La sentenza di condanna per i tre alti ufficiali egiziani ha letteralmente mandato in paranoia i nostri governanti che non hanno avuto neppure la dignità di difendere l’orgoglio nazionale.
Altro che “prima gli italiani”.
Aspettiamo la Cassazione, Al Sisi non c’entra, sono tre mele marce. Non sapevano più cosa balbettare pur di salvaguardare i rapporti con lo Stato “amico” e magari non disturbare gli affari dell’Eni, vero e proprio socio di maggioranza del governo Meloni.
La teoria delle mele marce arriva direttamente dalla stagione delle stragi irrisolte, quando pur di non svelare i rapporti tra stagisti, neofascisti, servizi deviati, mafiosi, si preferisce parlare di qualche mela marcia che non poteva certo guastare il raccolto, in questo caso gli apparati dello Stato.
Peccato che in Egitto ogni giorno scompaia qualcuno, un Giulio o una Giulia ,che non tornerà più a casa,questo lo sanno anche i nostri governanti che, del resto sanno tutto anche sul genocidio dei palestinesi, ma preferiscono guardare altrove.
Eppure dopo, la sentenza, sarebbe bastato tacere piuttosto che abbandonarsi agli sproloqui di tajani o alle banalità della presidente, sarebbe bastato convocare ambasciatore egiziano, o fingere di chiedere estradizione per i condannati.
Se non lo hanno fatto vuol dire che non possono e non vogliono.
Per queste ragioni non possiamo sciogliere la scorta mediatica, i prossimi mesi saranno durissimi, tenteranno di cancellare, insabbiare, tutelare Al Sisi e i sequestratori.
Noi di Articolo 21, in stretto raccordo con la famiglia Regeni e la loro legale, Alessandra Ballerini, continueremo a tenere le luci accese per illuminare oscurità, ambiguità, tradimenti.
Altro che “prima gli italiani”
