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Ciao “Lillo” compare di “Male/fatte”

 

Anche lui, una polmonite da Covid-19, e via, sulla “collina”, assieme ad altri “Mal/attori”: Pino Zac, Vincino, Andrea Pazienza… Calogero “Lillo” Venezia se ne va in punta di piedi, senza troppo clamore; ha fatto parte della banda di  sciamannati all’apparenza, ma estremamente raffinati e pazzamente colti, che ha dato vita al “Male”, settimanale che si divertiva a prendersi beffe dei fanti, ma soprattutto dei santi…Ecco per molto tempo “Lillo” è stato il direttore responsabile di questo settimanale, perché ora non funziona più così, ma una volta c’era bisogno di un iscritto professionista all’albo dei giornalisti, altrimenti non potevi uscire; e il direttore responsabile, ora non funziona più così, era davvero responsabile, e si prendeva denunce e querele anche per aver pubblicato la pubblicità di film tipo “L’infermiera al distretto militare” o “la supplente”; ora non funziona più così, ma una volta c’erano magistrati che sequestravano Bertolucci, Brass, Moravia, e settimanali come “Il Male” prima ancora che venisse distribuito in edicola…

Da giovane Lillo milita in Lotta Continua; dal movimento, al giornale. Poi, con la “leggerezza” allegra dei guasconi assume la direzione del “Male” che non dispone di professionisti iscritti all’albo. Gli piomba così sul capo ogni tipo di reato che i potenti-prepotenti-arroganti di quegli anni riescono a scovare nei codici italiani, fonti inesauribili, da questo punto di vista. Intollerabili gli sberleffi del “Male”, e del resto è noto che di una cosa hanno timore e non sopportano i potenti-prepotenti-arroganti che si rida; e che si possa ridere di loro. Sono giorni di denunce, sequestri, processi, condanne.

Contro quella persecuzione ridicola ma non per questo grave e pericolosa, s’insorge in pochi. Per primo è Gianfranco Spadaccia ad assumere la “direzione” responsabile del “Male”. Deve poi rinunciare, perché eletto senatore del Partito Radicale. Subentra chi scrive, che a sua volta, dopo un centinaio tra denunce e querele, deve rinunciare forzosamente: sono arrestato, trascorro un “soggiorno” in carcere di una settimana, prima di essere prosciolto. A questo punto, torna in campo Lillo: la prima “razione” non gli basta, torna ad assumersi la “responsabilità” per le denunce che piovono sul giornale, oscenità e vilipendi vari per vignette che a vederle oggi ti chiedi: ma davvero davvero?

Davvero. E’ accaduto solo trent’anni fa. Per l’accusa di vilipendio e offese a capo di Stato estero (Giovanni Paolo II) Lillo sconta alcuni giorni in carcere. Lo stesso papa ne avrebbe riso; ma ci sono sempre stati zelanti il cui zelo supera di gran lunga quello che da loro viene chiesto…

Lillo lo ricordo con i suoi baffoni a manubrio, una massa di capelli in testa, un marcatissimo accento siciliano, uno sguardo guizzante , una battuta e ti trovavi stecchito, fulminato, ma senza cattiveria: l’unghiata spontanea del micio, ti lascia il segno, ma non dolore.

Queste righe sono solo un “ciao, Lillo”, e per lasciare una piccola traccia, un voler ricordare un “Mal/fattore” che non ho mai sentito pronunciare discorsi “profondi”, e che nel concreto ha fatto, per garantire una briciola di libertà di espressione, più di tanti che pur potendo fare qualcosa, sono rimasti a guardare.

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