Comprendiamo la rabbia di Péter Magyar. Quando l’informazione pubblica viene piegata per anni a strumento di propaganda, la reazione è inevitabile. Ma proprio per questo, oggi serve lucidità politica: la sospensione dei notiziari della televisione pubblica può essere solo temporanea, strettamente limitata al tempo necessario per varare una riforma seria e credibile del sistema dei media.
Il punto non è chi controlla oggi la televisione pubblica, ma garantire che nessuno la controlli domani. L’errore da evitare è passare da un sistema di propaganda governativa a un sistema dominato da oligopoli mediatici o da interessi privati che potrebbero diventare, domani, nuovi centri di potere politico. Non si difende il pluralismo sostituendo un monopolio con un altro.
L’EMFA nasce esattamente per questo: garantire l’indipendenza editoriale dei media, la trasparenza della proprietà e proteggere i servizi pubblici da interferenze politiche. Non è un principio astratto, è una bussola concreta per riformare il sistema dell’informazione in tutta Europa.
L’Ungheria oggi ha un’occasione: riallinearsi agli standard europei dopo anni di criticità. La procedura di infrazione già avviata dimostra che non si tratta più di raccomandazioni politiche, ma di obblighi giuridici. Servono regole chiare sulla governance dei media pubblici, nomine indipendenti, finanziamenti stabili e protetti, e garanzie effettive contro ogni forma di pressione politica o economica.
La credibilità democratica si misura anche da qui: dalla capacità di costruire un servizio pubblico che non sia né del governo né dell’opposizione, ma dei cittadini. La transizione è delicata: proprio per questo deve essere guidata da principi europei, non da logiche di rivalsa.
La domanda è semplice: vogliamo davvero un’informazione libera, o solo un’informazione diversa da quella di ieri? È su questo che si gioca il futuro democratico dell’Ungheria
