John Bercow speaker Camera dei Comuni di Londra al Festival dell’Economia di Trento

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Mister John Bercow è lo speaker della Camera dei comuni, la terza carica dello Stato in Inghilterra: un ruolo fondamentale per la democrazia parlamentare inglese. Una personalità influente non solo per il ruolo che ricopre ma famoso anche per il suo richiamo che esclama sempre prima di dare loa parola:  «Order!, order!» (ordine, ordine). Su YouTube e nei social è diventato uno degli slogan più diffusi. Invitato dal Festival dell’Economia di Trento la sua conferenza era incentrata sul tema “Democrazia liberale o dittatura della maggioranza?», dove l’interrogativo è posto anche nell’ introduzione pubblicata nel programma: «la stretta fra l’ascesa delle autocrazie e l’onda del populismo, oggi la democrazia liberale sembra in crisi. Riuscirà a sopravvivere quello che Churchill definì il “sistema peggiore del mondo, a eccezione di tutti gli altri?».

Intervistato dal corrispondente di Repubblica a Londra, Enrico Franceschini e da Tim Hames (ex vicedirettore del Times), John Bercow ha dimostrato una spiccata simpatia tipica dell’humor britannico e dotato di un’abile dialettica nell’analizzare i problemi della democrazia (nell’accezione più allargata del termine, rara da riscontrare nei politici italiani, specie se intervistati), fino a toccare spesso l’argomento dell’uscita dalla Comunità Europea definita Brexit. Sul palcoscenico del Teatro Sociale di Trento, Bercow ha intrattenuto il pubblico suscitando molti applausi e risate: il 157 esimo Speaker nella storia della democrazia parlamentare inglese (è stato rieletto per la quarta volta in quello che è definito come “la madre di tutti i parlamenti” il più antico d’Europa istituito con la Magna Charta nel 1250), ha risposto con assoluta disinvoltura alle domande dei due giornalisti e di alcuni tra i presenti in platea.

Alla domanda del perché  scelga di dire order risponde: «è un imperativo per ottenere una buona condotta che ritualmente pronuncio ogni giorno all’inizio dei lavori parlamentari. In realtà è un’espressione che esiste da da centinaia d’anni e uso questa parola per attirare l’attenzione. Durante i dibattiti assume un’importanza diversa ma mi capita spesso di essere riconosciuto per strada, e le persone si avvicinano chiedendomi di ripeterla, così come è accaduto in metropolitana dove un ragazzo ha chiesto se poteva registrarmi mentre la dicevo  e farla poi sentire alla fidanzata». Lo ha fatto? «Naturalmente si, ho acconsentito volentieri». Il pubblico coglieva la sua spontaneità nel raccontarsi  e per la modestia nel valutarsi, quando spiega di non poter affermare di sentirsi così diverso dai suoi predecessori: «sono partito con un piano se vogliamo agire come catalizzatore e trovare una modalità adatta per il cambiamento. Ho cercato di farlo alla Camera dei Comuni e anche all’esterno. Prima si venivano a creare lunghe liste per poter intervenire e gli ultimi iscritti non ci riuscivano mai. Il mio intento è stato quello di rivitalizzare il regolamento della richiesta e sottoporre quesiti, dando priorità a richieste e tematiche  a cui deve essere prestata più attenzione, altrimenti trascurate dal governo. Ho dato il permesso di anticipare 618 richieste di intervento. I ministri hanno capito l’importanza di venire alla Camera dei Comuni. È necessario avere degli alleati in Parlamento, un’alleanza trasversale anche con il personale che lavora». Personalità carismatica, Bercow sa cogliere l’umore della platea e la omaggia con un: «siete un pubblico fantastico, ho molti più amici qui in questo teatro che nel Parlamento», e alla domanda di Enrico Francescani, se anche a casa è abituato ad esclamare order, order, risponde: «non lo faccio con i miei figli ma abbiamo un gatto che si chiama “Order” e lo devo spesso chiamare (abita in un appartamento della Camera dei Comuni, ndr)» – risata d’obbligo da parte del divertito pubblico. L’ospite illustre del Festival (la decisione se Tito Boeri sarà ancora confermato anche nella prossima edizione è ancora un’incognita tutta da risolvere) ha un obiettivo preciso: «la cosa fondamentale è la persistenza nel continuare a ripetere le stesse cose e farlo è importante quanto la qualità di quello che si dice. Bisogna continuare a ripeterlo e non basta pensare di essere nel giusto ma riproporre continuamente quello in cui si crede: per i diritti umani ad esempio. Churchill diceva “continua a rompere le scatole e non fermarti mai”». Il dibattito sempre più coinvolgente ha toccato vari aspetti della politica, passando dai rischi che corre la democrazia fino al tema più attuale e incalzante del giorno: l’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea. Bercow non ha usato mezzi termini nell’affrontare l’argomento: «La democrazia liberale è in crisi. Penso sia sotto minaccia e le sfide da affrontare sono molte e le battaglie per affermare la democrazia liberale devono essere portate avanti. I fondamentalisti integralisti  sono dei fascisti con le loro minacce perché ritengono di poter dominare con la forza. Ai terroristi dobbiamo continuare a dirlo: non metterete a rischio la nostra volontà. La collega parlamentare Helen Joanne Cox assassinata nel 2016  era favorevole a restare in Europa ed è stata uccisa da chi non credeva nei valori della democrazia. Io però sono convinto che lo stato di diritto continuerà e le forze del male verranno sconfitte. La minaccia alla democrazia viene a crearsi quando le forze politiche non ottengono il consenso del pubblico». La questione Brexit è attraversata da forti inquietudini per il suo epilogo e dopo le dimissioni del Primo ministro Theresa May si dovranno attendere le decisioni del suo successore.

Bercow ha colto l’occasione per ribadire l’importanza del Parlamento: «il suo ruolo è indispensabile e deve lavorare per valutare il governo, la spesa, le sue politiche e l’amministrazione. Sta facendo il suo lavoro e gli scontri che si sono visti (su questo aspetto Enrico Franceschini ha colto l’occasione di fare un paragone con quello che accade nelle aule parlamentari italiane, ndr)  fanno parte del dibattito. Deve scendere nei dettagli delle decisioni, la democrazia ha un costo e ha bisogno di tempo». Alla domanda se al Parlamento verrà impedito di deliberare sulla Brexit e se c’è il rischio di una crisi istituzionale nel suo paese, Bercow ha risposto senza esitare:«non posso pensare che il Parlamento resti fuori dalla discussione sulla Brexit! ha la responsabilità di attuare la decisione del referendum. Il voto per uscire ha ottenuto una maggioranza risicata ma dobbiamo rispettarla. Non c’è un rischio nell’immediato ma se non verrà presa una decisione entro il 31 ottobre o un nuovo accordo per prolungare la scadenza, noi usciremo dall’Unione Europea. Nessuno però può prevedere cosa accadrà in questi mesi».

 

Crediti foto John Berchow Festival dell’Economia Trento 2019 @Daniele Paternoster


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