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Rivoluzione in “sardina”

 

Un’intollerabile crescita delle disuguaglianze imposta dal neoliberismo non poteva che favorire il radicalismo delle posizioni politiche. E poiché le diseguaglianze sono cresciute ovunque nel mondo, si accresce anche il radicalismo di destra e sinistra, più a destra che a sinistra dove quest’ultima si  dimostra inadeguata al suo ruolo di protezione dei lavoratori e dei deboli in generale.

Corbyn non ha perduto perché troppo a sinistra come piace scrivere ai nostri giornali conservatori, ma a causa delle sue incertezze sulla Brexit e di un socialismo poco aggiornato e creativo sulla soluzione da dare ai grandi problemi del nostro tempo. In particolare quelli posti dalla globalizzazione e da un modello di sviluppo, produzione e consumi che dichiara ogni giorno il suo fallimento. Dalla mancata tutela dell’ambiente allo spreco di risorse e di vite umane legato alle logiche di dominio, al conseguente disprezzo dell’eguale diritto di ognuno alla salute, alla sicurezza, alla conoscenza e alla dignità del lavoro.

Non soltanto il socialismo, che ovunque sembra oggi trovarsi in difficoltà, ma anche la democrazia che si affidava soltanto alla libertà e all’universalità del voto andrebbe ripensata, soprattutto dove non si accompagna più ad una reale separazione dei poteri, condizione questa imprescindibile per uno Stato di diritto. La comunicazione di massa sviluppata dalle nuove tecnologie digitali moltiplica, insieme alle informazioni, cosa in sé positiva, le manipolazioni delle notizie. Anche il ricorso quasi febbrile ai sondaggi per misurare il consenso  contribuisce, come e più della propaganda,  ad orientare il conformismo di massa.

Ma di fronte al diffondersi attuale dei populismi e del radicalismo di destra, sbaglia chi pensa di poter trovare la soluzione in un ritorno al moderatismo. E attenzione a  non confondere la moderazione e il realismo del linguaggio politico che in questi giorni mobilitano le piazze delle “sardine” con una sottovalutazione della gravità e dell’urgenza delle scelte che si pongono oggi all’umanità. Confusione che potrebbe essere fatta da almeno una parte dei loro  sostenitori, specie se anziani d’età. Più difficilmente tra le nuove generazioni, che sperimentano oggi sulla loro pelle gli effetti disastrosi di una navigazione politica a vista dell’attuale classe dirigente.

Per le sardine come per tutti, l’affollatissima piazza romana di San Giovanni come le tante  riempite di giovani e meno giovani nei giorni precedenti troveranno un senso soltanto nella chiarezza e nella determinazione con cui sapranno indicare e sollecitare dai partiti e dalle istituzioni quella che appare oggi come una vera rivoluzione pacifica, a cominciare dalla realizzazione dei grandi principi iscritti in una Costituzione fino ad oggi tradita. Primo fra tutti quello che assegna alla Repubblica il compito inderogabile di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

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