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C’era una volta il Bordin caffè

 

C’era una volta il caffè alla Bordin. Ti svegliavi, caracollavi fino alla cucina e cominciavi ad affrontare il dubbio dei Pinuts, antico e amletico come l’uovo e la gallina: per svegliarsi ci vuole il caffè; per fare il caffè devi essere sveglio: come se ne esce?

Bene o male raggiungevi quella moka pluridecennale a te riservata in famiglia, che mai aveva visto il sapone, ma solo una passata del dito e ti impegnavi, come il Mago Merlino con i suoi distillatori, a raggiungere quel livello di acqua sulla valvola che non deve essere né troppo su, né troppo giù: e svuota e aggiungi, risvuota e riagg… Ecco! La vaschetta al suo posto, il dosacaffè (unica modernità della liturgia) che ti solleva dal dover spargere polvere nera tutto intorno e poi cercare la giusta pressione col dorso del cucchiaino sull’ambrosia scura all’interno del contenitore; la giusta forza per chiudere – senza serrare! – le due metà dell’alambicco e la sua posa sulla fiamma al minimo. Il tutto mentre dalla radio, da decenni sintonizzata rigorosamente sulle sue frequenze, le varie voci di Radio Radicale accompagnano il rito. Tutto è calcolato al centesimo di secondo, come in una corsa di Formula uno o una discesa di Super Ski. La moka deve gorgogliare mentre sfumano le ultime parole della rubrica delle sette e trenta; sulle note del Requiem di Mozart avviene il travaso nella tazza e il cucchiaino inizia a girare. Poi questo si solleva e lo si porta a vibrare sulla porcellana per trarne quel tintinnio alla ta-ta-ratatta-ta-ta dalla cui regolarità ritmica trarre auspici per l’andamento della giornata che si apre; il risucchio dell’ultima goccia – irresistibile come il leccare il tappo d’alluminio dello yogurt in memoria di Oscar Wild nell’A tutto posso resistere meno che alle tentazioni – ma come si può disperdere anche una sola goccia del nettare nero? – e dalla radio emerge soave, ma fermissima (una rosa nel pugno!) la voce di Massimo Bordin che ci saluta: “Ed eccoci all’appuntamento con Stampa e Regime, la rassegna stampa di Radio Radicale. Oggi la rassegna stampa …”.

Questo era il cerimoniale che oggi non c’è più. Cosa c’è di più sereno e rassicurante di un rito che si ripete per decenni e che proprio per questo – il ripetersi immutato nel tempo – diventa funzione e regola? Ogni suo turbamento è destabilizzante. Ogni alterazione determina rimpianto e nostalgia.

Certo, a Radio Radicale hanno trovato una soluzione brillante come solo loro sanno fare per uscire dall’angolo: la voce di Massimo Bordin sarà sostituita, di settimana in settimana, con quella di un altro giornalista a cominciare da quella di Francesco Merlo, uno dei maestri della professione che ho visto citato anche in una difesa legale (“Vende, aliena e trasferisce! Una tripla alla Francesco Merlo, il noto giornalista de La Repubblica…”) e la cui penna – se è vero che la parola uccide più della spada, come si legge nei libri sapienziali – è una sciabola da Assassin’s Creed. E dopo di lui ci sarà Paolo Mieli la cui lucidità storica, oltre che saggistica e articolistica, è stata celebrata spesso dallo stesso Bordin. E poi chissà quanti altri ancora ci saranno tra coloro che da anni ci aiutano a decifrare gli enigmi della politica italiana e del mondo. Ma nonostante questo lascito, che è anch’esso un frutto – che apprezziamo – della perdita di Massimo Bordin, per ora la nostalgia della voce e dell’ironia del Nostro è ancora troppo forte e quando il livello della mancanza diventa eccessivo, c’è un rimedio offerto dalla stessa Radio Radicale. Tutte le edizioni quotidiane di Stampa e Regime sono nel suo smisurato archivio. Si può andare all’indietro in questa macchina del tempo e risentire di Massimo Bordin i toni giovanili, l’inizio di quella tosse, di quegli ansiti, di quegli starnuti che te lo facevano sentire seduto affianco, con i giornali sul tavolo, a tenerti compagnia mentre sorbivi il caffè in cucina e imparavi. Imparavi a non prendere nessuna idea per oro colato, a educarti al dubbio (Dubito ergo sum: si può aggiornare così il Cogito kantiano), ad ascoltare e formarti un’idea tra le tante che ti proponeva prendendole da destra, sinistra e centro; a schierarti, ma sempre con rispetto dell’altro perché, se oggi lui ha torto, su un altro tema potrebbe domani avere ragione; a costruire un mondo aperto e tollerante, rispettoso delle minoranze nell’ambito della casa comune: aperta, democratica e liberale. Imparavi a voler bene a questa complicata Italia, nonostante le sue storture e circonvoluzioni proprio perché c’era la fiducia nel bene supremo del poter parlare e scrivere su ogni e qualsiasi argomento prendendolo da ogni lato possibile e immaginabile, senza censure.

La nostalgia per Massimo Bordin è però oggi acuita e resa insopportabile proprio perché la fiducia su questo valore insopprimibile della libertà di espressione che lui ha incarnato – letteralmente incarnato – è a rischio. La sola idea che qualcuno, dall’alto del potere, abbia concepito l’idea di spegnere Radio Radicale costituisce un attentato a uno dei valori fondanti della democrazia. Non ci riusciranno. Sapremo in ogni caso dare voce a Radio Radicale anche a costo di una tassazione volontaria, come già ipotizzò in un’intervista Enrico Mentana. Ma non sarebbe questa la soluzione coerente con i valori fondanti della Costituzione. I fondi all’editoria sono la garanzia del pluralismo e della tutela delle minoranze che non possono mancare se si ha a cuore la democrazia italiana ed è questo il messaggio che bisogna inculcare in quelle teste che non hanno adeguatamente beneficiato della cultura quando era il momento dello studio.

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