a Strasburgo la direttiva anticorruzione con 581 favorevoli, 21 contrari e 42 astenuti. Tra le norme che gli Stati membri dovranno recepire c’è una misura che mette direttamente in crisi una delle scelte più controverse del governo Meloni: l’abolizione del reato di abuso d’ufficio.

La direttiva stabilisce a livello Ue le fattispecie che devono essere qualificate come reati dai Paesi membri. Nel testo è presente un articolo dedicato all’abuso d’ufficio definito “esercizio illecito di funzioni pubbliche”, su cui si chiede agli Stati di adottare misure affinché “costituiscano reato determinate violazioni gravi della legge derivanti dall’esecuzione o dall’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico“. È una fattispecie più circoscritta rispetto al vecchio articolo 323 del codice penale, si puniscono le violazioni “almeno gravi” e “intenzionali”, ma è comunque un obbligo. La relatrice Raquel Garcia Hermida ha sottolineato che l’Italia dovrà obbligatoriamente reintrodurre come reato almeno due fattispecie tra le più gravi dell’abuso d’ufficio.

Il governo Meloni, per voce del ministro Nordio, aveva da tempo individuato nell’abuso d’ufficio un reato “a effetti perniciosi”: da un lato per la delegittimazione di molti personaggi politici colpiti da indagini concluse nel nulla; dall’altro per la cosiddetta “paura della firma” degli amministratori locali. A sostegno della tesi abolizionista venivano citati i dati: per il 2023 si contavano 5.292 procedimenti conclusi con sole nove condanne, e per il 2022 quattromila procedimenti con diciotto condanne.

Dopo l’approvazione al Senato, la Camera avviò l’iter e approvò definitivamente il testo il 10 luglio 2024. La legge 9 agosto 2024, n. 114 abrogò così l’articolo 323 del codice penale. Il voto finale fu di 199 sì su 301 presenti, con il sostegno di Italia Viva e Azione. Per tentare di colmare il vuoto, fu introdotto il reato di “indebita destinazione di denaro o cose mobili” (art. 314-bis c.p.), ibridazione parziale tra il vecchio abuso d’ufficio e il peculato, giudicato del tutto insufficiente dai critici.

Il governo italiano aveva ostinatamente cercato di bloccare in sede di negoziato europeo l’obbligatorietà dell’abuso d’ufficio, tentando di salvare la legge Nordio. Il 2 dicembre 2025, dopo mesi di trattative, fu raggiunto l’accordo provvisorio tra Parlamento e Consiglio Ue, e da lì il testo ha percorso l’iter fino al voto odierno. L’epilogo è paradossale: la direttiva ha ottenuto il voto favorevole di tutti gli eurodeputati italiani tranne Roberto Vannacci. E la presidente Roberta Metsola non ha mancato di sottolinearlo: “L’Italia ha votato a favore di queste regole nel Consiglio Ue. Quindi spero che la direttiva sia applicata.”

L’Italia avrà due anni di tempo per recepire la direttiva, pena l’apertura di una procedura d’infrazione con possibili sanzioni pecuniarie dalla Corte di Giustizia Ue.

Il presidente dell’Anac Giuseppe Busia ha accolto con favore il voto: “Speriamo che il rapido recepimento sia l’occasione per colmare i vuoti di tutela aperti dall’abrogazione del reato, rafforzando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.”

 


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