Nel 2020, l’allora deputata di Forza Italia Giusi Bartolozzi presentò alla Camera dei Deputati una proposta di legge costituzionale finalizzata ad attribuire al Governo il potere di stabilire le priorità investigative nell’esercizio dell’azione penale.
Nella relazione introduttiva, la stessa Bartolozzi affermava testualmente che:
«La definizione delle priorità dell’esercizio dell’azione penale è un supremo compito che spetta alla politica».
La proposta mirava a consentire al governo di stabilire su cosa e su chi indagare, incidendo sull’ordine delle indagini e determinando quindi, di fatto, su quali fatti concentrare l’attività investigativa e quali non considerare prioritari.
A tale iniziativa si affiancarono altre tre proposte di legge, accomunate da un unico disegno complessivo: sottomettere la magistratura al potere politico.
Se dovesse passare il sì, indovinate che cosa avrebbero ad oggetto i vari decreti attuativi? (finalità peraltro mai celata dall’attuale governo)
Nel caso in cui voi, singoli cittadini o gruppo di cittadini vi doveste trovare a denunciare comportamenti illeciti di una grande multinazionale o di soggetti dotati di forte influenza economica, indovinate quali sarebbero gli interessi maggiormente tutelati in un sistema nel quale le priorità investigative venissero stabilite dall’indirizzo politico? I vostri interessi di piccoli cittadini o quelli di soggetti economicamente e politicamente più forti?
L’autonomia e l’autogoverno della magistratura tutelano principalmente noi cittadini: dopo la riforma, i giudici continuerebbero a percepire lo stesso stipendio e a lavorare come fanno anche ora. Siamo noi cittadini a rischiare che venga meno l’obbligatorietà dell’azione penale.
Siete ancora sicuri di voler votare Sì?


