Come si uccide un giornalista: The Dissident il film su Jamal Khashoggi  

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Il console generale dell’Arabia Saudita  aveva ordinato 31 chili di carne da fare alla brace il giorno in cui Jamal Khashoggi, giornalista saudita del Washington Post venne ucciso nel suo consolato di Istanbul. La carne serviva a confondere  l’odore di un altro barbeque : quello del corpo  di Khashoggi  bruciato nel forno della residenza del console. Poche ore prima Jamal era stato  soffocato, fatto  a pezzi e messo in alcune valigie nell’ufficio del diplomatico,  dove era andato per ritirare un documento che gli serviva per sposarsi con la giovane della quale si era innamorato. Era il 2 settembre 2018. La ricostruzione è stata fatta dalle autorità turche che hanno registrato tutto quello che è accaduto all’interno del consolato e hanno distribuito i nastri a vari paesi,Stati Uniti, Arabia Saudita, Germania Francia. Ci sono voluti ben sette minuti e mezzo per soffocare Jamal. Uno contro tutti. Gli investigatori turchi raccontano di non avere mai sentito nulla di simile, le frasi del giornalista che cerca di difendersi, i rumori mentre il  suo corpo veniva smembrato, le battute degli esecutori di questa atrocità,15 agenti arrivati apposta dall’Arabia Saudita. La visione di The Dissident, il documentario del premio Oscar Bryan Fogel sull’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi è un viaggio all’inferno, dentro i segreti in una nazione l’Arabia Saudita, diventata ricca con il petrolio, custode dei principali luoghi dell’Islam, religione che interpreta secondo la dottrina piu radicale, il wahabismo. Un paese al quale il mondo occidentale si inchina, nonostante la continua violazione dei diritti umani, la segregazione delle donne, l’opaca lotta al terrorismo come dimostrano gli attacchi dell’ 11 settembre 2001.Dei 19 attentatori alle torri gemelle 16 erano sauditi, come Osama Bin Laden. Una monarchia che non ama essere criticata, ora nelle mani del principe ereditario il giovane Mohammed Bin Salman,MBS per tutti, che parla di riforme e di tanto in tanto annuncia un’apertura per confondere le idee al mondo occidentale. Mentre bombarda i bambini in Yemen, permette alle donne di assistere ad una partita allo stadio e finisce sui media internazionali come il grande riformatore. Ma proprio mentre  alcune donne assistono  ad un evento sportivo come fosse un fatto eccezionale, altre languono nelle carceri solo perché vogliono guidare, togliersi il velo  o viaggiare senza il permesso di un uomo della famiglia. The Dissident è il racconto della tragica fine di Jamal Khashoggi  influente giornalista, appartenente all’establishment  del Regno Saudita del quale  conosceva tutti i segreti, ma che ad un certo punto sente il bisogno di maggiore  democrazia. Diventato scomodo, era stato costretto a lasciare il paese e a rifugiarsi negli Stati Uniti dove aveva cominciato a lavorare per il Washington Post, scrivendo sul bisogno di libertà di espressione in Medio Oriente. Era finito nel mirino delle autorità saudite che decidono la sua eliminazione fisica il giorno in cui   era andato  al consolato di Istanbul a chiedere un certificato per sposarsi. Si era innamorato di una ragazza, ricercatrice universitaria Hatice Cengiz. Scatta la trappola, nella città turca viene mandata   la squadra dei suoi assassini, pronti ad agire il giorno in cui tornerà nella sede diplomatica a ritirare il documento. Jamal entra la mattina, Hatice resta ad attenderlo all’esterno,ma non uscirà mai più da quell’edificio. Quello che accade all’interno, nell’ufficio del console generale, è tutto registrato dalle autorità turche che annunceranno al mondo l’uccisione di Khashoggi. Le loro interviste sono state raccolte dal regista Fogel, che ha incontrato  gli amici di Jamal Khashoggi, giornalisti e attivisti sauditi che hanno chiesto asilo all’estero e i cui parenti sono stati arrestati in patria per vendetta e sono tuttora in carcere. Si scopre l’imponente rete di spionaggio  saudita in grado di hackerare  qualunque cellulare, compreso quello dell’uomo più ricco del mondo, Jeff Bezos padrone del Washington Post. La notizia del suo adulterio,che porterà ad un divorzio miliardario, finirà su tutti i giornali del mondo, rivelata proprio con  un’operazione di hackeraggio saudita. L’inchiesta farsa di Ryiad ha portato alla condanna a 20 anni di prigione di 8 persone delle quali non si conoscono nemmeno i nomi ,si denuncia nei titoli di coda del documentario. 3 diplomatici,  il console generale di Istanbul, il vice capo dell’intelligence e il consigliere reale di MBS sono stati scagionati dall’accusa di omicidio. Resta da chiarire chi sia stato il mandante del delitto. IL dito è puntato contro Mohammed Bin Salman che nega. “Come posso sapere cosa fanno 3 milioni di dipendenti governativi ogni giorno?” ha detto a 60 minutes. Non sono solo i turchi ad accusarlo, ma anche la Cia e in modo netto. Amico di Donald Trump aveva concordato l’acquisto dagli Usa  di armi e aerei per 35 miliardi di dollari. Il congresso dopo l’assassinio di Khashoggi blocca la vendita,ma Trump mette un veto per non mandare a monte l’affare. Negli ultimi giorni  l’amministrazione Biden ha congelato l’accordo con i sauditi, ma  il 21 novembre del 2020 come se niente fosse a Ryiad si è tenuto il G20 presieduto da Mohammed Bin Salman. Non mancava nessuno. In fondo che cos’è un giornalista fatto a pezzi e incenerito nel forno di casa?

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