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Salvini-Diciotti. La proposta del relatore di negare l’autorizzazione è palesemente infondata

 

Come è noto, 177 migranti furono costretti nell’agosto 2018 a rimanere per molti giorni sulla nave della guardia costiera “Diciotti”, attraccata al porto di Catania, a seguito dell’ordine impartito dal ministro degli Interni Salvini che vietò loro di scendere prima che l’Europa non avesse deciso di distribuirli nei Paesi membri. Il Tribunale dei ministri di Catania, territorialmente competente, ha chiesto al Parlamento l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro per il reato di sequestro di persona aggravato.

Il ministro dell’Interno, che in un primo momento aveva dichiarato di essere pronto a farsi processare, ha improvvisamente cambiato idea rivendicando che “aveva agito per la tutela nell’interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo” e che, quindi, la “richiesta di autorizzazione a procedere doveva essere negata”, ai sensi dell’art. 9 comma 3 L. Cost. n° 1, 1989.
In difesa del Salvini, sono intervenuti sia il “premier” Conte che il “V. premier” Di Maio e il Ministro delle infrastrutture Toninelli che hanno inviato alla Giunta per le autorizzazioni memorie con le quali rivendicano una responsabilità collegiale del governo in ordine alla vicenda “Diciotti”.

Giovedì scorso, il presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato, l’ineffabile on. Maurizio Gasparri, anche relatore della pratica, ha proposto di negare l’autorizzazione assumendo che il ministro aveva agito per “finalità di governo” e che la valutazione del Parlamento non si può estendere alla “scelta dei mezzi” con cui il governo persegue l’interesse pubblico. Nello stesso tempo ha disposto di inviare al Tribunale dei ministri le due memorie di “corresponsabilità politica” redatte, rispettivamente, da Conte e dai due ministri Di Maio e Toninelli, definendo tale “mossa”, “geniale e istituzionalmente irreprensibile”.

In proposito, va, innanzitutto, ribadito che in questo contesto è impropria l’assunzione di responsabilità del “premier” Conte ed il riferimento ad una posizione collegiale che sarebbe stata assunta dal governo dal momento che un provvedimento che avesse riguardato specificamente la nave “Diciotti” doveva essere assunto con formale delibera del consiglio dei ministri, a meno che non si voglia impropriamente ritenere che la volontà di Conte, Di Maio e Toninelli, oltre che di Salvini, rappresenti la volontà dell’intero governo. Ora, nella specie, non vi era stata alcuna deliberazione del Consiglio che riguardasse specificamente la vicenda della nave “Diciotti” e ne indicasse modalità di gestione e di attuazione, cui il Ministro degli Interni avrebbe, poi, dovuto dare esecuzione.
Altrettanto improprie e manifestamente infondate sono le iniziative del Gasparri il quale, da un lato ritiene che il Salvini abbia agito per “finalità di governo” e, dall’altro, invia le memorie di Conte, Di Maio e Toninelli al Tribunale dei ministri avendo costoro assunto una corresponsabilità collegiale nella vicenda “Diciotti”. È evidente, quindi, che la trasmissione degli atti in questione appare strumentalmente rivolta a fini politici per esporre il governo gialloverde a future e prevedibili fibrillazioni giudiziarie.
Ma, la proposta del relatore di negare l’autorizzazione è, anche, palesemente infondata.
Nel caso della “Diciotti”, non è affatto vero che debba essere valutato “l’interesse pubblico di governo” come dice Gasparri e limitarsi a verificare se esso fosse l’obiettivo del Salvini. Il procedimento penale a carico del Salvini riguarda, invece, le modalità (improprie e illecite) con le quali è stata gestita dal ministro la vicenda “Diciotti”. Ciò, innanzitutto, con riguardo alla circostanza che i 177 migranti si trovavano su una nave italiana, addirittura della guardia costiera impegnata in un’operazione di salvataggio, e che essi si sono trovati, per giorni e giorni, ammassati, sotto il sole, sulla tolda della nave, in condizioni disumane. Certamente il ministro non aveva il potere di impedire lo sbarco dei minori non accompagnati che ivi si trovavano dal momento che la legge Zampa stabilisce “il divieto di respingimento di minori non accompagnati”.

Invero, la “linea politica del governo” non può mai essere svincolata dai mezzi con cui, in concreto, essa venga, poi, realizzata.
In sostanza, non è in discussione “la salvaguardia della funzione di governo” (come, ancora, impropriamente dice il Gasparri) in tema di migrazione ma il comportamento attuativo del ministro che ha posto in essere un abuso continuato in atti di ufficio, invadendo sfere di competenza di altri ministri ed esautorando di fatto sia il governo che lo stesso Presidente del Consiglio e gestendo direttamente in prima persona la vicenda “Diciotti” in violazione di precise disposizioni di leggi costituzionali, ordinarie ed internazionali.
Ne consegue che nella ricostruzione di Gasparri manca completamente quale sia il bilanciamento costituzionale tra le finalità pubbliche perseguite e i diritti che, in concreto, sono stati compressi con le iniziative del Salvini. Si arriverebbe, in tal modo, all’assurdo che il fine giustifica i mezzi nel senso che, se il fine è politico, qualsiasi modalità può essere adottata in violazione di diritti fondamentali costituzionalmente garantiti.
In questa situazione, del tutto incoerente si appalesa la posizione del Di Maio (e del M5S) che, in un primo momento, aveva dichiarato di essere favorevole all’autorizzazione perché è nel DNA del “Movimento” aderire alle richieste dei magistrati che intendono procedere contro politici; poi, ha redatto la memoria a sostegno della tesi del Salvini. In tale equivoco contesto, la maggior parte dei senatori “grillini” facenti parte della Giunta, primo fra tutti il capogruppo Gianrusso, si erano orientati verso il diniego dell’autorizzazione ritenendo che il caso “Diciotti” fosse un caso molto diverso dalle “normali” autorizzazioni a procedere; oggi, dopo il crollo alle elezioni regionali dell’Abruzzo – non sapendo cosa fare e non volendo assumersi responsabilità che potrebbero avere un effetto devastante nei confronti dell’elettorato “grillino” – hanno deciso di affidarsi alla tanto conclamata “rete” che, da tempo, è stata, però, completamente obliterata essendo state tutte le decisioni adottate – in contrasto con il principio di democrazia diretta dal “Movimento” sempre rivendicato – dai vertici del “Movimento” stesso e, cioè, dal solo Di Maio. Si impongono, allora, alcune domande: Potrà e vorrà la “rete” votare una decisione in contrasto con la memoria difensiva del suo capo politico? E si renderà mai conto il Di Maio dell’assoluta inopportunità di cumulare le funzioni di “leader” del “Movimento” e di V. premier, che andrebbero, invece, tenute nettamente distinte per evitare continue ingerenze – come anche per la vicenda della nave “Diciotti” – del governo nell’attività parlamentare del “Movimento”?

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