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Giornalisti e comunicatori cristiani contro l’hate speech

 

L’Associazione Mondiale per la Comunicazione Cristiana ha diramato il suo nuovo rapporto dedicato al contrasto dell’odio online

Sei arrabbiato perché hai letto sul web un commento negativo che ti tocca da vicino, qualcuno ti ha insultato e offeso su facebook, su twitter, Instagram? Vuoi rispondere a quelle offese? Hanno scritto qualcosa che ritieni sbagliato, non preciso? Aspetta prima di farlo, rifletti… «Rimani calmo e amichevole quando devi correggere delle informazioni imprecise. Rendi breve il tuo messaggio e includi un collegamento attendibile alle informazioni corrette che vuoi far passare. Se non sei un esperto, dunque capace a gestire i contenuti che incitano all’odio, che offendono, una buona idea è certamente quella di far passare un po’ di tempo, di prendersi una pausa, di non rispondere con impeto. Rileggi con calma sia il messaggio ricevuto, sia la tua risposta, rifletti. Ragiona prima di pubblicare qualsiasi risposta. Queste poche accortezze, contribuiranno certamente a far sì che la tua sia una risposta sia pensata, utile, e non una reazione istintiva, negativa. Non metterti mai sullo stesso piano di chi ti insulta. Cerca di non arrabbiarti. Solo così il tuo commento sarà efficace».

Sono solo alcune delle indicazioni contenute nel nuovo Rapporto annuale redatto dalla World Association for Christian Communication (Wacc) lanciato ufficialmente ieri e dedicato al contrasto all’odio online.

In occasione della conferenza stampa di presentazione (avvenuta il 13 ottobre) il pastore Arni Danielsson, a capo della comunicazione della Federazione luterana mondiale (Flm), ha definito questo nuovo strumento «un lavoro meticoloso e prezioso perché evidenzia l’impegno delle chiese nello spazio pubblico».

Il Rapporto, curato dalla Wacc Europea, s’intitola «Abbattere i muri e le divisioni nei social media. Una guida per individui e comunità per affrontare l’odio online».

Lo studio contiene una sezione con esempi dettagliati di odio riscontrati sul web; un’altra che offre suggerimenti pratici e strategie per combattere l’odio online; un’altra ancora, analizza eventuali risorse e possibili azioni per guidare coloro che intendono contrastare i discorsi e i fenomeni d’incitamento all’odio nei social media. Formule possibili per trasformare l’odio in atteggiamenti positivi e di speranza.

Sostenuto dai Fondi Otto per Mille dell’Unione delle chiese metodiste e valdesi in Italia (Otto per mille Valdese), il Rapporto è dunque il risultato di un lavoro durato un anno, il tempo utile per identificare i fenomeni di incitamento all’odio presenti sulla rete, raccogliere i dati necessari e elaborare risposte adeguate per promuovere azioniper contrastare i sempre più frequenti attacchi online rivolti in particolar modo contro rifugiati e richiedenti asilo e migranti, persone vulnerabili, persone con disabilità o di diverso orientamento sessuale, religioso, culturale, sociale, dunque ritenuti non in linea con il pensiero unico dominante in rete.

Uno strumento utile per fornire indicazioni pratiche e permettere la creazione di «ambienti» online più sicuri e rispettosi per tutti.

La Commissione europea, poco tempo fa ha pubblicato i risultati della quinta valutazione del codice di condotta sulla lotta al discorso dell’odio illegale online. Nel complesso, i risultati sono positivi: i grandi social network hanno valutato il 90% dei contenuti segnalati entro 24 ore e rimosso il 71% dei contenuti ritenuti illegali. Tuttavia, si è detto, le piattaforme dovrebbero migliorare le loro linee di trasparenza e i feedback inviati dagli utenti. Dovrebbero inoltre garantire che i contenuti contrassegnati siano valutati in modo coerente nel tempo. Molte valutazioni separate e comparabili effettuate su periodi di tempo diversi hanno mostrato divergenze nelle prestazioni.

Notifiche di incitamento all’odio illegale:

• 39 organizzazioni di 23 Stati membri e del Regno Unito hanno inviato notifiche relative al discorso di odio ritenuto illegale per le società IT per un periodo di 6 settimane (dal 4 novembre al 13 dicembre 2019). Al fine di stabilire le tendenze, questo esercizio ha utilizzato la stessa metodologia dei precedenti cicli di monitoraggio (cfr. allegato).

• Un totale di 4364 notifiche sono state presentate alle società IT che partecipano al Codice di condotta.

• 2 513 notifiche sono state inviate attraverso i canali di segnalazione disponibili per gli utenti generali, mentre lo erano 1851 inviato tramite canali specifici disponibili solo per segnalatori / reporter attendibili.

• Facebook ha ricevuto il maggior numero di notifiche (2 348), seguito da Twitter (1396), YouTube (464) e Instagram (109). Sono stati testati anche Jeuxvideo.com (40) e Dailymotion (7) 1.

• Oltre a segnalare il contenuto alle società IT, le organizzazioni partecipanti all’esercizio di monitoraggio hanno presentato 475 casi di incitamento all’odio nei confronti della polizia, degli organi della procura o di altre autorità nazionali.

Presentando il Rapporto dell’Associazione mondiale cristiana di comunicazione, il presidente di Wacc Europe, Stephen Brown, ha ringraziato i rappresentanti delle chiese e delle organizzazioni religiose che hanno contribuito al progetto e tutti gli esperti di social media che hanno offerto il loro contributo professionale e fornito dati, indicando altresì alcuni esempi pratici per contrastare la xenofobia, il razzismo e i discorsi «tossici» che «non possono e non devono essere sottovalutati e che toccano tutti noi, singoli individui, gruppi, comunità, chiese, minoranze sociali, culturali e religiose».

Francesca Pierigh, curatrice delle ricerche contenute nel Rapporto, ha affermato: «L’incitamento all’odio è in esponenziale aumento in questi ultimi anni, un fenomeno troppo spesso sottovalutato. La libertà di espressione invocata come diritto da difendere è spesso invocata anche per legittimare l’odio e la diffusione di stereotipi negativi. Dovremmo invece interrogarci su questo dato. Odio e cattiverie non possono trovare legittimazione nella libertà d’espressione».

Rivolgendosi poi ai partecipanti del webinar, Danielsson ha evidenziato tre azioni ritenute necessarie per affrontare nel modo migliore il contrasto all’incitamento all’odio: il coraggio, la serenità e la saggezza.

Le chiese, infatti, sono «chiamate a essere voci attive per la giustizia, per la pace, per la speranza. Il loro impegno dev’essere rivolto in particolar modo alle comunità più emarginate e marginali», ha ricordato.

Danielsson ha poi ricordato il documento di studio redatto dalla Federazione luterana mondiale uscito nel 2016 e intitolato The Church in the Public Space, che offre elementi fondamentali su come la chiesa debba muoversi nello spazio pubblico.

Le chiese, ha detto, «oggi sono chiamate a impegnarsi nello spazio pubblico, ad essere attive anche nei social media. Soprattutto devono porre ion essere delle azioni mirate per interrompere l’incitamento all’odio e responsabilizzare le persone, le comunità; difendere coloro che sono oppressi. Costruire ponti tra le persone. Le chiese devono respingere ogni forma di violenza, di abuso, ogni bugia, ogni etichetta che possa sminuire individui e gruppi».

Il nuovo Rapporto della Wacc è dunque uno strumento utile per tutte e tutti noi e in particolar modo per le chiese, singoli membri di chiesa che intendano impegnarsi in prima persona per «contribuire a creare uno spazio pubblico più giusto e ricco di speranza», ha concluso Danielsson.

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