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Verità e giustizia per Andrea Rocchelli e Andrej Mironov. Articolo 21 e Fnsi al fianco di Elisa e Rino

 

Era una grigia mattinata di novembre di tre anni fa. Fino a quel momento avevo sentito Elisa e Rino Rocchelli, genitori di Andrea, solo telefonicamente.
Erano a Roma per incontrare il presidente della commissione Diritti umani, il senatore Luigi Manconi. Un appuntamento importante dopo che i colleghi di Articolo 21 Milano e il presidente della Federazione nazionale della stampa Beppe Giulietti, che li avevano visti la settimana prima, avevano garantito il supporto alla campagna per riportare sotto i riflettori l’omicidio – avvenuto il 24 maggio del 2014 – di Andy e di Andrej Mironov, che lo accompagnava nel suo viaggio in Ucraina per realizzare un reportage sul conflitto nel Donbass.
Il primo ricordo di quell’incontro… il sorriso e la dolcezza di una donna che nonostante l’immenso dolore per la perdita di un figlio di soli 31 anni, padre di un bimbo di 3, non si era indurita, inaridita. E con lei Rino, con la stessa dignità e pacatezza che solo persone straordinarie riescono a mantenere vive anche quando il buio più cupo offusca il pensiero e l’anima.
L’incontro con Manconi fu anche l’occasione per fare il punto sulle due indagini, una portata avanti dalla procura di Pavia e l’altra dalle autorità giudiziarie ucraine.
L’inchiesta sembrava ormai giunta a un punto morto e la documentazione arrivata da Sloviansk non aveva chiarito chi avesse sparato sui due giornalisti impegnati a raccontare la guerra civile ucraina.
Dopo un lungo silenzio i genitori di Andy avevano lanciato un appello dalle pagine del settimanale “L’Espresso” per chiedere che la vicenda non fosse archiviata.
E così è stato. Oggi si sta celebrando nella città dove Andy era nato il 27 settembre del 1983 il processo che vede imputato colui che si ritiene responsabile dell’attacco che ne causò la morte, Vitaliy Markiv.
Ucraino con nazionalità italiana, Markiv era a capo del battaglione di cecchini che aveva bersagliato con colpi di mortaio l’auto su cui viaggiavano Rocchelli e Mironov e altre tre persone. Un fuoco di fila durato oltre venti minuti, con i proiettili progressivamente calibrati verso il fossato dove il fotoreporter e il collega e si erano rifugiati.
Per me che avevo dato quel tragico 24 maggio la notizia dell’uccisione di Andrea e Adrej e che come Andy ho dedicato la vita professionale a raccontare gli ultimi, gli oscurati; per tutta Articolo 21 che della difesa del diritto all’informazione e alla libertà e la sicurezza dei giornalisti ne ha fatto una missione; per Beppe Giulietti e la Fnsi che, nonostante Rocchelli non fosse iscritto al sindacato, hanno affiancato Elisa e Rino anche nella battaglia giudiziaria, costituendosi parte civile al processo che sta continuando in queste ore; per Riccardo Noury, che conosceva Mironov, e Amnesty International che continua a battersi per i diritti di tutti gli operatori dell’informazione sotto tiro, era doveroso rilanciare e sostenere quell’appello.

Tutti noi, insieme all’avvocato Alessandra Ballerini che dal 2017 segue il caso Rocchelli, nel quinto anniversario della loro morte rinnoviamo l’impegno affinché Andrea e Andrej non vengano dimenticati, né dal punto di vista della memoria, né da quello giudiziario, e continueremo a chiedere, pretendere, verità e giustizia. Sempre.

Aggiornamento delle 14

Il pubblico ministero Zanoncelli  del processo contro Vitaly Markiv, l’italo ucraino accusato di avere ucciso il 24 maggio del 2014 a Sloviansk, nella regione del Donbass in Ucraina il fotoreporter Andy Rocchelli e il giornalista russo Andrej Mironov, ha chiesto nel corso della requisitoria 17 anni di carcere per l’imputato.

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