ECCO CHI LAVORA PER IL RE DI PRUSSIA: COME LA SINISTRA ITALIANA FAVORISCE IL CAPITANO E PREPARA LA SUA INCORONAZIONE

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Stanno tutti sulla parte illuminata del palcoscenico, questi uomini del Capitano, a loro insaputa. A cominciare dal Governo. Poi ci sono i media, quelli che non ti aspetteresti. Sembrano aver incominciato a condividere la carta principale del “gioco” di Salvini, le elezioni subito, sparando a palle incatenate scetticismo e diffidenza sulla ipotesi di convergenza tra M5S e Pd

Erano circa le due e mezza del pomeriggio, quando il principe di Soubise diede l’ordine alla propria cavalleria di portarsi in prima linea lasciando l’originaria posizione a difesa dello schieramento di fronte alla piccola città sassone di Rossbach: non sapeva allora che con quel semplice gesto avrebbe firmato una delle più umilianti sconfitte dell’esercito francese e soprattutto che sarebbe passato alla storia come colui da cui trae origine il celebre modo di dire “lavorare per il Re di Prussia”.

Lo sventurato (al cui nome è legata anche una celebre salsa a base di cipolle) era al comando di un esercito forte almeno il doppio di quello guidato personalmente da Federico II di Prussia.

Avrebbe avuto in mano tutte le carte per vincere, forse stravincere, quella battaglia all’inizio di novembre del 1757, nel pieno della Guerra dei sette anni, senonché scambiò i movimenti con cui i prussiani si preparavano all’attacco per manovre preliminari alla ritirata. E quella che nei suoi piani avrebbe dovuto essere una semplice scaramuccia d’assaggio, vista anche l’ora tarda, si trasformò in una disfatta definitiva, consumatasi in appena un’ora e mezza di combattimento fulmineo e sanguinosissimo.

Da allora chiunque prepari la propria sconfitta, e faccia il gioco dell’avversario credendo (o anche fingendo) di combatterlo, finisce per essere accomunato a quel dignitario di corte di Luigi XV, gran seduttore di donne (anche giovanissime), gran estimatore di cavalli, ma pessimo comandante in capo (o “capo politico” che dir si voglia).

Oggi, a più di due secoli e mezzo di distanza, in un’Italia sfarinata e disillusa, si direbbe che i de Soubise abbiano proliferato oltre misura. E che coloro che lavorano per il Re di Prussia (o, se si preferisce, dopo la lettura del Rapporto Censis, per l’”uomo forte” alle porte) allignino sui più diversi campi in cui si combatte la battaglia contro un turbopopulismo aggressivo, rozzo e arrembante (più degno del re di Prussia padre, quel Federico Guglielmo che trascorreva le giornate a passare in rassegna manipoli di granatieri e a schiaffeggiare le ragazze in strada per ricacciarle in cucina, che non dell’ ingentilito figlio Federico II).

Detto in altre parole, come sintesi dopo aver letto cronache e editoriali di giornali, visto sfilze di talk show, teso l’orecchio al gossip strabordante dalle stanze dei palazzi, interpretato sguardi e fisiognomica dei leader, auscultato direttori di giornali e telegiornali, verrebbe spontanea la domanda: “Tutti pazzi per Salvini?”.

L’esercito di Matteo Salvini – un po’ come quello a suo tempo di Federico II – non è in una posizione netta di supremazia, anzi: in Parlamento le sue truppe – mettendoci insieme anche quelle della alleata (?) Meloni – sono all’incirca la metà di quelle giallo-rosa (157 contro 333). Nel Paese i sondaggi ne gonfiano il consenso, ma sono voti virtuali e, come si sa, volatilissimi in tempo di velocità e di volubilità nell’orientamento di quelle che non sono più vere e proprie “culture politiche” ma mood, sentimenti e stati d’animo, tanto che già le ultime rilevazioni segnalano il superamento verso il basso della soglia psicologica del 30 per cento… Continua su libertaegiustizia


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