Cronaca da Buenos Aires: dirigere o comandare nel tempo del Covid 19

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La melliflua arroganza del potere si è affacciata dai teleschermi all’ora del tramonto d’una bella giornata di sole ancora estivo. Suadente come un venditore di polizze assicurative (di cui nessuno riesce a leggere le mille sotto-clausole), ha comunicato urbi et orbi che ai maggiori di 70 anni residenti a Buenos Aires (all’incirca 500mila persone, quasi tutte autosufficienti e lussuosamente alfabetizzate, tant’è che vivono quasi tutte da sole) è fatto divieto di uscire dalle loro abitazioni a tempo indeterminato, salvo permesso delle autorità municipali da richiedere via telefonica con motivata ragione e comunque valido non oltre le 24 ore. In pratica un’interdizione di massa, extra-legem a cominciare dalle Costituzioni, nazionale e della città. Sebbene la popolazione più anziana abbia finora con tutta convinzione rispettato totalmente la quarantena, ben consapevole della necessità di farlo.

Possibile, a Buenos Aires, la Cosmopolis del sudamerica, dell’ininterrotta vita quotidiana? Giorno e notte fusi in un tempo unico da caffé, croissant, avenidas, restaurantes, la libreria più grande del mondo, Borges, Cortazar, Soriano e Piglia, tango, asados, Palermo Viejo, un intero quartiere shopping-center en plein aire, mai a dormire? D’accordo, questo può sembrare un depliant per turisti ben disposti alle leggende metropolitane. Però a Buenos Aires è la verità (più o meno…)! O meglio, lo era fino all’esplodere del corona-virus e della pronta e giusta quarantena per tutti. Adesso, con la città in lutto cominciano le selezioni arbitrarie. Non le assolve certo la mobilitazione di migliaia di giovani (tutta da verificare) che il governo promette di porre a disposizione dei bisognosi per l’acquisto di cibo e farmaci. E’ ciò che denuncia l’autorevole politologa Beatriz Sarlo. “Questo è paternalismo, pura discriminazione anagrafica. Tutte le inquisizioni cominciano così, con un discorso protettivo”, dice Raul Zaffaroni, uno dei giuristi più illustri dell’America Latina, autore con altri della Costituzione cittadina.

Infatti le autorità municipali pretendono di giustificare il provvedimento (“assurdo”, lo definiscono decine di psichiatri e sociologi), con ragioni umanitarie e di forza maggiore: c’è la pandemia e dobbiamo difendere la parte più a rischio della popolazione, quella più avanti negli anni, più debole, che più facilmente ne resta vittima. Ma l’incredulità ha presto preso il sopravvento. Dai quartieri popolari sono venuti segni di sconcerto, distratta rassegnazione nelle bidonville (con autoironia, qui le chiamano villasmiseria) dove per ragioni di cui nessuno ha certo motivo di compiacersi, la popolazione è in media più giovane ma non sempre sotto-acculturata (un’inchiesta sociologica di qualche anno addietro scoprì che la metà degli abitanti di una storica, affollatissima e collocata nel bel mezzo della città alto-borghese, aveva quanto meno frequentato la scuola secondaria). Rassegnazione, va poi sottolineato, cui non necessariamente segue il rispetto delle disposizioni governative.

Giornali, radio e reti TV, anche quelli più vicini al governo conservatore -e sono la grande maggioranza-, molti dei quali contemporaneamente diffondono a piene mani la pubblicità più o meno ufficiale promossa dalla municipalità a sostegno di questo ukase, riportano anche la marea di critiche ricevute, innumerevoli quelle qualificatissime di personalità ed esperti. Eugenio Semino, gerontologo e “Difensore della Terza Età”, definisce “anacronistica” la decisione del governo: ”L’adulto maggiore non è uno psicolabile, comprende benissimo rischi e convenienze. Compete allo stato creare condizioni di sicurezza del cittadino”. Un’osservazione che non trascura la dedizione personale delle autorità in queste drammatiche circostanze; ma non può non richiamare anche alla penuria di elementari elementi d’igiene sanitaria a due mesi dall’attacco della pandemia.

Un prestigioso cattedratico di filosofia del diritto, Ricardo Rabinovich-Berkman, 61, ha indirizzato una lettera aperta alla massima autorità municipale, Horacio Larreta, esortandolo con le parole più rispettose e anche riconoscenti per il suo impegno di governante, a ritirare il provvedimento, che bolla come “umiliante, anticostituzionale e discriminatorio… Con lo stesso criterio -osserva- potremmo chiudere in casa anche obesi, diabetici, asmatici, ipertesi…”. E aggiungendo infine una domanda terribile per l’immane tragedia che senza nominare evoca:” Se domani si dovesse scoprire che una determinata etnia è più di altre esposta a contrarre il Covid19, potremmo di conseguenza restringere il suo diritto a uscire di casa?”. E’ un allarme che turba anche Graciela Fernandez Meijide, esponente notissima della politica e della difesa dei diritti umani.

Più severo José Emilio Burucùa, 76, filosofo e storico dell’Arte tra i più famosi dell’America Latina, vincitore di prestigiosi premi internazionali. Si è presentato sulla rete con sul petto una stella di David gialla con la scritta “+70”. E parole di fuoco contro tanto dispotismo:” Il governo della città non ha facoltà costituzionali per una simile decisione. Non siamo in stato d’assedio. Propongo che i settantenni mettano una stella sul petto come questa che porto io”. La risposta è stata massiccia e ha scatenato analisi niente affatto incredibili. Era tutto predisposto da tempo -scrivono più d’uno-, ma nessuno ha sondato gli interessati, cosi come si fa invece con grande dispendio di mezzi nelle campagne elettorali. Altri evidenziano una strategia e una tattica: quest’ultima suscettibile di essere modulata sull’umore dell’opinione pubblica (che vota), e ha sconsigliato di prevedere sanzioni per chi violerà l’obbligo domiciliare; l’altra inflessibile. Alleanze e coperture politiche con il governo centrale (circostanziale, ma essenziale alleato). Se l’economia preme per la ripresa e con i rischi conseguenti la popolazione attiva deve tornare a lavorare, ad essa devono essere destinate tutte le limitate risorse sanitarie.


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