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Perché non ospitare nei talk rappresentanti delle associazioni impegnate nel tema trattato?

 

Tempo fa, chiesi un appuntamento a Giovanni Floris per proporgli di ospitare nelle sue trasmissioni un rappresentante delle associazioni impegnate nel tema trattato, da affiancare a politici e giornalisti, in modo da disporre anche della competenza del volontariato. Grande cortesia, ma la cosa finì lì. Ritorno su questo argomento, perché credo che il contributo della società civile non debba essere l’ “ultima istanza” della discussione politica, come per esempio adesso sono le sardine per una sinistra che non sa più che pesci prendere; ma uno scambio continuo di esperienze nella riflessione pubblica per tenere le decisioni vicine ai problemi.

Ma forse le competenze di base non interessano ai conduttori, perché pensano che non interessino al pubblico. Io penso invece che invitare in studio i ragazzi di Baobab quando si parla di migrazioni potrebbe servire a capire meglio. O i parenti delle vittime della strada senza giustizia, quando si parla di prescrizioni. O magari, quelli di Sant’Egidio se il tema è la povertà. Già vedere una sardina nei talk ha dato il piacere di un po’ d’aria fresca. Coraggio, signori conduttori, aprite gli studi a chi vive fuori dai palazzi. Abbiamo bisogno della speranza che viene da volti credibili.

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