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Il mistero della El Hiblu 1 – Quanto vale la vita di un migrante

 

Cosa c’è realmente dietro al dirottamento della petroliera che per una notte ha fatto bollire i centralini delle autorità italiane e maltesi? Qualcosa in questo caso singolare quanto unico non quadra. Partendo dal salvàtaggio effettuato mercoledì 27 marzo: una giornata di bel tempo in cui i trafficanti mettono in mare almeno 4 imbarcazioni. Ma la cosiddetta guardia costiera libica riesce a riportarne indietro solo due: poi si ferma perché non ci sono altre motovedette disponibili. Per 108 su un’altra imbarcazione si chiede così l’intervento della petroliera battente bandiera Palau, piccolo stato della Micronesia nelle Filippine. Della quarta imbarcazione, non si sa più nulla. La zona in quel momento è sorvolata da quattro velivoli militari dell’ operazione UE Sophia che proprio mercoledì abbandona la missione navale nel Mediterraneo centrale lasciando solo la batteria aerea.

In quelle ore, secondo il racconto fatto dal comandante e dal suo equipaggio, un gruppo di migranti si sarebbe ribellato violentemente quando si sono accorti che la nave che Li aveva salvati li stava riportando in Libia, costringendoli a fare testa coda in direzione Nord con la richiesta di sbarcare in Italia che però rimanda a Malta. La Valletta a quel punto schiera le navi militari e attivà i suoi poco utilizzati gruppi speciali. La nave alla fine entra e i 108 sbarcano. Tre con le fascette ai polsi: sono giovanissimi e vengono dalla Guinea e Costa d’Avorio. Secondo il codice maltese sono accusati di atti di terrorismo per aver preso il controllo della nave e costretto il comandante a virare verso nord con minacce e intimidazioni: un reato che qui prevede pene dai 7 ai 30 anni. Ma gli avvocati che li difendono avrebbero in mano una versione dei fatti che potrebbe ribaltare le accuse. Sotto la lente di ingrandimento la figura del comandante della El Hiblu1, un 40enne libico che come la nave si chiama Nadel El Hiblu. Poche ore dopo il soccorso avverte via radio del dirottamento sotto minaccia ma al suo arrivo a Malta avrebbe confessato un’altra versione dei fatti al collega della Ong Lifeline da mesi sequestrata per una vicenda simile nella stessa banchina dove si trova fermo per accertamenti il mercantile libico. Al collega confessa che avrebbe virato la a nord impietosito dalla disperazione dei migranti alla vista delle coste libiche. Inoltre, la nave all’interno non aveva carico a parte la zavorra. Mentre si sta verificando se davvero due motovedette libiche hanno “accompagnato” la El Hiblu1 fino alle acque internazionali. E se davvero fosse vero, c’è da chiedersi il senso di questa “scorta” libica ad un tanker con vittime di traffico di esseri umani che ha la compagnia con sede a Tripoli e personale libico a bordo.

Di certo c’è che i militari delle forze speciali maltesi quando salgono in pieno assetto non trovano alcuna resistenza da parte dei dirottatori.
Le indagini della procura maltese potrebbero riservare sorprese. Ma c’è un incontrovertibile dato di fatto: quello che altri immigrati arrivati illegalmente dalla Libia ci dicono a volto coperto fuori dal centro di accoglienza chiuso di Marsa, dove vengono portati tutti i nuovi arrivati per la registrazione e i controlli di rito.
“Noi neri siamo per i libici come oro… – ci dice un ragazzo somalo. E un altro ci conferma che la rete dei trafficanti è come un’enorme ragnatela che invischia tutta l’Europa. Chi arriva dall’Africa in Sicilia trova scafisti e passeurs che lautamente pagati ti portano dove vuoi.
“C’è in Sicilia una persona che se paghi duemila euro ti porta dalla Sicilia in Francia o a Malta” .
Quando gli chiediamo se sono italiani o stranieri ci risponde che non può dire di più: “È una persona ….e io se parlo ancora con voi rischio la vita”

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