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Coronavirus, quelli che hanno nascosto la verità

 

Se ne sono accorti perfino all’isola di Pasqua. Giorni fa, il custode dei “Moai”, le grandi, misteriose statue di pietra, si è messo a letto con una brutta influenza: aveva il virus. Glielo aveva attaccato un turista. Subito le autorità locali di quell’angolo perduto della Polinesia hanno messo fuori fin l’ultimo straniero, chiuso l’unica frontiera di cui l’isola dispone e si sono messi tutti in quarantena. 

Avessero fatto tutti così, i grandi capi di Stato e di governo, forse il Coronavirus non avrebbe fatto il giro del mondo. Invece, non sono mancati proprio fra i grandi della terra quelli che hanno nascosto la verità. A cominciare dal presidente cinese Xi Jinping che per quasi due settimane ha negato l’epidemia, ha fatto mettere sotto inchiesta il povero Li Wenliang, medico di Wuhan che per primo aveva intuito il pericolo (e che poi c’è morto) e quando finalmente ha messo in quarantena qualche milione di cinesi era ormai troppo tardi. Peggio di lui, il primo ministro inglese, che arrivò a dichiarare che mai il virus avrebbe osato attraversare la Manica, inducendo i sudditi a non prendere nessuna precauzione: ora anche il Regno Unito conta i suoi morti e fra le migliaia di contagiati c’è anche lui, il poco lungimirante Boris Johnson. Dall’altra parte dell’Atlantico, il grande capo americano si è preoccupato più delle prossime elezioni e ha trascurato il pericolo pandemia: oggi gli Stati Uniti, primi al mondo, hanno morti e contagiati più degli stessi cinesi. Del resto, Trump non dice sempre “America first”? Per non dire dell’India dove qualche autorità ha approfittato della pandemia per rinfocolare l’ostilità fra induisti e musulmani e ignorando il contagio dilagante ha ordinato alla popolazione di sgomberare le strade e di andare chissà dove.  D’accordo che gestire più di un miliardo di abitanti non è facile per un Paese come l’India, povero di infrastrutture sociali ma ricco di tecnologie d’avanguardia, ordigni nucleari compresi, e anche in quello sterminato paese il Coronavirus è stato sottovalutato. 

Per tornare in Europa, mentre la Lombardia sembrava uscire dalle pagine della Storia della colonna infame, il saggio in cui il Manzoni descrive la peste del Seicento, in Svezia i giornali facevano  del sarcasmo scrivendo che noi italiani esageriamo sempre nelle nostre manifestazioni e i giovani continuavano ad affollare i parchi per godersi la primavera, quasi l’avessero solo loro i ciliegi e i mandorli in fiore. Stesso comportamento irresponsabile da parte dei governanti di Olanda, Belgio e Lussemburgo. Il francese Emmanuel Macron ha tardato un po’ a riconoscere che la “via italiana” al coronavirus è la migliore al mondo. Lo stesso vale per la tedesca Angela Merkel. In Spagna stanno pagando caro il tempo perso prima di chiudere le “ramblas”. Della Turchia si sa poco perché la stampa è imbavagliata, dalla Russia poche contrastanti notizie: secondo il Cremlino il coronavirus da loro è quasi inesistente. E’ la verità?  Ce lo diranno un giorno gli storici.

Adesso che le cose da noi sembrano andare un po’ meglio, si può ammettere che il Coronavirus è stato soprattutto un problema d’informazione. All’estero troppi e in troppi Paesi sono stati quelli che sottovalutando il pericolo hanno tardato a prendere valide contromisure.  E fra i nostri politici non sono mancati gli “arruffapopolo” che hanno detto tutto e il contrario di tutto pur di apparire in televisione e dare segni di vita. Tuttavia, è prevalso il buon senso e gli italiani hanno dimostrato un’autodisciplina insospettabile, si sono autoreclusi (tranne pochi prepotenti irresponsabili) e sembrano davvero decisi a passare la Pasqua chiusi in casa. E non è cosa da poco.

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