Con una grande attenzione mediatica delle maggiori testate europee, è iniziato a Malta il processo a Yorgen Fenech, accusato dell’assassinio di Daphne Caruana Galizia. In caso di condanna rischia l’ergastolo. Sono passati sei anni e otto mesi dal suo arresto, mentre a ottobre prossimo saranno trascorsi nove anni dall’agguato mortale alla giornalista. Come si sa, quel delitto scatenò una delle crisi politiche più profonde sull’isola. Dopo l’arresto di Fenech, scoppiarono proteste di massa che portarono infine alle dimissioni dell’allora primo ministro Joseph Muscat. Un’inchiesta pubblica concluse in seguito che lo Stato aveva creato un clima di impunità che aveva reso possibile l’assassinio. Anche per questo all’avvio del processo c’erano in Tribunale giornalisti stranieri, diplomatici e organizzazioni per la libertà di stampa, a sottolineare l’importanza di una tappa giudiziaria attesa a lungo e costellata di ritardi. Fenech è comparso in aula davanti al giudice Edwina Grima, che ha presieduto altri due processi collegati all’omicidio di Caruana Galizia. L’imputato si è dichiarato non colpevole sia in relazione all’accusa di complicità nell’omicidio premeditato della giornalista, sia sulla contestazione che si sia associato con una o più persone allo scopo di commettere l’omicidio. Fenech è stato arrestato nel novembre 2019 dalle Forze Armate di Malta a bordo del suo yacht mentre tentava di scappare, in seguito è rimasto in custodia cautelare per oltre cinque anni ed infine è stato rilasciato su cauzione a gennaio del 2025. Ma cosa c’è dietro queste due pesantissime imputazioni? Secondo l’accusa, il presunto complotto sarebbe iniziato nell’aprile del 2017, quando Fenech chiese al suo collaboratore e tassista Melvin Theuma di trovare persone disposte a compiere l’assassinio. (Theuma ha ricevuto la grazia presidenziale in cambio della sua testimonianza ed è il teste più importante). Secondo questa ricostruzione Theuma si sarebbe rivolto ad Alfred Degiorgio, che, insieme al fratello George Degiorgio e a Vincent Muscat, avrebbe accettato di commettere l’omicidio in cambio di 150.000 euro. I pubblici ministeri sostengono che 30.000 euro siano stati pagati in anticipo, mentre i restanti 120.000 euro sarebbero stati versati dopo l’attentato “andato a buon fine”. I preparativi per l’omicidio furono temporaneamente sospesi dopo l’annuncio delle elezioni generali del 2017, ma ripresero subito dopo il voto. L’omicidio della giornalista “doveva” essere portato a termine rapidamente perché Fenech credeva che Caruana Galizia si stesse preparando a pubblicare informazioni compromettenti sul suo conto. Così iniziò un minuzioso monitoraggio degli spostamenti di Daphne. Ciò consentì di piazzare l’ordigno esplosivo sotto il sedile dell’auto della giornalista nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2017 per farla esplodere con comando a distanza quando la vittima ha preso l’auto per spostarsi. Anche in questo processo, come capita spesso in Italia, la difesa ha sollevato preoccupazioni per la forte attenzione mediatica, nel timore che ciò possa condizionare i testimoni e ha chiesto che per alcune escussioni si proceda a porte chiuse; per il giudice eventuali situazioni del genere dovranno valutarsi di volta in volta. La sentenza cui si arriverà potrebbe aggiungere una tassello fondamentale alla richiesta di giustizia per Daphne.
