Accogliere l’imprevisto e andare sempre fino in fondo. Intervista al tutor del Premio Morrione Luigi Scarano

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Giornalista d’inchiesta e videomaker, Luigi Scarano è un reporter di Backstair, l’unità investigativa di Fanpage.it e è uno dei quattro tutor giornalistici della 13′ edizione del Premio Roberto Morrione per il giornalismo investigativo.

Negli anni di lavoro con Backstair, Luigi Scarano è stato autore di diverse inchieste seriali sotto copertura. Tra queste, “Follow the Money”, l’indagine che ha riacceso i riflettori sui 49 milioni truffati dalla Lega; “I Superdiffusori”, che racconta l’infiltrazione della destra eversiva nei movimenti no vax; “Lobby nera”, l’investigazione undercover che svela i rapporti fra la galassia neofascista filorussa e i partiti della destra italiana; e “Shalom, la comunità degli orrori”, che documenta le vessazioni vissute dagli ex ospiti di una delle più acclamate comunità di recupero e i suoi rapporti con le istituzioni. Per il suo lavoro nel 2021 ha ricevuto l’European Award Investigative and Judicial Journalism e nel 2022 è stato nominato Giornalista dell’anno dall’Associazione Lombarda dei Giornalisti.

  • Perché hai accettato il ruolo di tutor del Premio Morrione? Che cosa significa per te?

Poter dare il mio contributo e trasmettere a giovani giornaliste e giornalisti quello che so è una prospettiva che mi entusiasma. Essere stato scelto come tutor è una responsabilità che ho accettato con grande onore perché sono sempre a caccia di nuove storie. Più difficili sono da raccontare, più è grande la soddisfazione quando riusciamo a dargli una forma.

  • Cosa ti aspetti dagli under 30 che seguirai nella realizzazione dell’inchiesta? 

Mi aspetto che non rinuncino a rivendicare il loro punto di vista, ma che sappiano anche confrontarsi con questa esperienza con tanta voglia di imparare. Mi auguro soprattutto che non abbiano paura di sperimentare, e che siano pronti ad accogliere l’imprevisto.

  • Quale consiglio su tutti ti senti di dare agli under 30 arrivati in finale, ora alle prese con il progetto di inchiesta?

Una buona inchiesta è innanzitutto il prodotto di un lavoro di studio, ma poi serve anche la capacità di improvvisare, di assecondare il proprio intuito senza demordere o porsi troppi limiti. Bob Woodward sulla sua scrivania teneva in bella vista un bigliettino che gli ricordava tutti i giorni: “Focus, act aggressively”. Mi sembra la sintesi più efficace di tutto questo.

  • Quando hai capito che il giornalismo sarebbe stato il tuo mestiere?

Non ho mai desiderato fare altro nella mia vita, ma ho capito che non avevo davvero alternative quando ho preso in considerazione anche l’idea rinunciarci.

  • C’è una inchiesta che consideri un esempio da seguire? Se si, quale e perché?

Ci sono due inchieste dell’investigative unit di Al Jazeera, “The man who sell football” e “The Cyprus Papers”, che credo siano molto importanti. Innanzitutto perché sono due dei più riusciti esempi di giornalismo investigativo, che espongono in maniera più che evidente il fenomeno del riciclaggio nel mondo del calcio e della corruzione politica nelle istituzioni europee. Ma soprattutto perché sono due inchieste che, nonostante i temi così lontani, sono collegate nel profondo. Una senza l’altra non sarebbe mai stata possibile. E ricordano che l’importante è andare sempre a fondo, in ogni storia.

  • Che libro consiglieresti di leggere a chi vuole fare del giornalismo il proprio lavoro, il proprio futuro?

Sentieri nel ghiaccio” di Werner Herzog. È il diario di un pellegrinaggio da Monaco di Baveria a Parigi scritto cinquant’anni fa dal regista tedesco. Allora aveva poco più di trent’anni, aveva già girato due dei suoi capolavori, “Aguirre furore di Dio” e “Paese del silenzio e dell’oscurità”, e decise di attraversare a piedi mezza Europa in pieno inverno per scongiurare la morte di Lotte Eisner, la sua mentore. All’apparenza tutto questo potrebbe avere poco a che fare col giornalismo, ma credo che chi voglia fare questo mestiere debba essere pronto a fare come Herzog: mettersi in discussione, accettare la fatica, saper domare la solitudine, confrontarsi con gli ostacoli, camminare nella tempesta. E soprattutto credere in una cosa soltanto: che tutto ciò serva davvero a qualcosa.

 


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