Giornalismo sotto attacco in Italia

Salvare la Costituzione, salvare la democrazia – Un pomeriggio al Teatro De’ Servi

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Forse è stata la disperazione a rendere possibile e di successo questo appuntamento, organizzato da Articolo 21 in collaborazione con la fondazione DEMO per opporsi alla deriva anti-costituzionale del governo sulla legge elettorale. Un grazie speciale va a Roberto Zaccaria, giurista, già membro del CdA RAI dal ’77 al ’93, presidente della stessa RAI dal ’98 al 2002 e deputato del Partito Democratico dal 2004 al 2013. Senza di lui, questo positivo evento non sarebbe stato possibile.
Che dire, dunque, di un pomeriggio di fine giugno in cui, sfidando la canicola, si sono ritrovati giornalisti, professori di Diritto costituzionale, parlamentari del campo progressista, intellettuali di varia estrazione e cittadine e cittadini comuni per dire no alla legge vergogna che la destra sta varando, a suon di forzature, al fine di costruirsi un abito su misura in vista delle prossime Politiche?
C’erano Elly Schlein per il PD e il duo Fratoianni-Bonelli per AVS, Giuseppe Conte per il M5S, Riccardo Magi in rappresentanza di Più Europa, Bruno Tabacci per la galassia centrista e altre e altri ancora, ben coscienti di dover fare fronte comune al cospetto di un avversario determinato a procedere a tappe forzate pur di introdurre un premierato di fatto dopo aver fallito ogni riforma nel corso di una legislatura ormai al crepuscolo.
Si è parlato, tuttavia, anche molto di RAI, della Commissione di Vigilanza paralizzata da quasi due anni dal sostanziale ricatto della maggioranza e della necessita di dar vita a forme di lotta assai più consistenti rispetto a quelle attuate sinora. Beppe Giulietti, a tal proposito, è stato durissimo, ribadendo la necessità di un’occupazione simbolica della suddetta Commissione e, soprattutto, di una mobilitazione popolare e di piazza che sollevi il tema di fronte al Paese. Non andremo da nessuna parte, infatti, se non saremo in grado di trasformare temi ritenuti d’élite in battaglie di popolo. L’informazione che viene meno, la libertà d’espressione che sprofonda, i giornali sempre meno venduti, le edicole che chiudono e la RAI ridotta ai minimi termini (a proposito, oggi più che mai solidarieta a Sigfrido Ranucci) non sono altre che il preludio del premierato cui ambiscono Meloni e soci. Espellere il pensiero critico, isolare o far andar via le voci scomode, non avere rispetto neanche di chi si occupa di un intrattenimento di qualità, come ad esempio Stefano Bollani e Valentina Cenni, gioire per lo snaturamento di Raitre (Rossi docet) e non porsi minimamente il problema dell’emorragia di pubblico e di credibilità dell’azienda, trasfornando anzi questo declino in una medaglia: tutto questo dà la misura del degrado col quale siamo chiamati a fare i conti.
Fra pochi mesi, probabilmente in primavera, si tornerà alle urne. Ci si tornerà con il generale Vannacci sugli scudi, dopo aver assistito allo sfregio dell’estrema destra che presenta le firme per introdurre la barbarie della remigrazione, per giunta al grido di: “Abbiamo sconfitto l’anti-fascismo!”, in un mondo che va sempre più verso una revanche di ideologie che credevamo, erroneamente, essere ormai superate, con un’informazione, come detto, umiliata e di fatto messa in condizioni di non disturbare il manovratore e con una legge elettorale il cui unico scopo è sabotare la volontà popolare per assicurare una nuova maggioranza a una destra sempre più spostata a destra: a chi nei mesi e negli anni scorsi ci esortava a non esagerare, ad ascoltare le sirene centriste, a dialogare con questo governo e a evitare ogni forma di radicalità, rispondiamo che, ancora una volta, non avevano, e probabilmente non hanno tuttora, capito quale sia la fase. E non saper leggere la fase storica, non comprendere il momento politico e illudersi di poter far ricorso a formule politiciste e ormai ampiamente superate, significa di fatto condannarsi a una sconfitta senza appello, ben al di là del risultato elettorale in sé.
Ora che siamo riusciti a riunire l’opposizione in un teatro nel centro di Roma, dobbiamo insistere, mettercela tutta e costruire una coalizione ampia e radicata nel Paese. Perché è vero che stanno compiendo ogni sorta di strappo costituzionale per tentare di rivincere e dare poi l’assalto al Quirinale (si interroghino, a tal proposito, anche i detrattori di Mattarella…), ma è altrettanto vero che chiunque abbia tentato di stravolgere le regole del gioco alla vigilia del voto poi ha pagato dazio. Facciamo in modo che a Meloni, nel 2027, spetti la stessa sorte di Berlusconi nel 2006 e di Renzi nel 2018: partirono per suonare e finirono suonati. Come ha dimostrato il voto di marzo al referendum sulla giustizia, il popolo italiano, quando percepisce l’attacco alla Costituzione, non rimane indifferente. E per gli arroganti di turno son dolori!

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