Calabria, un 2021 con tante speranze e poche certezze. Soprattutto per l’informazione

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Si voterà l’11 aprile per il rinnovo del consiglio regionale della Calabria, dopo la prematura scomparsa del Presidente della giunta Jole Santelli. Ad annunciarlo il Presidente F.F Nino Spirlì che nelle prossime ore firmerà il decreto di rinvio rispetto alla data (da lui stesso stabilita) del 14 febbraio. La vicenda  che ha tenuto viva la polemica nella politica locale degli ultimi giorni dimostra come la Calabria sia sempre più marginale nel dibattito politico nazionale. I tanti commissari inviati dal governo centrale, non solo nella sanità, ma anche in altri settori come l’ambiente, spesso con scarse competenze, dimostrano la poca attenzione da parte di tutti i governi di qualsiasi colore nei confronti di una Regione con i più bassi indici economici europei.

Per il 2021non ci sono previsioni ottimistiche, né per un rilancio economico, né per un cambio nella politica regionale. Per quest’ultima il teatrino è sempre il solito, perché non c’è nessuna volontà all’interno dei due principali schieramenti di aprire la strada ad un vero ricambio di uomini e programmi. Ancor peggio la prospettiva economica, aggravata dalla pandemia, non tanto per il disastro nella sanità, quanto per l’atavica mancanza di progettualità che guardi al lungo termine. Tanti i miliardi dei fondi comunitari persi negli ultimi 30 anni  di cui sono enormi le responsabilità della classe dirigente regionale e nazionale. L’industria turistica, praticamente ferma, inciderà molto, in negativo, sul Pil regionale e rischiano di scomparire piccole ed innovative realtà imprenditoriali spesso messe in piedi da giovani laureati usciti dalle università della Calabria.

Confindustria, lega coop ed associazioni del terzo settore nei loro comunicati per il 2021 hanno lanciato l’allarme: il rischio di un’ulteriore desertificazione economica è altissimo, così come un nuovo flusso migratorio soprattutto da parte di quelle generazioni di giovani laureati che porteranno le loro competenze acquisite nelle suddette università in altre regioni o nazioni. Un depauperamento culturale ancor più grave di quello economico.

Il settore culturale è in una condizione drammatica. L’editoria, a parte poche realtà nella produzione di libri che hanno una distribuzione nazionale, è completamente in ginocchio. Ridotti al lumicino gli editori nel settore della carta stampata, quella più penalizzata non solo dal calo nella vendita di copie, ma spesso condizionata da un vero e proprio banditismo imprenditoriale che ha causato tanti fallimenti ( per mancanza di un piano industriale serio) e numerosi licenziamenti tra giornalisti e poligrafici. Resistono alcune testate online e tv locali cui è demandato il compito d’informare per far conoscere una realtà sociale difficile. Redazioni  formate da colleghi con alta professionalità, pagati pochi euro a pezzo e che devono far fronte anche a minacce della criminalità organizzata e querele temerarie per bloccare inchieste ed approfondimenti.

A tutti i colleghi calabresi che lavorano in queste precarie e difficili condizioni, la solidarietà e la vicinanza dell’ Associazione Articolo 21. Su questo sito cercheremo d’illuminare il loro lavoro, come le inchieste su mafie e massoneria deviata, saremo al loro fianco nei momenti difficili in cui riceveranno minacce o querele per bloccare il diritto di tutti ad essere informati. A loro ed a tutti i calabresi il nostro augurio di un futuro riscatto.  

*Michele Cervo, portavoce Articolo21 Calabria