“L’ignobile balletto sulle chat di Delmastro è finito come era stato ampiamente previsto e cioè con il diniego alla autorizzazione: i magistrati della Procura di Roma (per ora) non potranno acquisire le chat.
Il balletto è stato soltanto una perdita di tempo spiegabile più con i bisticci interni alla destra meloniana, molto nervosa, che con una autentica apertura ad un ripensamento all’indomani della lettera inviata al Parlamento da parte del Procuratore capo di Roma Lo Voi.
Ma questo penultimo triste capitolo della vicenda Delmastro lascia a noi lo spazio per alcune ulteriori riflessioni.
La prima: la Presidente della Commissione parlamentate antimafia, Chiara Colosimo, meloniana doc ed instancabile cultrice della memoria di Paolo Borsellino, ha preferito non presentare al voto. Un comportamento pilatesco e indegno per chi ricopra un simile ruolo, per questo penso che la Colosimo dovrebbe dimettersi dalla presidenza della Commissione. Delle due, l’una, infatti: o l’assenza al voto segnala il dissenso suo rispetto alla linea del gruppo parlamentare che l’ha voluta presidente della Commissione o l’assenza al voto segnala soltanto un apparente dissenso cui sottende la più robusta delle complicità politiche. In entrambi i casi le dimissioni sono l’unico passo coerente ed andrebbero chieste dalle forze di opposizione.
Seconda: l’onorevole Bignami, capo gruppo di FdI alla Camera, non soltanto ha dichiarato il falso attribuendo al Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro una responsabilità che invece, per sua stessa ammissione, fu proprio del Ministro della Giustizia Conso, ma soprattutto ha continuato sfacciatamente l’opera di revisionismo storico e depistaggio che i melograni stanno sistematicamente portando avanti in questa infausta Legislatura: è vero infatti che il 19 Maggio 1992 il MSI candidò alla Presidenza della Repubblica Paolo Borsellino, ma è altrettanto vero che il magistrato intervenne immediatamente e pubblicamente per manifestare la propria intransigente contrarietà a quella operazione politica, nella quale egli vedeva (già allora!) un gravissimo tentativo di strumentalizzazione. Pare che da allora non abbiano più smesso.
Ma la partita non è chiusa.
Il Procuratore capo Lo Voi, mettendo nero su bianco nella lettera inviata al Parlamento che il diniego all’acquisizione della chat avrebbe anche compresso in maniera indebita il diritto costituzionale alla difesa di Mauro Caroccia, non ha fatto mistero di quella che sarebbe potuta essere la mossa successiva: sollevare un conflitto di attribuzioni davanti alla Corte Costituzionale.
Senza voler in alcun modo anticipare l’esito di questa eventualità, vale comunque la pena ancora una volta sottolineare che se esiste in Italia la possibilità che una Istituzione faccia valere i principi della Costituzione repubblicana ed antifascista anche andando oltre le pulsioni della maggioranza parlamentare pro tempore, è perché esiste una magistratura autonoma ed indipendente che non soltanto giudica fatti, atti e conti (!), ma anche leggi e condotte dei vertici dello Stato: è la Corte Costituzionale. Ricordiamocelo quando la destra presenterà al Paese la nuova legge elettorale dotata di irricevibili e deformanti premi di maggioranza, benedetti sull’altare della governabilità, capaci, a Costituzione invariata, di ipotecare seriamente la composizione delle più alte autorità di garanzia dello Stato, a cominciare dalla Presidenza della Repubblica.
Infine: il veleno più pericoloso per la democrazia è quello della impunità dei potenti. Il potente impunito ed irresponsabile delle proprie azioni, che si chiami Netanyahu, Trump, Berlusconi, Putin o Delmastro, alimenta la devastante cultura criminogena del “tutti al di sopra della legge”. La cultura del “farsi giustizia da se’”, la cultura contro la quale ancora una volta il Presidente della Repubblica Mattarella ha speso parole non equivocabili, durante la cerimonia del “ventaglio” con la stampa parlamentare, ricordando che quando le leggi si adeguano alla condotta del singolo e non viceversa, è lo Stato di Diritto che muore. Il Presidente forse l’ha detto pensando al caso Roggero ed all’uso che di quella vicenda ha subito fatto la destra… a me ha ricordato Berlusconi, con la sua pioggia di leggi ad e contra personam. Berlusconi: il grande sponsor di Fratelli d’Italia”
