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Collettivo Venti 20 Riapertura mentale. A Positano, un equipaggio di artisti liberi nel rispetto della tradizione

 

Perla indiscussa della Costiera amalfitana, Positano è una delle mete più ambite del turismo mondiale. Salotto di terra e mare per artisti ed intellettuali, colorato di bouganville e profumato di limoni, il ripido borgo marinaro affacciato sulle isole “Li Galli” ha riunito fin da i primi decenni del Novecento i nomi più importanti della cultura italiana ed internazionale: da Franco Zeffirelli a Johnn Steinbeck, da Dino Buzzati ad Alberto Moravia, da Picasso a Ivan Zagaruiko.

Mi piace definire questo luogo dell’anima una “lacrima di commozione di Dio caduta sulla spiaggia”, perché non si arriva a Positano senza commuoversi di fronte alla sua magnificenza paesaggistica ed architettonica. Tutto è costruito in armonia, esaltando la bellezza della pietra, della natura, del mare. Il “senso unico” obbligato che muove auto e moto sulle strade curve e scoscese è quasi emblematico dello spirtito di Positano. Positano ha un suo “senso unico”, assolutamente originale e irripetibile. Calpestare il suolo di questa terra, le sue numerose scale tra vicoli stretti e scorci incantevoli, non senza fatica fisica, impone un codice di rispetto totale. Qualunque luogo del mondo dovrebbe essere vissuto con il rispetto del territorio, ma camminare per Positano è come muovere passi di danza su una tela d’autore, come entrare in un quadro vivente rispettando ogni pennellata dell’artista, e senza lasciare altra traccia che quella della propria gratitudine per la bellezza ricevuta in dono. Come si può immaginare, poiché spesso la selezione del turista dipende dalla grandezza del portafoglio e non da quella dell’etica personale, negli anni si sono avvicendate più tipologie di turisti, non sempre gradite dagli indigeni, soprattutto in virtù di questa assenza di codici comportamentali necessari a preservare la rilassatezza e l’armonia di un posto così unico. I positanesi sono accoglienti nel DNA, aperti all’incontro e al confronto, ma reclamano l’osservanza dell’integrità e della identità del luogo. Ogni famiglia affonda, sì, le proprie radici, nella solida cultura del mare, ma pure tramanda di generazione in generazione il valore della libertà espressiva con quell’unico punto fermo imprescindibile: il rispetto dell’ambiente e del suo valore artistico. La vocazione artistica di questo antico borgo della repubblica marinara di Amalfi, infatti, si evince in ogni angolo: dalle case private agli Alberghi, dalle attività commerciali a quelle di servizio. Dal Monte Pertuso ai recenti scavi archeologici della Villa romana, fino alla spiaggia Grande con le sue barche da noleggio e gli ombrelloni ordinati, a Positano si respira vento di mare e di storia, ma soprattutto una atmosfera artistica incantevole per gusto, passione e cura del dettaglio, entusiasmo vivo. In un tempo che ci vede tristemente protagonisti inermi di una pandemia devastante, Positano, che ha registrato zero contagi, è riuscita a mantenere alta la sua progettualità. L’intero paese pare comprendere ed accettare serenamente che questa stagione estiva si presenterà inconsueta da tutti i punti di vista, ma usa “il tempo del Covid” per rinnovarsi, dedicandosi a un nuovo modo di fare cultura. “Riapriamo la mente” è il grido di un Collettivo tredici artisti pronti a respirare nuovi “venti” del mare, insufflando le loro sinergie di una azione rigenerativa consapevole. Vito Fusco  (fotografo), Sosò (ceramista), Aniello Cinque (artista), Giovanni Cinque (musicista), Giuseppe Rispoli (attore), Marina Pane (pittrice), Massimo Rispoli (ricercatore di armonie), Antonello De Mura (creatore di moda e immagine), Daniele Esposito (custode del tempo), Marianna Casola (musicista,) Maria Gargiulo (musicista), Luigi Talamo (musicista), Tiffany Romano (performer), tutti nativi di Positano, si sono riuniti attorno a un progetto comune che prende forza dall’eredità della bellezza tramandata e si abbandona a una nuova contemporaneità, libera da condizionamenti.

Li abbiamo contattati, a partire da Giuseppe Guarracino, in arte Sosò, il ceramista che si definisce “anima libera”. Perché avete sentito questa necessità di fondare un Collettivo di artisti?

Abbiamo la necessità di dare  voce ad una categoria che ha fatto la storia di Positano, ma che, purtroppo, negli ultimi decenni è stata completamente dimenticata ed accantonata. In questo ci ha aiutato la quarantena Covid.  La nostra solitudine forzata ci ha aggregati grazie alla tecnologia: le videochiamate, all’inizio solo tra due persone, poi hanno visto aggiungersi altre “solitudini”. In due mesi siamo riusciti a concretizzare questo collettivo, che ha come scopo e tentativo quello di voler riportare Positano a paese di arte e cultura, dove la priorità non sia il giallo del limone.

Aiello Cinque, il nome “Collettivo Venti 20” ha un doppio significato: il vento del rinnovamento e l’anno da dimenticare. Voltare pagina dopo un grande dolore è più tipico della cultura positanese o più proprio dell’artista in generale?

Sicuramente siamo un popolo capace come la “Fenice” di risorgere dalle proprie ceneri. Non è tanto voltare pagina, il cambiamento che si auspica dovrebbe essere molto più profondo e molto più consapevole. Siamo degli artisti e questo ci permette di guardare oltre, di leggere tra le righe. Ci troviamo in un momento di transizione, tra un vecchio sistema che stenta a tramontare e uno nuovo che si sta facendo strada. Questo nostro sentire non è solo positanese. Guardando oltre i nostri confini, è una realtà più globale.

Maria Gargiulo, negli anni hai visto le metamorfosi di Positano. Come definiresti questa “nuova stagione” della vita del paese? La stagione che stiamo vivendo è notevolmente lontana da quelle vissute fino all’anno scorso.  E’ come se avessimo fatto un viaggio nel tempo, un salto negli anni ’60, dove Positano era più dei positanesi che dei turisti.

Positano è un microcosmo – interviene Aniello Cinque.  Questa pausa forzata, che impedisce ai flussi turistici stranieri di approdarci, dovrebbe  restituirci una sana progettualità e un turismo sostenibile, rispettoso. Abbiamo un territorio meravigliosamente variegato, tra natura, siti archeologici e architettonici, memorie rurali, passeggiate per i sentieri montani e quelli via mare, per non dimenticare le nostre identità culinarie e culturali. Tutto questo sapientemente valorizzato è la vera e fattiva premessa di una nuova stagione per il nostro paese, di questo ne siamo certi. E’ uno dei nostri obiettivi.

Marina Pane, voi siete cresciuti tutti a Positano, avendo la fortuna di vivere in un luogo magico, confrontandovi con tanti altri artisti che hanno scelto Positano per relax o per dare spazio alla creatività.  Prima dell’ avvento della tecnologia, gli ospiti di Positano vivevano il luogo entrando completamente a far parte del tessuto sociale del paese. Soggiogati dall’incantesimo di Positano, si abbandonavano le convenzioni sociali per lasciare spazio alla semplicità e alla spontaneità. Tutti conoscevano tutti e si entrava a far parte di una specie di grande famiglia dove tutti erano uguali: ricchi, poveri, famosi nel mondo o  famosi solo a Positano, magari con un bizzarro soprannome. Tutti diventavano personaggi. Molti Artisti sono passati in questi luoghi: alcuni ci hanno vissuto, altri si sono ispirati davanti a questo mare ma tutti e nessuno ha lasciato un segno a Positano, perchè Positano è estemporaneità. Non c’è una storia scritta, ma un racconto attorno ad un tavolo, che poi  si tramanda oralmente e si trasforma in qualcos’altro: una maiolica in un angolo delle scale, la foto o il quadro a casa di qualcuno a testimoniare il passaggio di personalità illustri. Tutto qui ci riporta all’attimo vissuto intensamente e per questo fugace, che sia stato Moravia, Jackie Kennedy, l’uomo che vende la granita, il pescatore, Nureyev o i Rolling Stones: tutti hanno lasciato un segno in quell’attimo di eternità che hanno vissuto qui.

Quali sono i primi progetti a cui sta lavorando il Collettivo Venti 20 per lasciare il proprio segno? Il nostro incontro è un work in progress. C’è un cantiere di idee che stiamo elaborando. E’ un esperimento: ci riprendiamo momenti di estemporaneità, alla positanese.

Marianna Casola, avete realizzato un video che ha un linguaggio molto originale. Mi ha colpito molto la commistione musicale usata, da “Giochi proibiti” a “Scalinatella” alle risate femminili sul rumore della cascata, che pure diventano musica.  La musica che importanza ha nella cultura positanese?

Tutte le Arti hanno avuto importanza nella cultura positanese, sicuramente in primis la pittura.  Questo posto ha ispirato e continua ad ispirare moltissimi pittori, ma anche la musica: sia quella della tradizione napoletana, di cui Scalinatella, dedicata a Positano, è espressione altissima, sia la musica classica, con l’attività del pianista W. Kempff.  Poi la danza, con la presenza, all’inizio del  secolo scorso, dei massimi esponenti dei Ballets Russes.

Daniele Esposito, parlando ancora del video. Lo scrigno aperto in fondo al mare offre due simboli molto vicini alla cultura locale: la bussola, la cui invenzione è attribuita all’amalfitano Flavio Gioia, e la clessidra che si perde nel mare, quasi un simbolo dell’assenza del tempo… un po’ come accade soggiornando a Positano: non c’è un tempo scandito. Scelte consapevoli o casuali?

La scelta  di clessidra e bussola nasce dalle sensazioni espresse durante una delle nostre videochiamate. Tempo e orientamento ci appartengono per cultura, ma si manifestano al mondo in modi diversi. Questa pandemia ha fermato l’economia mondiale, che rincorrendo il potere cercava standardizzarci, imprigionando la libertà di scegliere, la direzione, il ritmo, il modo del nostro tempo. Quindi questa pandemia, paradossalmente, ci ha dato una grande opportunità: avere il tempo di riflettere su chi siamo stati e chi siamo oggi, perché e dove vogliamo andare.

La clessidra, con la sua primitiva semplicità, ci induce a un movimento che fa “ricominciare” ogni volta un nuovo tempo. Basta il gesto di una mano, che la capovolge, per ricordarci che il tempo non è mai lo stesso e la conseguenza casuale dei granelli di sabbia impiega lo stesso tempo, ma non nello strsso modo.  Da un moderno orologio non puoi percepirlo..

La bussola è la direzione che vogliamo prendere. Una direzione determinata da scelte personali, si spera. Oggi siamo sempre più indotti a seguire una rotta decisa da altri.

Così il Collettivo Venti20 è una sorta di equipaggio fatto di artisti, matti e sognatori come “tanti Ulisse” scesi in fondo al mare per cercare i tesori  più preziosi ed importanti: “ Il tempo e la direzione”, liberati dal peso della materia, inutile alla mente.

Tiffany Romano, “L’arte ti rende libero” è la chiosa del vostro video di presentazione del collettivo. Quali i sono i limiti della libertà espressiva, se ce ne sono? E chi o cosa “bloccano” la creatività?

E’ la frase che mi è venuta d’istinto. È provocatoria ed incitante. La provocazione nasce dal fatto che sia una drag queen a pronunciarla, simbolo proprio di libertà da pregiudizi. L’incitazione è necessaria per invogliare l’osservatore a toccare l’arte – in qualsiasi forma – per appropriarsi della sensazione di libertà. Il sapere, la cultura, la bellezza, la creatività sono tutti mezzi per trovare la propria espressione, e quindi liberare il proprio messaggio alla vita. Non esistono limiti espressivi. Esiste una cultura che tende all’oscurantismo, alla repressione del pensiero perché regredisca. Questo aumentare il controllo delle vite umane. Il compito dell’arte è sempre stato quello di fronteggiare l’oppressione dell’uomo.

Massimo Rispoli, facendo un gioco di immaginazione. Come sarà l’estate 2020 di Positano?  Con meno gente ed una natura più presente, i colori più nitidi, il silenzio di sera, ma anche con le paure e le regole imposte dalla pandemia.

Aniello Cinque, il Collettivo Venti 20 sarà aperto ad altri artisti? Ovviamente! Siamo identitari, ma ci piace molto l’interazione! Interagire è un’opportunità per avviare processi evolutivi, sia di crescita personale che collettiva!

Daniele Esposito aggiunge:  Attraverso l’arte dei segni, colori, parole e musica che interagiscono col mondo, come Ulisse, ci siamo imbarcati in una meravigliosa avventura, spinti dal vento di una apparente follia, per riaprire la mente, la vera sede di ricchezza. E speriamo che siano in molti ad unirsi al nostro equipaggio di “Terra Libera”.

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