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Roberto Zaccaria difende Ranucci: “La Rai deve tutelare i suoi giornalisti”

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L’ex presidente della Rai, Prof. Roberto Zaccaria, in un’ intervista pubblicata oggi  su Repubblica, prende posizione sul caso che coinvolge Sigfrido Ranucci e difende il conduttore di Report, distinguendo nettamente i rapporti personali di un giornalista dalla qualità e dall’autonomia del suo lavoro professionale.

Secondo Zaccaria, Ranucci dovrebbe rimanere alla guida della trasmissione di Rai 3. «Gli darei fiducia», afferma, ricordando che il giornalista lavora in Rai da circa trent’anni e sottolineando l’importanza del lavoro svolto da Report nel campo del giornalismo d’inchiesta.

Uno dei punti più discussi riguarda i rapporti tra Ranucci e Valter Lavitola. Per Zaccaria, però, la frequentazione di una determinata persona non può essere considerata automaticamente una colpa professionale.

L’ex presidente Rai invita infatti a non confondere il piano personale con quello giornalistico. Un cronista, osserva, non è un magistrato e non ha l’obbligo di sottoporre a un controllo preventivo tutte le persone che frequenta. Al contrario, nel lavoro giornalistico può essere necessario entrare in contatto con persone molto diverse tra loro per ottenere informazioni e notizie.

Zaccaria ritiene quindi che eventuali comportamenti o responsabilità attribuibili a Lavitola non possano essere automaticamente trasferiti su Ranucci.

Il punto centrale, per Zaccaria, riguarda il ruolo dell’azienda pubblica. La Rai, sostiene, dovrebbe garantire la libertà dei propri giornalisti, soprattutto quando si occupano di inchieste e di temi potenzialmente scomodi per il potere.

Da qui la sua contrarietà all’ipotesi di una sostituzione di Ranucci alla guida di Report. Secondo l’ex presidente, eventuali provvedimenti nei confronti di un giornalista non dovrebbero essere determinati dalle pressioni politiche, ma seguire le procedure e le garanzie previste.

Zaccaria guarda con preoccupazione anche alle voci di una possibile “normalizzazione” di Rai 3 e mette in guardia dal rischio di un progressivo indebolimento del giornalismo d’approfondimento.

Nel corso dell’intervista, Zaccaria ricorda anche un episodio avvenuto durante la sua esperienza ai vertici della Rai. Una trasmissione stava per mandare in onda un’inchiesta su un incendio avvenuto in Nigeria e, prima della messa in onda, i vertici dell’Eni avrebbero telefonato minacciando azioni legali molto onerose.

La risposta, racconta Zaccaria, fu quella di verificare attentamente il materiale con i responsabili della trasmissione. Dopo aver ricevuto rassicurazioni sulla correttezza delle informazioni, l’inchiesta andò in onda e non seguì alcuna causa da parte dell’azienda.

Per l’ex presidente Rai, questo episodio rappresenta un esempio di come l’azienda pubblica dovrebbe reagire alle pressioni esterne: verificare i fatti, garantire l’accuratezza del lavoro giornalistico e consentire ai professionisti di svolgere il proprio compito.

Zaccaria considera la Rai di oggi più debole rispetto al passato sul terreno dell’approfondimento informativo e della satira. A suo giudizio, si sarebbe affermata una tendenza a ridimensionare o eliminare programmi capaci di mettere in discussione il potere.

Il problema, secondo l’ex presidente, non riguarda soltanto il destino di una singola trasmissione. È in gioco il ruolo stesso del servizio pubblico e la sua capacità di garantire pluralismo, autonomia e libertà d’informazione.

Zaccaria critica inoltre l’intervento diretto della politica nelle vicende della Rai. A suo giudizio, quando un esponente politico ritiene di avere contestazioni da sollevare dovrebbe utilizzare le sedi istituzionali competenti, Commissione di Vigilanza o Agcom, evitando pressioni dirette sui giornalisti o sui vertici aziendali.

La conclusione dell’ex presidente Rai è netta: Report, proprio perché rappresenta una delle poche trasmissioni televisive italiane dedicate stabilmente al giornalismo d’inchiesta, dovrebbe essere tutelata.

La questione Ranucci diventa così, nella lettura di Zaccaria, parte di un tema più ampio: il rapporto tra politica, Rai e libertà di informazione. La difesa dell’autonomia giornalistica, sostiene l’ex presidente, dovrebbe essere una responsabilità primaria dell’azienda pubblica.

Il caso, dunque, non riguarda soltanto il futuro di un conduttore televisivo, ma il modo in cui la Rai intende interpretare la propria missione di servizio pubblico e il grado di indipendenza che vuole garantire a chi produce informazione.


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