Se La fattoria degli animali fosse ambientato non nella campagna inglese ma tra i viali assolati della Garbatella, probabilmente inizierebbe con una scena non troppo diversa da quella che, in una luminosa mattina di primavera, ha accolto studenti e docenti del Liceo Socrate. Non già il celebre proclama del Vecchio Maggiore, ma un ben più prosaico – e insieme surreale – dispaccio del dirigente scolastico: galline in aula, mele disseminate con generosità quasi edenica, e lezioni momentaneamente sospese.
Il pensiero corre inevitabilmente a George Orwell, che nel suo apologo politico aveva affidato agli animali il compito di smascherare le ambiguità del potere umano. Qui, tuttavia, l’allegoria si rovescia con gusto quasi goliardico: non sono gli animali a emanciparsi, ma paiono piuttosto gli studenti ad aver tentato – con raffinata strategia degna di un seminario di scienze politiche – di instaurare una temporanea “zoocrazia” didattica, sospendendo interrogazioni e compiti in classe sotto l’egida di un piumato stato d’eccezione.
Le galline, si dirà, non hanno mai brillato per spirito rivoluzionario nelle pagine orwelliane: anzi, sono tra le prime vittime del giro di vite napoleonico. Eppure, nella loro improvvisa apparizione tra i corridoi del Socrate, esse acquistano una dignità quasi tragico-comica, come comparse inconsapevoli di una farsa liceale. Le mele, poi – simbolo per eccellenza di conoscenza e tentazione, da Genesi fino alle più moderne declinazioni pedagogiche – giacciono sparse come reliquie di un sapere momentaneamente sospeso, o forse come offerta votiva agli dèi minori del registro elettronico.
Non è difficile immaginare la scena: i docenti, sospesi tra il senso del dovere e un’irrefrenabile inclinazione al sorriso; gli studenti trattenuti all’ingresso, tra stupore e malcelata complicità; le autorità prontamente allertate, in un intreccio degno di una commedia plautina trasposta nel XXI secolo. E mentre la Polizia e il Comune attivano il servizio animali, la scuola si trasforma, per qualche ora, in un microcosmo dove il confine tra ordine e disordine, tra disciplina e invenzione, si fa sottilissimo.
Che si tratti di uno scherzo – e tutto lo lascia supporre – o di un gesto più simbolico, resta il dato di fatto: nel pieno del rush finale dell’anno scolastico, quando verifiche e interrogazioni si addensano come nubi temporalesche, qualcuno ha scelto la via più antica e teatrale per sospendere il corso degli eventi. Non un’assemblea, non un’occupazione, ma una silenziosa e notturna irruzione di galline, come in un apologo capovolto.
E forse, a ben vedere, George Orwell sorriderebbe di fronte a questo episodio: perché, se è vero che “tutti gli animali sono uguali”, è altrettanto vero che alcune mattine scolastiche sanno essere più uguali delle altre e per una volta le galline salvarono il compito in classe.
