Grandi baby gang. Catania allo sbando, problema italiano

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2/2/2007. Presentavamo la ristampa del “Vocabolario Siciliano” di Mario Grasso, arricchita da stampe e da una mostra di sculture di Franco Politano, direttamente ispirate dal libro in versi. Maria Corti era già mancata, ma la sua calorosa prefazione era più viva che mai. Solo all’indomani si seppe della morte di Filippo Raciti, mentre cercavamo di tenere in vita la cultura siciliana. Lo scontro al “Cibali”, tra teppaglie palermitana e catanese, e tra questa e le forze dell’ordine, diede la misura dell’abisso in cui la città di Catania era caduta. In quell’epoca non era ancora emersa la contiguità tra le curve e la criminalità, più o meno organizzata. Stranamente, qualche anno dopo, ciò emerse all’interno delle schiere dei tifosi del più blasonato club calcistico d’Italia. Fu appunto appurato che quei tifosi erano coordinati dalla criminalità calabrese, da molto tempo trapiantata a Torino. Anche gli scontri allo stadio di Catania 2007 furono eseguiti per delega delle organizzazioni dei “tifosi” delle due città siciliane. Che stavano nell’ombra, sacrificando i giovani scapestrati.

Oggi il luogo di azione dei teppisti è l’intera città di Catania. Una emergenza mini criminalità che, nell’insieme, supera per gravità quanto accaduto al “Cibali” (oggi “Massimino”) quindici anni fa. Molto probabilmente perché in questi quindici anni la crisi economica ha distrutto il tessuto economico del capoluogo etneo. Prima la crisi dell’edilizia (2008), poi il Covid, oggi la guerra. La crisi colpisce quasi elusivamente i catanesi dei quartieri poveri, anche nel centro storico, lasciando nella disperazione centinaia di migliaia di catanesi e milioni di siciliani. Non si intravede la soluzione, in quanto le attività che davano occupazione in Sicilia, agricoltura ed edilizia, sono nel mirino della finanza internazionale. L’agricoltura e l’edilizia (vera) sono distrutte. Non negli USA.

In questi giorni esultano i “finanzieri” di Assogestioni. I risparmiatori, con lo minaccia catastale, danno il loro denaro (2.000 miliardi, 10 PNRR) a chi specula; come diceva Fidel: “con contratti come tra il pescatore e le sardine”. Dove i risparmiatori sono le sardine. Ma del resto i più grandi movimenti di capitale sono in mano alle mafie. Nel mondo, anche in Sicilia. Forse anche in Russia.


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