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Decreto sicurezza: Salvini impone la fiducia anche alla Camera e sarà legge dello Stato

 

M5S subalterni a questa vergogna. La protesta di Cgil, Cisl, Uil, Libera, Anpi e decine di associazioni

Di Pino Salerno

Il voto sulla fiducia posta dal governo sul decreto sicurezza inizierà domani alle 17,10. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. In Aula domani a partire dalle 15.45 si svolgeranno le dichiarazioni di voto sulla fiducia. Alle 17.10, invece, inizierà la prima chiama sulla fiducia. Il voto finale sul provvedimento, che quindi diventerà legge, si potrebbe svolgere – spiegano fonti di maggioranza – già nella serata di domani, dopo il voto sulla fiducia. Ma potrebbe anche slittare a mercoledì mattina: tutto dipenderà dal numero degli ordini del giorno che saranno presentati entro domani alle 10. Per questa ragione, la Lega ha chiesto alla presidenza della Camera di metter fine al dibattito generale in Aula, nonostante fossero iscritti a parlare ancora 48 deputati. Una provocazione antidemocratica subito raccolta da Emanuele Fiano che esplode: “La maggioranza chiede lo stop alla discussione generale e vuole mettere la fiducia su un provvedimento su cui non c’è nessun ostruzionismo da parte delle opposizioni, e lo fa per questioni politiche tutte della maggioranza. Si sta completando il black Friday, il giorno degli sconti, con la compensazione tra Di Maio e Salvini. State trasformando il Parlamento in un votificio, ne avete paura, state restringendo gli spazi democratici di questa legislatura”.

Nugnes, senatrice M5S, fa autocritica: “saremmo saliti sui tetti contro questo decreto”

“Cosa avremmo detto e fatto noi ieri di fronte ad un provvedimento tecnicamente sbagliato, umanamente devastante, pregiudizialmente anti costituzionale?”, scrive la senatrice del Movimento 5 Stelle, Paola Nugnes, nel giorno in cui il governo ha posto la fiducia. “Un provvedimento imposto per ideologia, per bandiera, che avrà conseguenze gravi sulla sicurezza dei cittadini italiani, sugli stranieri, sul lavoro regolare, incrementando il lavoro nero, che non risolve nulla delle cose che dichiara di voler risolvere ma che crea, si sa, è dimostrato dai dati, è denunciato da tutte le parti, molti problemi in più”. Un provvedimento, continua la Nugnes, “che smantella e distrugge la vita di intere comunità di gente con un nome ed un cognome, con delle vite, delle storie, la rete del Welcome che tanto bene ha fatto all’Italia dei piccoli comuni. Un provvedimento che andrà ad incidere negativamente sull’economia reale e diffusa, quella che ci piace tanto, quella del “un euro nell’economia reale è un moltiplicatore economico”, che riguarda il reddito di oltre 12 mila persone che nell’accoglienza ha investito il proprio lavoro. Cosa avremmo fatto o detto noi ieri? Su quali tetti saremmo a denunciare? Dovremmo davvero tutti rimetterci alla pronuncia della Corte Costituzionale?”.

Fratoianni, leader di Sinistra Italiana: “gli applausi dei deputati M5S al voto di fiducia fanno immensa tristezza”

“Come prima, più di prima, peggio di prima: ovvero il governo Salvini-Di Maio. Mettono la fiducia, come facevano il Pd e i governi Renzi e Gentiloni, infischiandosene del Parlamento: hanno paura che le loro leggi o siano bocciate o siano migliorate nelle aule”, scrive su twitter il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni. “E impedendo così – prosegue il leader di SI – il confronto in Parlamento permettono che vengano approvate leggi incostituzionali, inutilmente feroci, che produrranno solo guasti sociali, odio e paura. E gli applausi dai banchi del M5S alla richiesta del voto di fiducia – conclude Fratoianni – fanno solo una immensa tristezza…”.

Delrio, capogruppo del Pd alla Camera: “si impedisce la libera discussione in Parlamento per questioni politiche interne”

“La richiesta di fiducia non ha mai avuto motivazioni così chiare come quelle che sono alla base di quella sul decreto Sicurezza. Dopo il ritiro degli emendamenti in commissione da parte nostra, dopo la dimostrata inesistenza di rischi di dilatazione dei tempi per il voto finale, la necessità di chiudere la bocca alle considerazioni dei deputati cinquestelle che in questi giorni hanno manifestato le loro critiche al provvedimento resta l’unico motivo per cui è stato bloccato il confronto in Aula. Si impedisce la libera discussione in Parlamento per questioni politiche interne alla maggioranza e per consentire che lo scambio di favori tra i partner della maggioranza vada in porto senza rischi per i contraenti. Ciò è ancora più grave perché avviene su misure che ledono i fondamentali diritti delle persone e finiscono per aumentare l’insicurezza dei cittadini”, ha dichiarato il presidente dei deputati Pd Graziano Delrio.

Libera, Cgil e le associazioni del volontariato nel sit in a Montecitorio: “Fermatevi e cambiate il decreto”

Durissima anche l’opposizione sociale al cosiddetto Decreto sicurezza. Mentre infatti il governo comunicava alla Camera la decisione di andare verso il voto di fiducia, decine di associazioni, con Cgil, Cisl e Uil, hanno tenuto un sit in a Montecitorio, col quale hanno voluto lanciare soprattutto ai 5Stelle il monito a non votare il decreto, in particolar modo sul tema molto delicato dell’attribuzione dei beni confiscati alla mafia. Infatti, scrive Libera, “con l’esame del Decreto sicurezza oggi alla Camera dei Deputati, il Parlamento si accinge a modificare la legge n. 109/96 e il successivo codice antimafia sulla confisca dei beni ai mafiosi e ai corrotti. Grazie a questa disposizione sarà possibile per la prima volta in Italia la vendita dei beni immobili confiscati ai privati, una modifica sostanziale rispetto ai principi del loro riutilizzo per finalità pubbliche e sociali. Nel 1995 furono raccolte più di un milione di firme che spinsero la legge 109/96 verso un’approvazione all’unanimità, affermando il principio che il ‘maltolto’ divenisse il motore per il riscatto sia economico che sociale dei territori. Con questa modifica si mette seriamente a rischio questa possibilità. Svendendo i beni confiscati non si fa altro che favorire i clan, che potrebbero riacquistare i beni tramite prestanomi e riciclando i patrimoni e le ricchezze accumulate illecitamente”. Nella nota, Libera esprime preoccupazione e contrarietà sull’ipotesi della vendita di beni confiscati alle mafie previsto nel decreto sicurezza. Per chiedere al Parlamento e al Governo di fermarsi e rivedere il Decreto sicurezza, aprendosi al confronto e al dibattito, l’associazione, insieme con Anpi, Acli, Arci, Avviso Pubblico, Legambiente, Cgil, Cisl, Uil, Link Coordinamento universitario, Unione degli Studenti e Rete della Conoscenza hanno promosso nel pomeriggio in Piazza Santi Apostoli, un presidio pubblico. Secondo gli ultimi dati dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, ricorda Libera, sono 17.387 ancora le unità immobiliari in attesa di destinazione. 5.812 in Sicilia, 2.465 in Campania, 2.028 in Calabria, 1.798 in Lombardia, 1.268 nel Lazio, 1.038 in Puglia, 770 in Piemonte, 626 in Emilia Romagna e gli altri nel resto d’Italia.

Da jobsnews

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