Da Roberto Morione a Paolo Petrecca, da Roberto Benigni ad Andrea Pucci, questa è la Rai voluta e imposta dalla presidente Meloni. Poi Pucci, più furbo di chi lo voleva a Sanremo, si è rimesso le mutande e si è defilato dal Festival. “Scena tagliata mai fischiata” diceva Petrolini.
Un certo Porro che ben appresenta la tv commerciale, che essendo al servizio del padrone, l’appartenenza e la fedeltà stanno all’interno del contratto, ha sparato improperi e volgarità contro l’Ordine dei Giornalisti per colpire la nostra associazione Articolo 21 che, secondo quel tal Porro, è rea di aver vinto un bando di concorso pubblico organizzato dall’Ordine. L’accusa è che quei soldi andrebbero a finanziare un’associazione che si batte per il NO alla separazione delle carriere dei magistrati, NO al doppio CSM, NO alla riforma della Giustizia che è poi quella della P2 di Licio Gelli, all’insaputa del ministro Nordio che l’ha proposta, che da ex magistrato ha detto di non conosce il Programma di rinascita democratica del Venerabile. L’associazione fa parte del Comitato per il NO e il NO lo sosterrà fino al voto per il Referendum. Informiamo quel tal Porro che il bando vinto servirà per organizzare corsi di formazione per giornalisti, per difendere la libertà d’informazione, per occuparsi di querele bavaglio.
Quel tal Porro, che da anni fa il vice direttore del Giornale e che conduce trasmissioni sui canali Mediaset, nel suo sito, qualche anno fa, in occasione dei cento anni dalla nascita di Enzo Biagi, ha ospitato, e non ho dubbi, condividendo il contenuto, un articolo dal titolo: Biagi: un grande diseducatore nazionale, pieno di parole infamanti. Pubblicato nel 2007 nel giorno del suo addio. Tutto ciò non merita attenzione del pubblico che molto, molto numeroso, leggeva gli articoli di Biagi sul Corriere della Sera, guardava i suoi programmi tv, perché ha già risposto a quel tal Porro che nel 2020 ha riesumato quello scritto infamante, non solo nei confronti di Biagi, anche di Giorgio Bocca e di Maurizio Maggiani, tutti e tre definiti “maestri di rettorica anti rettorica”, non frequentando le sue trasmissioni: l’Auditel non perdona!
