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Un’occasione per il Servizio Pubblico radiotelevisivo. Quando Informazione e Comunicazione possono coesistere in modo efficace

 

La comunicazione istituzionale nelle ultime settimane ha fatto il pieno di ascolti tv. L’emergenza scatenata dal Coronavirus ha costretto le tv a rivedere i palinsesti, e sulle reti Rai è arrivato un flusso notevole di richieste di dirette da parte dei due rami del Parlamento. Tra Question time, Informative del Governo e dichiarazioni di voto sui provvedimenti in materia si è riscoperto un modo alternativo ed efficace di accompagnare l’informazione ufficiale con la comunicazione istituzionale. 

Non appena la situazione si è delineata, e prima ancora del lockdown, le Istituzioni e la tv pubblica si sono ritrovati dentro lo stesso perimetro: informare l’opinione pubblica attraverso fonti ufficiali, con la mediazione giornalistica sempre presente e – fatto quasi del tutto inedito – proponendo quasi sempre la traduzione nella Lingua Italiana dei Segni. Servizio Pubblico ‘puro’.

I risultati non si sono fatti attendere. Tra gli altri da segnalare l’Informativa del Presidente del Consiglio Conte alla Camera, andata in onda su Raiuno nel pomeriggio dello scorso 25 marzo, che ha tenuto davanti alla tv tre milioni settecentomila telespettatori, con uno share del 15,3%. Degno di nota anche il Question time di Montecitorio – in onda di consueto il mercoledì su Raitre – che viaggia ormai sempre oltre il 4%. Numeri importanti che denotano l’interesse crescente del pubblico televisivo, anche a dispetto di qualche perplessità iniziale.  Se è giusto che i palinsesti siano stati stravolti, anche per dare maggiore spazio all’informazione, è altrettanto sacrosanto fornire al telespettatore degli elementi di contenuto che non siano soltanto le opinioni di (tanti) colleghi e (altrettanti) virologi, ma anche quelle che sono le idee e le azioni della politica, soprattutto quando si manifestano in Parlamento.

Il dibattito sull’informazione circa il Coronavirus riguarda ovviamente tutto il mondo. Molte Istituzioni, che si sono dotate a suo tempo di canali tv autonomi, ormai fanno concorrenza negli ascolti alle reti nazionali pubbliche e commerciali. Un effetto già osservato qualche tempo fa durante il dibattito sulla Brexit nel Regno Unito, quando il canale tematico Bbc Parliament aveva surclassato in ascolti nientemeno che Mtv!

È evidente che esistono logiche – industriali, commerciali e di contenuto– secondo le quali si compongono i palinsesti e si scrivono i programmi. È altrettanto vero che il pubblico televisivo italiano, in queste settimane, sta affermando chiaramente di avere una esigenza stringente di essere informato. E di esserlo nel modo più completo possibile. Non è detto che basti farcire la programmazione di notizie a mo’ di all-news. Anzi, è dimostrato il contrario: il pubblico si concentra in fasce d’ascolto specifiche, ma poi necessita anche di leggerezza. Se così non fosse Netflix non potrebbe contare sulla crescita esponenziale che sta avendo.

Detto questo, la Tv Pubblica sta avendo l’occasione di dimostrare quanto valore aggiunto ci sia tra viale Mazzini, Saxa Rubra e i centri di produzione. E nel suo rapporto virtuoso con le Istituzioni sta dimostrando una capacità reattiva e di processare nuovi contenuti – compresi gli ostici dibattiti parlamentari – sempre più in linea con l’interesse di chi guarda la tv. Questa è una buona notizia, soprattutto in tempi in cui il telespettatore passa sempre più tempo davanti a un tablet piuttosto che davanti a uno schermo tv. Esistono ancora territori su cui si muove bene solo un certo tipo di professionalità e un certo modo di fare televisione. Il tema del ‘canale istituzionale’, oggi più che mai, potrebbe mettere insieme tutto questo e tramutarsi in una nuova offerta di altissimo profilo per il cosiddetto bouquet dei canali Rai. Quando smetteremo con le ‘prove generali’  per cominciare a fare sul serio?

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