Un consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha pubblicato sul suo profilo social un post nel quale definisce la nostra associazione “una parte politica”, aggiungendo, tra le altre cose, di non trovare corretto “finanziare” questa “parte politica”, che ha la colpa di far parte del comitato per il “no” al referendum sulla giustizia.
Per quanto, di base, si chieda a ciascun giornalista di verificare le notizie, vale comunque la pena ricordare che Articolo 21 non è una parte politica, non è finanziata ma riceve un contributo, come altre associazioni, a seguito della presentazione di una richiesta che adempie a tutti i requisiti predefiniti dal Cnog. Al momento, non risulta che in Italia possa essere vietato ad alcuno di partecipare alla vita democratica, che include anche la partecipazione alle campagne referendarie. Ciò fino a quando una qualche riforma costituzionale non abroghi anche tale prerogativa. Su un punto dobbiamo concordare con il consigliere: Articolo 21 è un’associazione di parte, sta, infatti, dalla parte della Costituzione antifascista, irrimediabilmente.
Infine: ci piacerebbe che, come fa ogni giorno il presidente Carlo Bartoli, tutto il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, nessuno escluso, si preoccupasse della mancata attuazione dell’European Media Freedom Act, delle classifiche sulla libertà di informazione che vedono l’Italia scivolare sempre più in basso, della gravissima crisi del settore, dei giornalisti di periferia, minacciati, sotto scorta, pagati otto euro ad articolo. E si potrebbe continuare.
Nota del Direttivo di Articolo 21
