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“Clandestino” è un termine denigratorio della dignità. Confermata la condanna della Lega, sconfitta per il sovranismo

 

Dire “richiedente asilo” non è la stessa cosa che dire “clandestino”, termine quest’ultimo che ha carattere discriminatorio, come ha stabilito nei giorni scorsi la Corte d’Appello di Milano confermando la sentenza di primo grado con cui il Tribunale aveva condannato la Lega Nord per alcuni manifesti apparsi nell’aprile 2016 a Saronno, in provincia di Varese, per l’arrivo di «32 clandestini» che l’allora Governo avrebbe voluto mandare nella cittadina. L’idea dei manifesti era stata del sindaco leghista Alessandro Fagioli e dunque la città fu tappezzata e venne usato il termine “clandestini”, mentre si trattava, appunto, di profughi.
Già in primo grado la Lega era stata condannata a pagare cinquemila euro alle associazioni Asgi e Naga che avevano, appunto, presentato la denuncia. Adesso la Corte d’Appello in adesione a quanto già stabilito chiarisce qual è il concetto di rifugiato. Ossia: “soggetti che hanno chiesto l’accertamento del diritto a rimanere in Italia per situazioni di pericolo di persecuzione nei loro Paesi”, per questo “non è ammissibile l’utilizzo dell’espressione clandestini”. Gli autori dei manifesti avevano invocato il “principio della sovranità popolare” ma anche questo non è stato ritenuto pertinente dai giudici di secondo grado, poiché “tale sovranità deve essere esercitata nelle forme e nei limiti della Costituzione”. E la nostra Costituzione tutela, all’articolo 2, i diritti inviolabili della persona. Quel termine, “clandestino” aveva, nei fatti, violato la dignità dei profughi in arrivo nella città, poiché erano stati descritti come usurpatori in danno degli abitanti e questo, secondo la sentenza, integra “gli estremi della ‘molestia’ discriminatoria, viola la dignità dei cittadini stranieri e crea «intorno a loro, nel contesto territoriale in cui sono inseriti, un clima ostile…umiliante ed offensivo, per motivi di razza, origine etnica e nazionalità”. In altri termini i manifesti apparsi a Saronno quattro anni fa furono un brutto esempio di razzismo e rappresentano un comportamento contrario alla Costituzione.

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