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Zucconi parlava dritto, con lealtà e spessore

 

Vittorio Zucconi mi piaceva. Parlava dritto, con lealtà e spessore. Aveva tanto mondo nella sua storia. Mi accorgo subito quando parlo con chi ha viaggiato molto. Non dico turismo, ma viaggio, quello dove parli con le persone, attacchi bottone per sapere come vivono, cosa pensano, per capire e raccontare. Aveva girato in Europa, Giappone, Mosca, Usa. Parlava dei grandi, ma faceva passare nelle sue parole anche l’umore della gente.  Zucconi era anche un buon commentatore politico. Andava al sodo. E nei dibattiti ribatteva con parole abrasive, spesso ironiche, mai arroganti. In radio, lo trovavo meno incisivo, come se non gradisse parlar da solo, senza qualcuno da guardare negli occhi.

Se ne va così, con un flash d’agenzia, in una domenica piovosa. E dopo questa notizia, sento quanto i suoi ragionamenti erano nel mio quotidiano. Quelli che come lui ci tengono attaccati ai loro racconti, quando se ne vanno lasciano sempre troppe pagine bianche.

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