Il futuro delle sardine lo decidono loro, non hanno bisogno di tanti maestrini.

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“Siamo dalla parte dei più deboli”. Le forze intermedie, il sale della democrazia. Una, cento, mille piazze San Giovanni

Di Alessandro Cardulli

Troppi cuochi guastano la cucina. Parole che valgono per gli umani. Figuratevi per le sardine, pescetti non raffinati ma gustosi, dal sapore forte. Quando poi si trasformano in  ragazze e ragazzi e , insieme a  sarde più  anziane, alcune con barbe o capelli bianchi o anche calve, si muovono a grappoli, occupano le piazze trasformate in simboliche piscine di grandi città a partire da Roma, nel Nord e nel Sud, nel centro Italia, fanno la gioia di giornalisti in cerca dello scoop, visto che sulla realtà hanno ben poco da scrivere, non fa notizia. In alcuni talk show che ormai invadono le tv, ora viene chiamato anche  Bruno Vespa al quale non basta Porta a Porta, come  esperto non si sa bene di cosa. Si è trasformato in storico, ha scritto un libro sulla nascita del fascismo in cui, se ho ben capito, la colpa sarebbe stata dei socialisti, dei comunisti, di coloro che manifestavano nelle strade e nelle piazze, turbavano l’ordine pubblico. Ma non si capisce perché proprio lui viene chiamato a  “dare lezione” alle sardine. Ce ne sono anche altri, giornalisti che vivono la loro professione passando da una televisione ad un’altra, intellettuali, si fa per dire, abbonati agli  schermi televisivi, direttori di quotidiani che più di destra non si può  sui quali si esibiscono anche pennivendoli che si definiscono di sinistra, vengono chiamati apposta in nome di una non meglio definita libertà dell’informazione.

Tanti consigli non richiesti alle “sardine”. La retromarcia di Giggino Di Maio

Tutti insieme, allegramente, si impegnano a dare risposte pensose su cosa dovrebbero fare le “sardine”. Non solo, ci sono anche quelli noti per guardare dal buco della serratura che ti propinano scoop. Fanno finta di aver partecipato in gran  segreto, mascherati magari da sgombri, alla assemblea dei 150 rappresentanti tenuta lunedì a Roma in un edificio occupato da famiglie povere. Un segnale, un simbolo subito commentato negativamente. Eppure a maggio gli “abusivi” dell’Esquilino trovarono la solidarietà dell’elemosiniere del Papa, monsignor Konrad Krajewski che staccò i sigilli apposti al contatore per una morosità di circa 300mila euro. A distanza di sette mesi da quel blitz  di cui anche noi abbiamo parlato – su cui indaga ancora la Procura – nessuno ha pagato il maxi-debito ma, soprattutto, non è più possibile registrare i consumi elettrici mensili: il contatore, infatti, è stato blindato con una catena e ai tecnici di Acea viene impedito di visionare gli effettivi consumi. Ieri grazie, quindi, indirettamente al Vaticano e a quell’intervento illegale di monsignor Konrad Krajewski, le sardine hanno potuto riunirsi nell’Auditorium, per la loro prima assemblea nazionale. Leggiamo  Giggino Di Maio che aveva parlato di “exploit di Piazza San Giovanni” strizzando l’occhio alle sardine con le quali aveva detto al Corriere “si può collaborare su diversi temi”. Puntualizza: “Se si vedono, in un palazzo occupato, partono davvero con il piede sbagliato”. Non è solo il Di Maio a segnare  il distacco da quella piazza San Giovanni, dal significato che ha assunto. Ci pensa subito l’erede di Almirante e dei missini, Giorgia Meloni. Mostra sdegno, ira,  “Le sardine”, strilla, “riunite in uno stabile occupato”. Per di più  con uno striscione  su cui è scritto “Viva le sardine, abbasso gli sgombri”. “La solita storia – afferma la kapo di Fratelli d’Italia – secondo questa gente la sinistra può violare la legge come meglio crede: per occupare immobili, per far entrare immigrati illegali, per distribuire hashish e per impedire agli avversari politici di manifestare. Noi preferiamo stare dalla parte della legalità”.

Giornalisti benpensanti prendono subito le distanze

Giornalisti benpensanti se ne trovano ad ogni angolo di strada così i politici che sentono odor di bruciato, figuratevi  se si può tenere una assemblea in uno stabile occupato e prendono le distanze. Arriva subito la risposta di Mattia Santori, una specie di portavoce anche se nessuna sardina ha il monopolio del dialogo con i giornalisti. Anzi se possono li scansano. Dicevamo di Santori che risponde per le rime: “Conoscevamo la situazione e la storia di questo immobile, ma abbiamo deciso di presentarci qui proprio perché vogliamo stare dalla parte dei più deboli”. Ecco chiarito il mistero delle “sardine”, dalla parte dei più deboli.  Scrive su La Repubblica Luigi Manconi  un articolo dal titolo “lasciamo in pace le sardine”. Per quanto vale  il nostro modesto pensiero non vogliamo “lasciarle in pace”. Anzi, chiediamo loro un aiuto per cambiare, per quanto possibile, il futuro del nostro Paese. Non chiediamo loro né per chi votano, né se intendono fare politica nei modi più tradizionali, magari cercando qualche candidatura. Se sono di sinistra, di destra è certamente impossibile, solo dei cretini possono pensarlo.

Nel corso degli anni perse le tracce, ma non il significato, di 12 movimenti

Come Manconi anche noi siamo stati protagonisti, sia come cronisti, sia come attivisti di movimenti che si sono susseguiti in questi anni. In una vecchia borsa conservo  ancora i “post-it”, foglietti con scritte parole d’ordine della Federazione della stampa, se ben ricordo, a sostegno di una grande manifestazione a Piazza San Giovanni dove il sindacato dei giornalisti portava il suo contributo. Ad oggi si contano, come scrive Manconi, ben dodici movimenti di cui si sono perse le tracce nel tempo. Si sono sciolti come neve al sole. Eppure  erano partiti bene. Ricordo fra gli altri i “girotondi”, le manifestazioni alla Rai, sotto il famoso cavallo. Marco Taradash definisce le sardine come “reazione cutanea dell’anima”, belle parole, prive di significato come le rassegne stampa che  ogni sabato ci dobbiamo sorbire da Radio Radicale. Noi Marco lo conosciamo bene, dai tempi dell’Università di Pisa e per questo sopportiamo le “sue” faziose rassegne stampa. Ma chiamare le sardine reazione dell’anima, è davvero troppo. Sempre Manconi cita Macaluso che ha parlato di “sottosuolo della politica”.  Le sardine vivono in mare,  il loro habitat non è il sottosuolo. In realtà non c’è bisogno di andare lontano, di cercare immagini, immaginazioni.

Un corpo intermedio fra la politica e il mondo civico attivo

Dicono loro stessi cosa sono quando affermano di esprimersi come “un corpo intermedio tra la politica e il mondo civico attivo”. Ecco, la chiave del loro successo, una folata, un vento di democrazia. La Politica con la P maiuscola non vive, boccheggia, se i corpi intermedi vengono man mano eliminati. Questo è quel che è accaduto nel nostro Paese. La progressiva eliminazione dei corpi intermedi, delle associazioni di cittadini che operano nelle periferie delle grandi città in particolare. La mia esperienza di presidente di un grande Municipio romano, quello che comprende una fetta di territorio, dal Tuscolano all’Appio, alla Anagnina, a Vermicino, località nota per la morte di un ragazzino prigioniero di un pozzo in cui  era caduto,  mi fa dire che senza una rete di associazioni  non si va da nessuna parte.  Già, le forze intermedie. Anche i sindacati sono forze intermedie, esprimono istanze del mondo del lavoro.  Non si può governare senza il loro autonomo apporto. Ci ha provato Renzi Matteo e vediamo la fine che ha fatto. Si trova alla testa di una piccola scheggia politica, senza arte né parte.

Difendere la Costituzione e farla applicare, un grande obiettivo

Solo in questi ultimi anni i sindacati stanno recuperando il loro ruolo, di straordinaria importanza, nel rapporto con il governo, con le forze politiche. Ecco, noi pensiamo che le sardine possono essere una delle forze intermedie di cui ha bisogno la democrazia. Il faro, la guida, è la Costituzione. Una delle parole d’ordine più usate da questi nostri ragazzi e ragazze, nostri figli e nipoti, capaci di trascinare anche i padri e i nonni. Difendere la Costituzione e farla applicare. Vi pare poco?  A noi sembra un grande obiettivo. Pensiamo ad un “tavolo” di forze intermedie, libere e autonome,  che vivifica, stimola forze politiche, di governo e di opposizione. Il sale della democrazia. Facile a dirsi, difficile a farsi. Ci ha provato, con successo, Greta che ha dato una scossa al mondo. Nessuno le ha chiesto per chi vota. Ci provino le sardine. Dice il proverbio che chi ben comincia è a metà dell’opera. Vi aspettano tante “piazza San Giovanni”.

Da jobsnews


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