Sei qui:  / Blog / Qualcuno fermi Grillo. Elogia perfino Bismarck

Qualcuno fermi Grillo. Elogia perfino Bismarck

 

Con Casaleggio è l’autore del reddito di cittadinanza. La Ue annuncia che rivedrà le stime di crescita dell’Italia, sorvegliata speciale anche al Forum di Davos

Di Alessandro Cardulli

Davos alla ribalta, Alpi svizzere, Cantone dei Grigioni, località sciistica popolare ma nei giorni del World Economic Forum puoi incontrare per strada i paperoni, miliardari che più di così non si può, capi di Stato, di governo, ministri che tengono le redini della economia mondiale, banchieri, esponenti della Finanza mondiale, enti ed associazioni come il Fondo monetario che, con le loro ricerche e previsioni orientano economia e finanza, giornalisti giunti da ogni parte del mondo. Prima una passeggiatina nelle stradine tipiche dei paesi di montagna, poi tutti insieme nel centro conferenze in cui ha luogo l’annuale Forum giunto alla 49esima edizione. Tutti insieme, appassionatamente, forse no, perché per taluni sarà un’amara esperienza. Ben tremila persone invitate, per l’Italia il presidente del Consiglio Conte, il ministro del Tesoro Tria cui è affidata la partecipazione a conferenze e dibattiti. Dovrebbe essere della partita anche il ministro Moavero, che si occupa di Europa. Non è certa la sua partecipazione, visto che potrebbe essere impegnato  a riallacciare un rapporto con la Francia e, magari, riferire al Parlamento. Il grande assente sarà il presidente Usa, il quale ha ritirato anche la delegazione, causa lo “shutdown” il blocco del Bilancio Usa che Trump vuole impegnare nella costruzione del muro  che separi gli Usa dal Messico. Assenti anche  la premier britannica May, in altre faccende, leggi Brexit, impegnata, e il presidente della Francia, Macron, alle prese con i giubbetti gialli. Tema di discussione: la globalizzazione. Ce n’è per tutti i gusti con ben 400 panel. Ma le attese principali riguardano le previsioni sul futuro dell’economia mondiale, dell’Europa in particolare, che ci riguarda da vicino.

Anche l’Ocse, dopo Bankitalia e Fmi, rivedrà la stime di crescita dell’Italia

Molto atteso l’intervento della presidente del Fondo monetario internazionale, Lagarde e del segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria che potrebbe rivedere al ribasso le stime del Pil italiano. Ai giornalisti che gli ponevano la domanda ha risposto: “Forse sì, vedremo”. L’Ocse ha già tagliato le stime del Pil nel 2018 riducendole dello 0,2. L’Italia, malgrado le infelici battute di Di Maio e Salvini sulle previsioni al ribasso rese note da Bankitalia  e confermate dal Fmi, Pil con un misero +06, resta il sorvegliato speciale. Nel corso della riunione dell’Eurogruppo Tria ha appreso che ancora è aperta la discussione sul perché non sia stata deciso per l’Italia l’avvio della proceduta di infrazione per debito eccessivo. Il problema l’ha posto il ministro delle Finanze olandese Wopke Hoesktra che ha annunciato di volere chiarimenti sull’accordo trovato con Roma sulla manovra. Ma il clima nei confronti dell’Italia non era dei migliori, tanto che Moscovici, il Commissario Ue agli affari economici, ha risposto che tutto era stato regolare, ma ha anche dato l’annuncio che la Commissione si appresta a rivedere le stime di crescita dell’Italia. Anche l’Ocse potrebbe rivedere al ribasso le stime del Pil italiano, dopo averlo già fatto lo scorso novembre. La prossima occasione sarà nel mese di marzo, quando renderà pubbliche le nuove stime. C’è da dire che l’Ocse ha già tagliato le stime del Pil italiano riducendole dello 0,2% sia nel 2018 sia nel 2019. Moscovici e il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno hanno difeso l’accordo sottoscritto con l’Italia, “un grande lavoro, con negoziati molto buoni anche se non facili. Siamo passati da una deviazione strutturale dello 0,8% a una deviazione strutturale uguale a 0. Abbiamo anche rivisto in modo più credibile le previsioni di crescita del Paese. L’obiettivo di deficit per il 2019 è stato ridotto dal 2,4 al 2,0%”. Poi l’annuncio che mette di malumore il ministro Tria.

Moscovici. Monitoreremo attentamente il programma di stabilità

Dice Moscovici: “Seguiremo l’esecuzione del bilancio” dell’Italia. “Stiamo monitorando ancora molto da vicino la situazione. L’esecuzione come sempre è l’elemento chiave, quindi monitoreremo attentamente il programma di stabilità dell’Italia, perché abbiamo ancora preoccupazioni non solo per il 2019, ma anche per il 2020 ed il 2021”. Annuncia la revisione delle previsioni. “Durante il negoziato con l’Italia – dice – siamo tornati a stime più realistiche e adesso il Fondo monetario internazionale, che è una istituzione seria, ha rivisto le proprie stime: posso dire solo che rivedremo le nostre, un po’ di pazienza”. Insomma, siamo sorvegliati speciali. Moscovici ha poi definito le dichiarazioni di Di Maio contro la Francia “indesiderate, ostili, molto inappropriate e perfino assurde. Gli statisti dei due Paesi dovrebbero lavorare per un avvicinamento. Ogni scontro è un peccato”.

Il comico stellato. Reddito di cittadinanza, manovra più grande nella storia italiana

Una risposta, assurda, incredibile, arriva da Beppe Grillo che ha inviato il suo intervento via Skype alla iniziativa  organizzata dal Movimento 5 Stelle per celebrare il reddito di cittadinanza. Ne abbiamo sentite delle belle, si fa per dire, perché nel corso della manifestazione si è superato ogni limite di decenza. Grillo ha affermato che  si tratta della manovra “più grande nella storia del Paese”. Il fondatore del Movimento 5 stelle afferma che il reddito di cittadinanza “è una scelta straordinaria per estirpare la povertà e la miseria, una manovra economica straordinaria”. E richiama addirittura Bismarck “quello che ha inventato il welfare, quello che ha creato l’Inps. La sua – dice – era una scelta politica intelligente, ecco perché andava contro i socialisti. Così come noi andiamo contro la sinistra e queste destre”. Ridicolo il richiamo a Bismarck. Ma svela di che pasta è fatto il comico, il quale fa sapere che “il reddito di cittadinanza  è partito da me e Casaleggio”. Poi la raccomandazione: “Non fatevi infinocchiare dalla comunicazione, andateci giù pesante”.

Gino Strada. Siamo governati da una banda metà fascisti metà coglioni

Un commento? Impossibile. Anzi no. Ci pensa Gino Strada, fondatore di  Emergency, su Radio Capital. Riferendosi ai migranti afferma:  “Gli esseri umani non sono sacchi di patate. Ma dico siamo impazziti? Questo è un mondo di barbari. Qui stiamo tornando con le stesse logiche di tempi che speravamo non dovessero più ripresentarsi. Questa idea di una Europa che si chiude con muri è un’idea che ha un nome molto chiaro: l’idea della fortezza Europa è un’idea hitleriana”. Dopo aver chiamato in causa anche il governo precedente e il precedente ministro degli Interni, parla del Movimento 5 stelle sulla linea di Salvini e afferma: “E’ un segnale, terribile. Quando alla fine si è governati da una banda dove una metà sono fascisti e l’altra metà sono coglioni non c’è una grande prospettiva per il paese”. Commenti? Strada non si commenta, lo si prende così com’è.

Da jobsnews

 

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con (*).

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.