Delusione e tristezza per archiviazione indagine su morte maresciallo Dettori

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È con un senso di delusione e tristezza che apprendo della archiviazione della indagine sulla morte del maresciallo Dettori. Nell’essere vicina al dolore della famiglia, che vede ancora inevasa la richiesta di verità, sento però di poter escludere- come sembra invece sostenere l’attuale sentenza del Gip di Grosseto- che il Giudice Priore sostenesse la tesi del suicidio negando ogni altra possibilità.

Anzi! Nella sua sentenza ordinanza Priore  dopo aver affrontato il problema, elencandole espressamente, delle molte “morti sospette”. collegate nel tempo con la vicenda di Ustica. Precisa che soltanto due sono i decessi per i quali permangono indizi di collegamento con il disastro del DC 9 e la caduta nel Mig libico. E i casi sono appunto i suicidi del maresciallo Parisi (Mig)  e maresciallo Dettori Dc9

“Il maresciallo dell’AM Mario Alberto Dettori, fu trovato impiccato ad un albero il 31 marzo 87 sul greto del fiume Ombrone nei pressi di Grosseto. Il sottufficiale nell’80 era controllore di Difesa Aerea presso il 21° CRAM di Poggio Ballone. Restano indizi che egli fosse in servizio la sera del disastro in sala operativa, che sia stato teste di quanto avvenuto e “visto” da quel radar,. Se ha visto quello che mostravano gli schermi di quel CRAM, che aveva visione privilegiata su tanta parte della rotta del DC9 e di quanto intorno ad esso s’è consumato, se ne ha compreso la portata, al punto tale da confessare a chi gli era più vicino che quella sera s’era sfiorata la guerra, ben si può comprendere quanto grave fosse il peso che su di lui incombeva. E quindi che, in uno stato di depressione, si sia impiccato. O anche – dal momento che egli stava diffondendo le sue cognizioni, reali o immaginarie, e non fosse più possibile frenarlo – che sia stato impiccato.”

E da qui viene proprio nella sentenza ordinanza di Priore  un invito alle magistrature competenti per territorio ad approfondire,  tenendo presente che  Dettori era a conoscenza di qualcosa che non è stato mai ufficialmente rivelato e che comunque era una minaccia per la vita.

Anche in questa occasione, nel ricordo di questa tragica vicenda. è necessario ripensare la vicenda Ustica, intanto sottolineando che la ricerca della verità è stata ostacolata da una parte dalla distruzione totale delle prove “materiali” e dall’altra dal tenere lontane, con blandizie promozioni “violenze” .le testimonianze di persone direttamente testimoni dei fatti.

Tutto questo  in un quadro complessivo condizionato dal depistaggio ,attuato dando credito alla tesi del cedimento strutturale, e dalla  mancanza di determinazione nell’operato della Magistratura.

Avvicinandosi il 41 anniversario della Strage ( 27 giugno 1980) è necessario ancora una volta con forza chiedere che siano chiuse le indagini che la Procura di Roma ha riaperte dopo che il Presidente emerito Cossiga ha affermato che il dc9 fu abbattuto dai francesi he avevano  come obiettivo Gheddafi .

Avendo ben presente che il grande intralcio sulla via della verità è  da sempre la mancanza di collaborazione di quegli stati, amici e alleati ,che pur avevano i loro aerei in volo attorno al dc9 nella notte del 27 giugno non hanno mai fornito adeguata collaborazione.

Daria Bonfietti, Presidente Associazione Parenti Vittime Strage di Ustica


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