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Eccidio di Piazza Fontana. Il Commissario Iuliano aveva capito tutto, fu zittito brutalmente. Dai suoi

 

Eccidio di piazza Fontana, 12 dicembre 1969. Roberto Gargamelli è uno degli anarchici che, con Pietro Valpreda, è accusato di aver ordito e organizzato gli attentati a Milano e Roma che culminano  con la strage alla anca Nazionale dell’Agricoltura. Risulterà, come tutti gli altri anarchici, assolutamente innocente. Prima, però, patisce una lunga carcerazione. Mi viene spontaneo chiedere: qualcuno le ha chiesto scusa? “No, mai. Da cinquant’anni aspetto che qualcuno si scusi…L’unica cosa che ho ricevuto, nel corso degli anni, è il costo del carcere…”. Lo guardo incredulo. Ripete sorridendo: “Il conto del carcere…Il conto che si paga…”. Lei ricorda la cifra? “Certo: 220 mila lire…”. La butta sul ridere: “E’ anche un buon prezzo…Al centro di Roma, quei prezzi lì…attualmente si paga di più…”.
Molte, le celebrazioni, per i cinquant’anni della strage. Giuste, necessarie, doverose. C’è però ancora una vittima che attende una parola di scusa, un risarcimento: l’onore che in quei giorni gli viene intaccato. Un commissario di polizia di Padova. Si chiamava Pasquale Iuliano. Cercate di immaginarlo: un poliziotto vecchio stile, bonario e caparbio, molto intuito e suola di scarpe, un Maigret all’italiana. Capisce subito che Franco Freda, Giovanni Ventura, gli altri neo-fascisti di Ordine nuovo sono pericolosi. Ha anche un testimone, che sa cose importanti. E’ un portiere. Un giorno, misteriosamente, precipita dalle trombe delle scale del palazzo dove lavora. Iuliano redige un memoriale, lo invia alla procura. Avverte che sono “imminenti degli attentati”. Ha raccolto prove, trovato depositi d’armi. E’ a un pelo dall’incastrare Freda e Ventura. Va nella direzione giusta, a qualcuno questo non piace. Lo bloccano. Non solo: è lui a finire sotto inchiesta, sospeso dalla funzione e dallo stipendio, accusato di aver ‘perseguitato’ i neri, di aver costruito prove false contro di loro. Lo trasferiscono a Ruvo di Puglia, in pratica a non fare nulla. Dieci anni di processi e arriva l’assoluzione. Nel 1980 si dimette dalla Polizia, torna nella sua città, Matera. Apparentemente è dimenticato da tutti, ma non da quelli che nel 1969 stava per bloccare; loro se lo ricordano ancora: riceve una quantità di telefonate anonime e minacce, insulti. Iuliano muore il 15 aprile 1998, appena 66 anni. Nessuno ha portato mai un fiore dove riposa; solo Marco Pannella, anni fa. Sarebbe bello se il capo della polizia Francesco Gabrielli, ma anche un qualche politico, trovasse il tempo per farlo; e sussurrare: “Ci scusi, aveva ragione”.

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