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“La concordia è intessuta di fili diversi”: il Messaggio di Francesco per la Giornata delle Comunicazioni sociali

 

“La vera concordia è intessuta con fili diversi.” C’è questo grande, antico insegnamento del cardinale Nicola Cusano nel senso profondo del messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni. Il tessuto, l’ordito, i fili delle storie. Un messaggio intriso di poeticità e visione, che però è anche un invito pressante alla comunicazione.

Scrive Francesco: “l’uomo è un essere narrante perché è un essere vivente, che si scopre e si arricchisce nelle trame dei suoi giorni. Ma, fin dagli inizi, il nostro racconto è minacciato: nella storia serpeggia il male.” Il male che serpeggia nella storia è ovviamente il serpente, la tentazione di diventare come Dio, “se mangerai”. Il male entra dunque nella storia con la serpeggiante tentazione del possesso, del raggiungere. “Spesso sui telai della comunicazione anziché racconti costruttivi, che sono un collante dei legami sociali e del tessuto culturale, si producono storie distruttive e provocatorie, che logorano e spezzano i fili fragili della convivenza. Mettendo insieme informazioni non verificate, ripetendo discorsi banali, e falsamente persuasivi, colpendo con proclami di odio, non si tesse la storia umana, ma si spoglia l’uomo di dignità.” Dunque di cosa c’è bisogno oggi? Per Francesco è chiaro. Abbiamo bisogno di storie, ancora come sempre. Ma storie vere, “storie che riportino alla luce la verità di quel che siamo, anche nell’eroicità ignorata del quotidiano.” Questa epoca il papa non ha paura a chiamarla per nome e cognome, con chiarezza indiscutibile: è l’epoca della falsificazione! “In un’epoca in cui la falsificazione si rivela sempre più sofisticata, raggiungendo livelli esponenziali, ( il deepfake) abbiamo bisogno di sapienza per accogliere e creare racconti belli, veri e buoni. Abbiamo bisogno per respingere quelli falsi e malvagi. Abbiamo bisogna di pazienza  e discernimento per ricoprire storie che ci aiutino a non perdere il filo tra le tante lacerazioni dell’oggi: storie che riportino alla luce la verità di quel che siamo, anche nell’eroicità ignorata del quotidiano.”

L’eroicità ignorata del quotidiano è forse il richiamo più drammatico al mondo dei media di oggi, che seguitano a coprirlo, negarlo, nasconderlo. Al di qua e (soprattutto) al di là di ogni barricata, storica e ideologica.

Ma se la Bibbia dimostra che Dio è creatore e narratore, facendosi uomo dimostra di ritenere che ogni storia umana è grande, non ci sono storie insignificanti o piccole. Anche agli eroi rimossi, ci sono gli uomini veri, protagonisti di un mondo anch’esso rimosso dal circo mediatico.

Queste storie però reclamano di essere condivise, raccontate, fatte vivere in ogni tempo, con ogni linguaggio, in ogni tempo. Il Papa esorta quindi a considerare che “in ogni grande racconto entra in gioco il nostro racconto. […] Quando tessiamo di misericordia le trame dei nostri giorni, allora voltiamo pagina. Non rimaniamo più annodati ai rimpianti e alle tristezze, legati a una memoria malata che ci imprigiona il cuore ma, aprendoci agli altri, ci apriamo alla visione stessa del Narratore. Raccontare a Dio la nostra storia non è mai inutile: anche se la cronaca degli eventi rimane invariata, cambiano il senso e la prospettiva.  […] A Lui possiamo narrare le storie che viviamo, portare persone, affidare situazioni. Con lui possiamo riannodare il tessuto della vita, ricucendo le rotture e gli strappi. Quanto ne abbiamo bisogno, tutti! Con lo sguardo del Narratore – l’unico che ha il punto di vista finale- ci avviciniamo poi ai protagonisti, ai nostri fratelli e sorelle, attori accanto a noi della storia di oggi. Sì, perché nessuno è comparsa nella scena del mondo e la storia di ognuno è aperta a un possibile cambiamento.” Qui il papa sottolinea che anche raccontando il male si può riconoscere il dinamismo del bene, dargli spazio. “ Non si tratta di inseguire le logiche dello storytelling, né di fare o farsi pubblicità, ma di fare memoria di ciò che siamo agli occhi di Dio, di testimoniare ciò che lo Spirito scrive nei cuori, di rivelare a ciascuno che la sua storia contiene meraviglie stupende.”

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