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Indivisibili, il 10 novembre e anche dopo…

 

Lo scorso 13 ottobre le tsrade di Berlino sono state pacificamente invase da decine di migliaia di persone che hanno animato la manifestazione “Unteilbar” (Indivisibili) contro il razzismo, la xenofobia e le politiche securitarie propugnate principalmente da CDU-CSU e dal movimento di estrema destra Alternative fur Deutschland (AFD), ma declinate anche da una certa sinistra populista e sovranista, rappresentata dal nuovo movimento Aufstehen (letteralmente: alzarsi), guidato da un importante dirigente della Linke, Sarah Wagenknecht, moglie dell’anziano esponente della sinistra tedesca Oskar Lafontaine. Alla manifestazione hanno preso parte quasi 250.000 persone, sorprendendo gli stessi organizzatori, che si aspettavano non più di 40.000 partecipanti.

In  Italia, di questa imponente mobilitazione si è saputo poco o nulla, in virtù della mancata copertura dei media mainstream, ma quell’iniziativa ha dato vigore ad un percorso avviato nel nostro Paese già da qualche settimana, finalizzato alla costruzione di una manifestazione nazionale contro il razzismo dilagante e particolarmente centrata sull’opposizione al “Decreto Salvini”, individuato come elemento centrale della cultura reazionaria presente nel governo giallo-verde.

Dalla prima assemblea di settembre è nato un appello che, nel giro di poche settimane, ha raccolto centinaia di adesioni, individuali e collettive, arrivando così ad una nuova assemblea nazionale, tenutasi a Roma lo scorso 14 ottobre, il giorno successivo alla manifestazione berlinese, della quale si è deciso di mutuare il titolo, appunto “Indivisibili”. In quella riunione, si è stabilito di convocare una manifestazione nazionale a Roma, su una piattaforma inclusiva, che ha assunto anche tematiche non strettamente legate all’antirazzismo, come l’opposizione al cosiddetto Decreto Pillon, una revisione del diritto di famiglia che, secondo l’ONU, conterrebbe “Disposizioni che potrebbero comportare una grave regressione, alimentando la disuguaglianza e la discriminazione basate sul genere, e privando le vittime di violenza domestica di importanti protezioni”. Di seguito, il breve testo approvato dall’assemblea.

10 NOVEMBRE, MANIFESTAZIONE NAZIONALE: “UNITI E SOLIDALI CONTRO IL GOVERNO, IL RAZZISMO E IL DECRETO SALVINI”

È il momento di reagire, mobilitarsi e unirsi contro gli attacchi del governo, a cui Minniti ha aperto la strada, contro l’escalation razzista e il decreto Salvini che attacca la libertà di tutte e tutti.

Per il ritiro immediato del Decreto immigrazione e sicurezza varato dal governo. NO al disegno di legge Pillon. 

Accoglienza e regolarizzazione per tutti e tutte. 

Solidarietà e libertà per Mimmo Lucano! Giù le mani da Riace e dalle ONG. 

Contro l’esclusione sociale. 

No ai respingimenti, alle espulsioni, agli sgomberi. 

Contro il razzismo dilagante, la minaccia fascista, la violenza sulle donne, l’omofobia e ogni tipo di discriminazione.
Per queste ragioni convochiamo una MANIFESTAZIONE NAZIONALE pacifica, solidale, accogliente e plurale per sabato 10 novembre a Roma.


Piattaforma approvata dall’assemblea antirazzista del 14 ottobre a Roma

La convocazione sta vedendo crescere di giorno in giorno le adesioni di associazioni, movimenti, forze politiche, artisti, intellettuali e semplici cittadini. Fra le organizzazioni, citiamo l’ Associazione Antirazzista e Interetnica “3 febbraio”, numerose associazioni per i diritti dei Rom, l’associazione Senzaconfine, Ya Basta!, i volontari del Baobab di Roma, la Campagna LasciateCIEntrare, il Centro di accoglienza “don Lorenzo Milani” di Vicofaro-Pistoia, circoli ARCI e ANPI, centri sociali del Nord Est e di altre regioni, comunità e associazioni bengalesi, eritree, iraniane, palestinesi, senegalesi, siriane e srilankesi, sindacati di base, organizzazioni femministe, forze politiche come Dem.A. (il movimento che fa capo a Luigi De Magistris), il Partito della Rifondazione Comunista, Potere al Popolo, Sinistra Anticapitalista e il partito del Sud, ONG come Proactiva Open Arms, la Rete delle Città in Comune, i Sentinelli di Milano, collettivi studenteschi e moltissime altre sigle. Per quanto riguarda le numerosissime adesioni individuali e di artisti, segnaliamo quelle di Ascanio Celestini, degli Assalti Frontali, di Citto Maselli, Daniele Sepe, Eugenio Bennato, i Modena City Ramblers, Yo Yo Mundi, di Don Stefano Bonatti (parroco della chiesa San Giustino a Roma), dell’europarlamentare Eleonora Forenza, di Luigi De Magistris, Luisa Morgantini e diversi dirigenti della CGIL, come Piero Soldini. Altre adesioni sono attese e arriveranno nei prossimi giorni, per quella che si annuncia come una giornata importante, che ha tutte le caratteristiche per segnare l’avvio di un’inversione di tendenza nel dibattito politico e culturale del nostro Paese. Un dibattito attualmente dominato da espressioni populiste, neonazionaliste e razziste che fanno leva su paure e sentimenti irrazionali, alimentandosi di intolleranza verso la democrazia e di denigrazione degli avversari, come hanno plasticamente dimostrato le sprezzanti dichiarazioni della sindaca di Roma, Virginia Raggi, nei confronti di una manifestazione di cittadine e cittadini esasperati dal degrado in cui l’amministrazione pentastellata ha precipitato la Capitale, assediata dai rifiuti, percorsa da ogni sorta di animali (ratti, gabbiani, cinghiali, in attesa dei coccodrilli), deturpata dalle buche stradali e da una rigogliosa vegetazione spontanea che invade anche i marciapiedi, orfana di interventi sociali e in cui anche prendere un autobus o un treno della metropolitana è diventato un’avventura degna di Indiana Jones.

Nell’assenza, da più parti rilevata, di un’opposizione politica e parlamentare credibile, la manifestazione del 10 novembre – partecipata anche da Articolo 21, in nome delle legittime preoccupazioni per i continui attacchi governativi alla libertà di espressione – potrà rappresentare un punto di svolta, a condizione, naturalmente, che non si sia “Indivisibili” solo per quella giornata, ma si mostri, nei giorni e nei mesi successivi, la capacità di portare quei contenuti nei cuori e nelle menti oggi ottenebrate da un “pensiero” dominante indegno di un Paese che ha conquistato la democrazia impugnando le armi e resistendo fino alla vittoria contro il nazifascismo.

 

Germano Monti

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