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Non esiste al mondo Paese davvero a misura di bambino

 

[Traduzione a cura di Luciana Buttini dall’articolo originale di Samira Sadeque pubblicato su Inter Press Service]

Nessun Paese al mondo si trova davvero sulla strada giusta per garantire la sicurezza dei bambini, la loro salute e un ambiente adeguato in cui vivere. Lo afferma un rapporto piuttosto impattante dal titolo A future for the world’s children? [Quale futuro per i bambini del mondo?].

Il documento è stato pubblicato congiuntamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dal Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) e dalla rivista scientifica britannica The Lancet, lo scorso 19 febbraio.

“I cambiamenti climatici, il degrado ecologico, i fenomeni migratori, i conflitti, le disuguaglianze pervasive e le pratiche commerciali predatorie minacciano la salute e il futuro dei bambini in ogni Paese,” si dichiara nel rapporto.

Si ribadisce, inoltre, il bisogno di considerare la “sostenibilità ecologica e l’equità” per fare in modo che tutti i bambini, compresi i più vulnerabili, siano al sicuro e che il loro avvenire sia sulla strada giusta.

Il rapporto ha esaminato e formulato raccomandazioni in quattro ambiti chiave, suggerendo le seguenti azioni: investimenti immediati per la salute dei bambini e per la loro istruzioneriduzione dei gas serra come strumento di tutela per il futuro dei più piccoli; affrontare la questione del “danno commerciale” nei confronti dei bambini; il ruolo che i Governi dovrebbero svolgere al fine di assicurare a tutti loro assistenza e protezione.

Una delle principali osservazioni è emersa nella sezione dedicata al cambiamento climatico, in cui gli autori hanno dichiarato che un onere di responsabilità ricade su una determinata fascia della società.

A tal proposito, si legge nel rapporto:

Per riuscire a sostenere la capacità dei bambini di condurre una vita sana, i Paesi più poveri hanno ancora molta strada da fare, ma le nazioni più ricche minacciano il futuro di tutti i bambini attraverso l’inquinamento da carbonio, che a sua volta è in grado di causare repentini cambiamenti climatici e disastri ambientali.

Anthony Costello, professore di salute globale e sviluppo sostenibile all’University College di Londra, ha illustrato una serie di modi in cui i Paesi più ricchi possono intervenire e ha condiviso una lista di misure che gli stessi possono adottare:

    • Fermare i finanziamenti ai combustibili fossili come il petrolio, il gas e il diesel per i quali i Governi spendono oltre 5.000 miliardi di dollari all’anno. Le fonti di energia rinnovabile sono ora, infatti, più economiche e redditizie rispetto ai combustibili fossili.

 

    • Chiedere alla grande finanza di disinvestire dalle società di combustibili fossili. Questa pratica sta guadagnando un certo slancio.

 

    • Favorire il rapido passaggio alle auto elettriche e al trasporto pubblico.

 

    • Modificare il regime alimentare promuovendo l’adozione di una dieta più sana con meno carne rossa e latticini. Combattere un terzo di tutto lo spreco alimentare attraverso un incremento della produzione locale e una diminuzione dei trasporti alimentari.

 

    • Piantare 500 miliardi di alberi nel mondo, il che sarebbe fattibile nell’arco di un decennio. Gli animali da pascolo non hanno bisogno di stare in campi aperti grazie alla silvopastorizia, una pratica che consiste nel far pascolare il bestiame in campi con alberi.

 

    • Passare all’agricoltura conservativa.

 

  • Tagliare le tasse sul reddito e introdurre quelle sul carbonio. In questo modo le persone possono scegliere di vivere una vita a bassa emissione di carbonio.

Un’altra importante osservazione del rapporto riguarda l’impatto estremamente negativo della commercializzazione sul benessere dei bambini. Gli autori hanno suggerito alla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC) di adottare un nuovo protocollo che tuteli i bambini dai danni commerciali.

Il documento sottolinea:

Gli scopi di profitto del settore commerciale costituiscono diverse minacce per la salute e il benessere del bambino, soprattutto quando il danno ambientale è scatenato dall’industria non regolamentata. Più nell’immediato, i bambini di tutto il mondo sono estremamente esposti al business pubblicitario, le cui tecniche di marketing sfruttano la loro vulnerabilità e i cui prodotti possono nuocere alla loro salute e benessere.

Il rapporto ha comunque riconosciuto il ruolo svolto dagli esercizi commerciali nella creazione di posti di lavoro e nel favorire la crescita economica. Al tempo stesso, però, ha ribadito la necessità che i bambini siano tutelati dalla promozione di “beni poco salutari o che creano dipendenza”, tra cui fast food, alcool, tabacco, gioco d’azzardo e social network. Questi prodotti e servizi, infatti, hanno un impatto significativo sul benessere dei più piccoli.

Da vociglobali

 

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