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Museo del fascismo a Roma, la sindaca dice no e blocca la mozione del Movimento 5 Stelle

 

Nella città dove i rigurgiti di fascismo sono assai più evidenti che in qualunque altra metropoli, la stessa in cui è difficile cacciare Casapound da uno stabile occupato abusivamente, quella in cui viene minacciato un giudice che indaga su queste associazioni anticostituzionali, quella in cui i giornalisti vengono aggrediti solo perché osano raccontare le riunioni nostalgiche, era facile prevedere che la proposta di creare un museo del fascismo avrebbe prodotto un putiferio. A scatenarlo è stato il Movimento 5 Stelle che ha fatto tutto da solo: una consigliera comunale del gruppo aveva presentato la mozione da discutere in aula; la sindaca Virginia Raggi, del medesimo partito, poche ore più tardi e sull’onda delle polemiche delle associazioni antifasciste ha detto che “non si farà mai”. La prima cittadina ha bloccato dunque la mozione di Gemma Guerrini che voleva un grande museo in un sito di archeologia industriale a Roma. L’Associazione Nazionale partigiani nel frattempo aveva manifestato assoluta contrarietà al progetto, ricordando che “Roma è una città antifascista e non ci possono essere ripensamenti in merito”. Ma questa storia cade in un momento buio, a poche ore dalla manifestazione di destra che si è tenuta il 2 agosto in concomitanza con la ricorrenza dei 40 anni dalla strage alla stazione di Bologna nella quale sono certamente coinvolti neofascisti (come da sentenza), sostenuti da servizi segreti italiani e P2, come va emergendo ormai con chiarezza.

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