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L’ultimato irricevibile di Di Maio che rivendica le linee di fondo dei decreti sicurezza Salvini

 

Chi salva una vita…ha salvato il mondo intero. Per quanto possa sembrare strano questo detto del Talmud ci può aiutare a districarci nella crisi politica in corso. Il Presidente Mattarella ha conferito l’incarico al prof. Conte di formare un nuovo governo sulla base di un accordo programmatico di lungo respiro fra il PD ed il Movimento 5S. Allo stato attuale sembra sventato il colpo di mano della Lega, che ritirando la fiducia al suo stesso governo, ha puntato ad elezioni anticipate per impadronirsi della maggioranza parlamentare e conferire i “pieni poteri” al suo capitano. Contro la nascita del nuovo esecutivo hanno sparato ad alzo zero tutti i cannoni della destra e vi è stato chi ha invocato l’insurrezione popolare. E’ mancata solo la minaccia della marcia su Roma: forse perché non dispongono ancora dei manganelli necessari. Ma anche dal centro e da sinistra vi è stata un’alzata di scudi, con sottili disquisizioni sull’incoerenza politica e programmatica dei due principali attori politici. Come se non bastasse ieri si è aggiunto il fuoco amico di Di Maio che ha cercato di fare uno sgambetto al Presidente incaricato lanciando un ultimato irricevibile al PD e rivendicando le linee di fondo dei decreti sicurezza Salvini, Se è facile, pertanto, predire che la vita di questo nuovo governo sarà piuttosto complicata e che il fallimento è dietro l’angolo, vi è una totale sottovalutazione dei valori in gioco e dell’urgenza di operare una svolta. E’ stata invocata la necessità di un governo di esplicita e dichiarata difesa della Costituzione che ripristini gli equilibri democratici; che garantisca e fortifichi la separazione dei poteri e l’autonomia della magistratura; che salvaguardi l’unità della Patria respingendo il progetto secessionista dell’autonomia differenziata; che recuperi il rapporto con i corpi sociali intermedi; che rispetti i trattati internazionali sui diritti umani, compresi quelli riguardanti i soccorsi in mare, e riprenda una dialettica corretta con le istituzioni comunitarie; che rimetta al centro dell’azione di governo il lavoro e la sua tutela e l’ambiente, ripudiando l’idea incostituzionale della flat tax.

Ripristinare i meccanismi della democrazia costituzionale mortificati per troppo tempo non sarà facile, però prima ancora della salute delle istituzioni, occorre occuparsi della nuda vita, per quanto le due cose siano collegate. Il 28 agosto la nave Mare Jonio della ONG italiana Mediterranea ha salvato dal naufragio “circa cento persone tra cui 26 donne di cui almeno 8 incinte, 22 bambini di meno di 10 anni e almeno altri 6 minori“. Con i suoi ultimi vagiti, questo governo non ha avuto vergogna di notificare alla “nave dei bambini”, il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane per impedire lo sbarco dei profughi. Né il drammatico trasbordo notturno delle donne e dei bambini, dettato dall’esigenza di prevenire le censure dei giudici, cambia la situazione. Fino all’ultimo si è voluto affermare il divieto di salvare la vita in mare: la morte come strumento della politica. Tutto questo quando le statistiche dell’ONU (UNHCR) ci informano che nel 2019 il maggior flusso dei rifugiati è gravato sulla Grecia, con 31.265 arrivi contro i 4.823 arrivati in Italia, mentre 894 persone risultano morte o disperse nel Mediterraneo centrale dove sono impediti i soccorsi. E’ assolutamente urgente porre fine a questo processo di disumanizzazione, che è avvenuto e avviene ancora sotto i nostri occhi.

La politica costruisce la morte, la politica può ripristinare il rispetto della vita. Una politica che calpesta i principi ed i valori della democrazia mette a rischio la vita stessa, come dimostrano i terribili roghi della foresta amazzonica ispirati dalla politica di Bolsonaro, che ha garantito agli speculatori la facoltà di depredare l’Amazzonia.

Non c’è più tempo da perdere perché, come dice il Talmud: chi salva una vita ha salvato il mondo intero.

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