Emfa, la grande incompiuta

Paradiso e inferno, agli abusi e la corruzione in uno dei borghi più belli d’Italia

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A volte, per capire davvero i luoghi, bisogna fermarsi e lungo per guardarli in faccia. Il resto lo fanno le coincidenze. E’ fine estate del 2026, l’Associazione dei Comuni del Lazio sta celebrando la propria assemblea annuale nel centro storico di Sperlonga, che è di una bellezza accecante, il mare piattissimo, ceruleo, vista magnifica sulle isole e sul Circeo. Sarà questo il Paradiso, probabilmente. Nelle stesse ore, però, il destino della pur lenta giustizia italiana, si è preso la briga di raccontare l’inferno che sta sotto al quel paradiso in forma di una sentenza “terribile” che non poteva che arrivare a fine estate. Le motivazioni del processo Tiberio (nome dell’assai più celebre imperatore che ricoverava la sua barca da queste parti) vengono pubblicate nei giorni dell’Anci, più o meno. E parlando dell’altra Sperlonga, quella della corruzione sfacciata, dell’uso della macchina amministrativa per fini tutt’altro che istituzionali e del sofisticato sistema messo in piedi per evitare che l’Ufficio tecnico comunale accertasse l’insanabile abuso edilizio perpetrato dalla società che all’epoca era anche del sindaco in carica per costruire un hotel. Scrive il Tribunale di Latina: “…la circostanza che l’ufficio tecnico del Comune di Sperlonga agisse nell’interesse del Cusani (Armando Cusani era sindaco e socio dell’hotel all’epoca dei fatti contestati ndc)  la si può ricavare, innanzitutto, dall’attività tecnica che è stata eseguita nell’ambito del presente procedimento, nel corso della quale è stato proprio il Masi (Isidoro Masi è stato capo dell’Ufficio tecnico ndc) a spiegare di aver assunto l’incarico presso l’ufficio tecnico del Comune di Sperlonga per volere del Cusani. Le conversazioni salienti sono quelle intercorse tra Masi Isidoro e Toscano Luca (all’epoca dei fatti dirigente dell’area IV del Comune di Sperlonga)”.  I fatti oggetto della sentenza e prima ancora del processo sono risalenti nel tempo, per via dei tempi della nostra giustizia e tuttavia restituiscono una fotografia inclemente di cosa può succedere in un bel borgo di mare italiano. “…Al dicembre 2015 si evidenziava come lo stesso Masi mantenesse un comportamento omissivo del tutto identico a quello del suo predecessore Pacini in relazione all’adozione di provvedimenti amministrativi diretti alla rimozione degli abusi accertati presso il complesso Grotte di Tiberio di proprietà del Cusani, emergendo la sussistenza di stretti rapporti tra lo stesso e il Cusani”. In pratica questo procedimento, giunto al suo culmine la scorsa primavera con la condanna a sei anni di reclusione per corruzione dell’ex sindaco Cusani, parla di una lunga copertura dell’abuso da parte del Comune e per esso delle figure apicali della macchina amministrativa che non vollero vedere né accertare l’abuso edilizio rappresentato dall’hotel del sindaco, il quale, peraltro, era in carica di nuovo al momento della pronuncia della sentenza e quindi attualmente è sospeso ex legge Severino. Gli elementi che sono alla base della sentenza sono “o provati per tabulas (sulla base dei documenti e/o di atti di indagine irripetibili), ovvero perché emergenti dalle chiarissime ed inequivocabili intercettazioni telefoniche ed ambientali eseguite in fase di indagini ed oggetto di trascrizione in sede dibattimentale”.

Che cos’è l’inferno? E’ il luogo dei violatori di regole del vivere civile e morale, al fondo.

Una intercettazione riportata nella sentenza quale tassello probante ai fini della sentenza è indicativo dell’altra Sperlonga, quella che non sta nelle cartoline e nei selfie.
A parlare è, appunto, il dirigente dell’Ufficio tecnico che fu spostato dall’amministrazione provinciale al Comune di Sperlonga per non accertare l’abuso edilizio dell’hotel. “Va bè, … però la mia intenzione è andarmene, non è che… Io sto dando una mano a Cusani, io preferisco sta in Provincia, non faccio un cazzo, non me ne frega niente, me faccio le altre cose…”. Nel momento in cui accadono i fatti il sindaco-albergatore non aveva incarichi istituzionali, tuttavia continuava “ad esercitare una forte influenza sul lavoro dell’ente” e risulta aver avuto “costanti rapporti con i dipendenti dello stesso… con i quali aveva un costante scambio di informazioni. Ciò è emerso altresì nel corso dell’istruttoria dibattimentale dall’esame del teste della difesa Giuseppe Bernardini, già autista dell’autoparco provinciale, il quale, anche dopo la cessazione di ogni incarico da parte del Cusani, aveva continuato a svolgere gratuitamente il ruolo di suo autista, accompagnandolo in alcune occasioni nella città di Roma e richiedendo, in talune ipotesi, anche permessi o giornate di ferie dal proprio lavoro a tal fine”.


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