È normale che diverse edizioni di diversi tg parlino della vicenda che ha toccato Sigfrido Ranucci (la parte lesa) e un signore oggetto di un provvedimento cautelare (Valter Lavitola) come la notizia dell’estate? Come si parla del tormentone musicale dell’estate, come in età analogica si celebrava il disco dell’estate. Sul tema molto si è detto e scritto. Aleggiano un po’ di Graham Greene e molto di Alberto Sordi nei racconti dei frequentatori di un ristorante di Monteverde, metafora del sottobosco romano che passa con naturalezza da un piatto di vongole a un talk televisivo. Mio Dio, come siamo caduti in basso, recitava il titolo di un medio film. Abbiamo vissuto epoche migliori. Bando alla nostalgia, guardiamo la realtà per quello che è. In simile contesto da commedia all’italiana di serie b, l’unica certezza sono il tentativo dichiarato di ridimensionare Report e di sottoporre ad un abnorme pestaggio mediatico Ranucci. Corvi e iene lo fanno di mestiere e ora più che mai di fronte ai problemi che vive un giornalista di inchiesta il cui lavoro ha creato gelosie e voglia di rivalsa.
Ma torniamo al punto. Qual è l’ordine degli addendi? Ci vuole Papa Leone per ricordare che continua lo sterminio dei palestinesi ora in Cisgiordania? E le decine di guerre in corso passate nei piani bassi dell’agenda setting? Ceuta viene rappresentata come un problema di ordine pubblico e non di trasformazione dei cicli di trasferimento dei popoli nel mondo. La storia è rimossa in nome del pensiero unico e omologato. Insomma, vogliamo ribellarci?
