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Agcom: arbitro intempestivo e non imparziale

 

Leggo stamani sui giornali che l’Agcom sanziona, con una multa, pesantissima, di un milione e mezzo di euro, la Rai per violazione del contratto di servizio. Non posso fare a meno di meravigliarmi. Avevo lamentato più volte il fatto l’Agcom intervenisse molto raramente a tutela del Contratto di servizio in tutti questi anni. Ma, di fronte ad una multa così pesante, pronunciata a stretta maggioranza dall’Autorità, non posso fare a meno di guardare un poco più a fondo lo stato delle cose e di sollevare qualche dubbio.

Si annunciano due decisioni: una riguarda la pubblicità e dico subito che non ho elementi per valutarla. Mi chiederò solo, dopo averla letta attentamente, se oltre a guardare in casa della Rai, si guarda con attenzione tutto il sistema e si possa certificare che il rispetto dei tetti pubblicitari, molto più alti, da parte dei privati, sia costantemente osservato, nella pratica quotidiana.
Mi soffermo oggi sulla delibera che riguarda il pluralismo. Al centro vi sarebbe «il mancato rispetto da parte della Rai dei principi di indipendenza, imparzialità e pluralismo, riferito a tutte le diverse condizioni e opzioni sociali, culturali e politiche».
E’ noto, che la Corte costituzionale ha detto, da molti anni, che il rispetto del pluralismo, non riguarda solo la televisione pubblica ma anche le televisioni private, soprattutto durante le campagne elettorali e in una forma più ridotta, in tutto il resto dell’anno.
Ricordo a questo proposito che l’Agcom durante le recenti campagne elettorali, caratterizzate da un confronto non solo locale (es. Emilia Romagna), avrebbe avuto decine di casi di squilibrio per intervenire nei confronti di tutte le emittenti per violazione della par condicio. E non ricordo che lo abbia fatto visibilmente e in quelle rare occasioni in cui è intervenuta, lo ha fatto con una estrema cautela e con una dolcezza degne di miglior causa.
Ora, affrontando la stessa tematica del pluralismo interno, interviene nei confronti della sola RAI e trascura del tutto le emittenti private.
Mi domando se quest’atteggiamento pregiudiziale, sia giustificato. Capita spesso infatti di ascoltare su alcune emittenti private interventi non propriamente esemplari con riguardo ai canoni del pluralismo e ben più gravi di quelli dei quali oggi si sente parlare.
Mi domando se l’art.3 del Testo Unico, che pone i principi generali del sistema, sia stato dimenticato. Mi domando se non si trascuri il fatto che l’art.7 dello stesso TU dica esplicitamente che “l’attivita’ di informazione mediante servizio di media audiovisivo o radiofonico costituisce un servizio di interesse generale ed e’ svolta nel rispetto dei principi di cui al presente capo”.
Mi domando se il nuovo regolamento dell’Agcom per il contrasto dell’hate speech e sul rispetto della dignità umana e del principio di non discriminazione, approvato con grande risonanza mediatica il 15 maggio 2019, (Delibera n. 157/19 / CONS), sia da considerarsi minimamente impegnativo.
Perché allora se sono in ballo tutti questi principi riguardanti il sistema nel suo complesso, perché aprire un’istruttoria e comminare una sanzione enorme nei confronti di uno solo degli attori in gioco.
Mi sembra difficile rimuovere la sensazione che l’Autorità in questa occasione si sia comportato come un arbitro che ha voluto fischiare in una sola direzione.
E non mi si dica che ci sarà tempo per altri interventi, perché l’Agcom è abbondantemente in prorogatio ed è possibile che sia sostituita, nella sua composizione, da un momento all’altro.
Provo, per un attimo a dimenticare la tempestività e la parzialità del provvedimento e provo ad osservare quello che già si conosce dell’attuale decisione.
In sintesi mi pare una decisione curiosa, confusa, del tutto discrezionale e non equanime. Non voglio, però, limitarmi a questo giudizio di sintesi e provo analizzare alcuni dei difetti più evidenti.
Leggo dalle agenzie che si tratta di casi molto disparati tra loro, messi incautamente insieme. Tra l’altro questi casi sono di valore molto diverso e ciascuno può meritare valutazioni molto diverse.
L’Agcom imboccando questa strada, dovrebbe intervenire su casi circoscritti e dovrebbe inquadrarli singolarmente alla luce dei compiti diversi de Servizio pubblico e delle emittenti private.
Il giudizio di insieme su una pluralità di casi diversi non consente neppure di poter valutare la serietà delle motivazioni, caratterizzate inevitabilmente da un alto tasso di discrezionalità.
Questa discrezionalità è ancora più pericolosa se l’organismo si trova a decidere a stretta maggioranza (3 a 2) con un’astensione ed un voto contrario di due autorevoli componenti.
Infine è facile rilevare che la base giuridica del provvedimento è molto debole. Non ha molto senso parlare di una linea generale della Rai, non rispettosa del pluralismo se i singoli fatti, rivestono un carattere episodico, se sono, di diverso peso e se, singolarmente presi, appaiano, alcuni almeno, abbastanza insignificanti.
Un’ultima notazione si potrebbe fare, almeno a futura memoria. Ci sono tanti aspetti oggettivi del contratto di servizio che potrebbero essere agevolmente monitorati: pensiamo alle quote di produzione, ai programmi di qualità o ai programmi culturali, collocati in orari o in fasce di buon ascolto, agli spazi dedicati ad alcuni generi di programmazione, al rispetto delle fasce protette, agli eventi di interesse generale, alla diffusione e alla visibilità dei programmi sul territorio, al progresso degli investimenti e si potrebbe proseguire a lungo.
E’ ancora possibile valutare la par condicio senza entrare nel contenuto delle manifestazioni del pensiero. Basta tener conto della quantità degli spazi.
Quando si tratta di valutare i contenuti della programmazione, quando si deve esprimere un giudizio su una linea editoriale o su una linea informativa, tutto diventa, molto, molto più difficile.
Forse si può arrivare ad accettare un intervento sulle caratteristiche e sulla tipologia del contraddittorio, ma un giudizio che intervenga direttamente su una scala di valori editoriali, è proprio giusto che sia fatto, a maggioranza, da un organismo esterno i cui connotati d’indipendenza restano ancora in attesa di una conferma definitiva?

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