Arturo Scotto vittima dell’ignoranza

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Siamo alle solite: un’aggressione para-fascista ad opera di un gruppo di ragazzotti senz’arte né parte che stavolta ha avuto maggiore eco del solito, in quanto a essere investito dalla violenza verbale e fisica dei teppisti d’occasione è stato l’ex parlamentare di Sinistra Italiana Arturo Scotto.
Piena solidarietà e essuna possibile giustificazione, sia chiaro, ma sia altrettanto chiaro che qui bisogna riflettere su quanto sta acadendo con la dovuta serenità e con uno spirito critico che molti sembrano, purtroppo, aver smarrito.
L’aggressione a Scotto non significa che stanno tornando le squadracce e che dobbiamo preoccuparci in vista di una nuova Marcia su Roma ma che la nostra società, oltre a essere in preda a una barbarie che, questa sì, non si vedeva dal dopoguerra, è permeata da un’ignoranza che desta sgomento.
I ciarlatani che la notte di Capodanno, in piazza San Marco a Venezia, non hanno trovato di meglio che inneggiare al Duce e dileggiare Anna Frank non sono i nuovi Pavolini e Farinacci ma dei ventenni cui né la scuola né la famiglia sono riuscite a impartire un minimo d’educazione e che la vita, temiamo, porrà presto di fronte a prove talmente devastanti da far pagare loro a carissimo prezzo un’arroganza che, oggettivamente, non possono permettersi.
Quanto al menar le mani dopo essere stati aspramente rimproverati da Scotto e dalla moglie, siamo al cospetto del classico gesto di chi reagisce d’istinto per paura, essendo abituato a non avere limiti né contrasti e trovandosi improvvisamente di fronte non solo a una reprimenda ma anche a un cittadino coraggioso che non tollera né l’idea di dover temere il nulla assoluto né, meno che mai, di dover accettare pratiche in contrasto con i princìpi costituzionali.
Questi scalmanati che si credono onnipotenti altro non sono che dei poveri cristi, impotenti al cospetto della civiltà, incapaci di un minimo di convivenza pacifica, pieni di sé oltre il consentito ma, al tempo stesso, terrorizzati da un confronto che non accettano non essendo in grado di sostenerlo.
Ancora una volta, non bisogna, dunque, preocuparsi del ritorno del fascismo, che purtroppo non se n’è mai veramente andato, quanto dell’avanzare del vuoto, del dilagare della pochezza, della distruzione di un tessuto civico sempre più sfibrato e della solitudine in cui annegano le nuove generazioni. Spiace dirlo, ma questi non sono né fascisti né nostalgici: sono analfabeti, la cui cifra abituale non si discosta molto dal “Wilma, dammi la clava!” di flinstoniana memoria.
Un galantuomo vittima di un gruppuscolo di esaltati cui, saggiamente, proprio Scotto ha suggerito di far leggere il Diario di Anna Frank: la vicenda si può riassumere così ed è di una tristezza davvero imbarazzante.


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