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Lo strapotere dei fascisti e la settimana “nera” di Roma

 
Se ci fosse stato ancora bisogno di prove sul ritorno in grande stile dell’ideologia fascista in gruppi e movimenti e su una certa quiescenza nei controlli, questa settimana ne sono arrivate e molte. L’ultima è forse la più folclorica ma la più visibile: al Villaggio Olimpico il rave illegale di Casapound ha messo in scena il “meglio” del repertorio della nuova destra sfacciata, per esempio i saluti romani, corollario del concerto a tutto volume cominciato alle 19 e finito a tarda notte senza alcun controllo, nonostante le proteste dei residenti e le telefonate ai centralini delle forze dell’ordine. Lo spettacolo è potuto andare avanti col pubblico in delirio per il brano “Cinghiamattanza”, un cult del genere che viene ascoltato colpendosi a cinghiate. Ma, in fondo, questo è stato solo l’ultimo episodio di una settimana nera a Roma, cominciata il sabato precedente con l’aggressione di quattro ragazzi del Cinema America, l’immobile di Trastevere “salvato” dalla demolizione da un gruppo di giovani che dal 2012 tiene lì iniziative culturali. Le indagini, supportate da filmati di videocamere della zona e dal racconto delle vittime, hanno consentito di individuare gli autori, tutti legati a gruppi di estrema destra della capitale, tra cui il leader di Blocco Studentesco, Marco Ciurleo e Alex Muratori esponente di Casapound. La Procura sta valutando a carico degli aggressori l’aggravante dei futili motivi nonché il movente politico perché prima delle botte alle vittime era stato fatto notare che indossavano la maglietta di Cinema America.
Tre giorni più tardi nuova aggressione nello stesso solco politico, vittima una giovane attrice, Federica Zacchia, ex fidanzata del presidente dell’associazione Cinema America. Ma c’è dell’altro: nelle stesse ore in cui si snodava l’incredibile ricostruzione delle violenze gratuite avvenute a Trastevere la Corte dei Conti ha completato l’accertamento del danno erariale causato dall’occupazione abusiva da parte di Casapound dell’immobile di via Napoleone III a Roma, dove l’associazione si è stabilita da 15 anni senza mai pagare il canone e così accumulando un debito di 4,6 milioni di euro. Anche questo sotto gli occhi di molti e senza che alcuno sia mai intervenuto né per chiedere la riscossione né per lo sgombero. Una sensazione evidente di impunità circonda questa sequenza di fatti che ha sì prodotto reazioni e indignazioni, ma l’unica organizzazione che ha chiesto formalmente e pubblicamente lo scioglimento di Casapound, in quanto associazione dichiaratamente fascista e dunque contraria alla legge ordinaria e alla Costituzione, è stata l’Anpi con un appello che sta trovando in queste ore migliaia di adesioni. Sempre, però, in un panorama di cautela e assurda tolleranza da parte dei soggetti che sul piano istituzionale sono deputati ad applicare le leggi antifasciste che ancora esistono nell’ordinamento italiano.

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