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Teatro Argentina. “TITO/GIULIO CESARE”, una rielaborazione shakespeariana col volto del potere attuale

 

La prima arte che deve imparare chi aspira al potere è di essere capace di sopportare l’odio. (Lucio Anneo Seneca)

ROMA – TITO /GIULIO CESARE due drammi shakespeariani riscritti in chiave contemporanea , ironica e innovativa riflessione sul dovere sociale e sulle conseguenze del potere, con un linguaggio moderno e potente che ci rimanda con il pensiero all’attualità. Spettacolo diverso e da vedere: in scena fino al 12 maggio, al Teatro Argentina, a firma di Michele Santeramo e Fabrizio Sinisi per la regia di Gabriele Russo e Andrea De Rosa.  TITO/GIULIO CESARE, nato nell’ambito del progetto Glob(e) al Shakespeare, per il Napoli Teatro Festival, ideato da Gabriele Russo è stato riconosciuto dall’Associazione Nazionale dei Critici con un Premio come “migliore progetto speciale” 2017.

Michele Santeramo ha rivisitato Tito Andronico, forse la più cruenta tragedia del bardo, spogliando l’eroe della retorica epica, rendendolo più umano e stanco di battaglie, con un grande desiderio di normalità, che sarà causa comunque di una vendetta obbligata dalle regole sociali. Santeramo e Russo rileggono entrambi Shakespeare enucleando l’insensatezza della guerra e della violenza in tono lieve e giocoso, capace di strappare il sorriso al pubblico in sala, che al teatro Argentina era composto soprattutto di giovanissimi i quali hanno risposto con calore. Dice Gabriele Russo: «Non è un caso che Tito Andronico, la prima tragedia scritta da Shakespeare, sia la sua opera più cruenta, sanguinaria e violenta, ciò è certamente dovuto oltre alla giovane età dell’autore ma anche alla sua consapevolezza che questi ingredienti, all’epoca, fossero molto attraenti per il pubblico, realizzando importanti incassi al botteghino. (…) A quanto pare le cose oggi come allora non sono tanto cambiate. (…) Tito uomo. Un uomo alla ricerca della normalità. Vorrebbe ascoltare musica, leggere un libro, starsene in pantofole. Tito alla ricerca della pace. Ma c’è pace se la guerra è altrove?” Sul palco la guerra appare tale perché radicata in una cultura, nei suoi rituali, che possono diventare trappola feroce. La Lavinia di Santeramo e Sinisi, vittima di una ritorsione terribile, non è quella di Shakespeare, essa si fa attrice che contesta la parte a lei affibbiata, diventando eco dellla moderna realtà femminile. La chiara consapevolezza che gli attori stanno recitando un ruolo, l’entrare e uscire dai personaggi, facilita la riflessione distaccata sul significato della violenza del potere ieri come oggi.

“Giulio Cesare” , seconda parte solenne come una fuga d’organo, pone la domanda se sia giusto uccidere il tiranno se questo è per il bene dello Stato. Il testo riscritto da Fabrizio Sinisi, è affrontato in modo politico dal regista Andrea De Rosa. Le riflessioni dei congiurati – Bruto, Cassio e Casca – sembrano riferite all’oggi, all’attuale bisogno, proprio di molti, di deificare “l’uomo forte” e delegare a lui la soluzione dei propri problemi. Fino alla disillusione. In una scenografia minimale e tragica, supportata da spazi musicali espressivi e dal rimbombare militare di elicotteri , i tre congiurati raccontano ai presenti, scendendo in mezzo al pubblico, ciò che li ha condotti al loro gesto, dinamiche psicologiche non dissimili da quelle che conducono alle guerre. Fabio Tedesco, che interpreta Antonio, si trasforma in un anchorman di successo per presentare alla platea, come in un talent show, la gara delle ostilità che nell’aria risuona con la parola “gas nervino”. Si parla di molte cose e, non a caso, anche degli uomini venuti dal mare la cui fame alla fine farà giustizia dei muri.

 

Fino al 12 maggio al Teatro Argentina

in scena TITO/GIULIO CESARE, due riscritture originali da Shakespeare

a firma di Michele Santeramo Fabrizio Sinisi, per la regia di Gabriele Russo Andrea De Rosa.

Due atti di un’unica intensa e beffarda riflessione sulle “conseguenze del potere” condividono,

oltre allo spazio del palcoscenico, un linguaggio potente e fortemente contemporaneo

TITO/GIULIO CESARE 
2 riscritture originali da Shakespeare
di Michele Santeramo/Fabrizio Sinisi
dirette da Gabriele Russo/Andrea De Rosa
scene Francesco Esposito – costumi Chiara Aversano – luci Salvatore PalladinoGianni Caccia – sound designer G.U.P. Alcaro

Produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini

TITO
di Michele Santeramo _ regia Gabriele Russo
con Andrea Bancale Alabro; Roberto Caccioppoli – Bassiano; Antimo Casertano – Lucio, Fabrizio Ferracane – Tito;

Martina Galletta – Tamora; Ernesto Lama – Saturnino; Daniele Marino – Demetrio; Francesca Piroi – Lavinia;

Daniele Russo – Aronne; Filippo Scotti – Marzio; Andrea Sorrentino – Chirone; Rosario Tedesco – Marco
GIULIO CESARE
di Fabrizio Sinisi _ regia Andrea De Rosa

con Nicola Ciaffoni – Casca; Daniele Russo – Cassio; Rosario Tedesco – Antonio; Andrea Sorrentino – Bruto

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