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Un itinerario poetico, intessuto di memorie passate e presenti

 

CAROLINA CARLONE, “VARIAZIONI SUL CLIMA”, EDITORE L’ARCOLAIO, pp. 120, euro 13,00

Interventi di Luciano Benini Sforza, Mariangela Gritta Grainer, Nevio Casadio

La raccolta poetica dedicata a Ilaria Alpi ha vinto il prestigioso Premio internazionale Mario Luzi

La vita è fatta di conflitti, ogni epoca ha i suoi più o meno violenti, tanto che, I fiumi, continuano a riconsegnare i corpi del secondo conflitto bellico, oltre che quelli del più recente conflitto Medio Orientale, con” la sabbia che traccia ombre di fucili spuntati”. Sono temi che troviamo nella raccolta poetica di Carolina Carlone: “Variazioni sul clima”, edito da L’Arcolaio, che ha vinto il Premio intitolato a Mario Luzi, tra i padri fondatori dell’Ermetismo, ritenuto uno dei più prestigiosi, tanto che la cerimonia di premiazione va, ogni anno, in onda su RAI 1, sotto il Patrocinio del Presidente della Repubblica. In questa sua ultima raccolta, la Carloni ci offre un itinerario fatto di memorie passate e presenti, utilizzando il metodo delle variazioni, appunto, che lei ritiene necessarie per adattare le forme del verso al continuo mutare della Storia, spesso offesa dagli uomini, profanata dal potere, sottoposta al mutare del clima politico, indifesa quando la si cerca di confutare. Le variazioni, diventano, nella sua lirica, ricerca di stile, uno stile che si confronta con i poeti del recente passato, ma che risente del luogo dove si è forgiato, ovvero nella bassa Romagna, terra di “resistenza”, che conserva tutt’ora il senso della sconfitta e della rinascita, senza clamori, ma con “uno spicciolo e incorruttibile silenzio”. In questi luoghi, la Carloni va in cerca dei colori, dei rumori, dei “suoni trovati a fatica”, in attesa della parola che arrivi a romperlo, dopo i suoni lontani delle mitragliatrici che “hanno ucciso molte volte”, con bim bum bam di marinettiana memoria. Esiste una poesia di ispirazione e una poesia che si fa, secondo una indicazione di Giovanni Raboni a proposito di Pasolini o di Fortini. Quella della Carloni appartiene a questa seconda categoria, essendo il suo un poetare senza astrazioni, tutto teso a scoprire l’accadere, attraverso un ritmo, le cui immagini tendono a produrre emozioni che cercano di recuperare l’irrecuperabile, se non l’inaudito e l’imprevedibile, ma che danno l’idea dell’esistere. Anche nei momenti più travagliati, alcune delle sue poesie più strazianti, riguardano le armi di distruzione che non risparmiano nemmeno i luoghi di culto con i “loro absidi di mattoni anneriti, luoghi sordi, frequentati da Abzami storditi che sgozzano inutilmente le loro proli. Sono luoghi senza potere,” senza troni”, nei quali si addensa l’orrore del mondo, luoghi che non conoscono la fatica che fanno “le querce per salvare il legno dallo scorrere del tempo”. Come in ogni raccolta di poesie che si rispetti, anche in quella della Carloni, il tempo diventa sovrano, soppiantando le inettitudini di chi vorrebbe governarlo, mentre osserva le terre desolate, chiedendosi: “ cosa troverà l’archeologo della prossima era”, dopo le guerre tra Palmira e Aleppo, città distrutte, per le quali non basta più la “ nebbia per ripulire gli occhi dei bambini” e dove non sono più sufficienti le parole perché prive di suoni veramente umani. Per la poetessa ravennate, diventa difficile ricostruire il tempo, poiché neanche le nostre mani potranno bastare per ricomporre “ un giocattolo scaraventato a terra”, preda delle nostre assurdità. La poesia della Carloni si trasforma in poesia di impegno civile, quello riscontrato, nella Prefazione, da Luciano Benini Sforza che sottolinea come l’Io lirico della poetessa si trasformi in Io epico, o nelle due Posfazioni, quella di Mariangela Gritta Grainer che, rifacendosi anche alla raccolta precedente: “ Nella frontiera” e alla poesia: “ Embedded” (che racconta la morte di tanti giornaliti al seguito degli eserciti), ricorda il sacrificio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e quella di Nevio Casadio che fa riferimento all’impegno civile e sociale della poesia della Carloni, ricordando quanto sia importante la libertà di stampa attraverso le parole di Enzo Biagi e del suo ritorno alla Rai, dopo l’editto bulgaro del Governo Berlusconi che lo aveva allontanato per cinque anni: “Buonasera, scusate se sono un po’ commosso e magari si vede, C’è stato qualche inconveniente tecnico e l’intervallo è durato cinque anni”. Nella nebbia della politica, c’è sempre qualcuno che vi rimane dentro.

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